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Costrette a vivere come clochard
Maria Letizia e Roberta Montoro

La storia delle sorelle Montoro: per un debito di circa 7mila euro le sottraggono un patrimonio di oltre 4 milioni

Anche le loro vite, come quelle di Mauro e Teresa, sono finite all’asta. E anche loro finite nel giro infernale delle esecuzioni immobiliari. Tutto accade ad Aprilia, in provincia di Latina. Una vicenda anche questa dai contorni oscuri che conducono a personaggi già coinvolti in faccende di mafia. Da giorni, insieme alla loro avvocata, sono in presidio a Roma sotto i palazzi del potere per essere ascoltate e far valere i loro diritti. E da tempo vivono per strada. La storia, come sempre in questi casi, sotto l’aspetto giuridico è molto complessa e tocca diversi punti che sarebbe lungo e complicato affrontare tutti e con la dovuta chiarezza. Perciò – ci spiega l’avvocata –  vi sintetizzo i passaggi salienti di un percorso davvero paradossale.

LA STORIA

Maria Letizia e Roberta sono due sorelle che oggi vivono per strada perché non hanno nemmeno i soldi per mangiare, vestirsi e affittare un tetto. Avevano un debito di circa 7mila euro con una concessionaria automobilistica, hanno pagato 10mila euro, ma avevano ancora un debito di 3,9mila euro di cui non sapevano l’esistenza. Il loro avvocato dell’epoca non le aveva informate. E qui comincia il calvario e il lavoro dei soliti sciacalli pronti ad afferrare la preda.

Qualcuno aveva deciso di prendersi le loro proprietà

Il debito riguardava una rata per l’acquisto di un’automobile, 7,5 mila euro. Per questo subiscono un’esecuzione immobiliare di 4 appartamenti e due locali. Come si fa in questi casi, le donne propongono la conversione del pignoramento e versano 10mila euro, comprensivo delle spese. La conversione del pignoramento immobiliare è la facoltà concessa al debitore di sostituire l’immobile pignorato con una somma di denaro. Questo permette di liberare il bene dal vincolo ed evitare l’asta giudiziaria. Ma il giudice dell’esecuzione del tribunale di Latina non sospende le operazioni di vendita. E va avanti.

Il trattamento sanitario coatto

Ad un certo punto della storia qualcuno avrebbe provato a farle rinchiudere in una struttura psichiatrica. Le sorelle subiscono un trattamento sanitario coatto. Le visitano e ne escono immediatamente senza diagnosi di problemi psichiatrici e con tante scuse: sono del tutto sane di mente.

L’eredità giacente

Mesi dopo, siamo nel 2021, l’avvocato di un creditore intervenuto fa istanza al tribunale per la nomina di un curatore dell’eredità giacente. Che cos’è l’eredità giacente? E’ una situazione giuridica temporanea che si verifica quando il patrimonio di una persona defunta rimane privo di tutela perché i chiamati all’eredità non l’hanno ancora accettata o non ne hanno il possesso. Peccato però che l’eredità giacente non è mai esistita.

Chi vuole appropriarsi del patrimonio delle sorelle Montoro?

I compratori dei lotti della palazzina, l’unica pignorata per un debito misero, sarebbe gente in qualche modo legata alla compagine mafiosa coinvolta nell’indagine ASSEDIO.L’inchiesta “Assedio” è una vasta operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e della DIA che ha svelato la presenza e l’operatività del clan Forniti e di associazioni criminali collegate nel territorio di Aprilia (LT) e della costa laziale. L’indagine ha portato alla luce un fitto intreccio tra criminalità organizzata, narcotraffico, estorsioni e infiltrazioni nella pubblica amministrazione. Ma bisogna anche dire – aggiunge l’avvocata Anna Maria Caramia, che difende le sorelle Montoro – la vicenda delle signore Montoro erano pendenti al tribunale di Latina al tempo del LOLLO-gate. Uno degli ausiliari, a suo tempo, del giudice Antonio Lollo condannato a 3 anni e 6 mesi con sentenza passato in giudicato, era l’attuale custode e delegato nella questione delle signore MONTORO.

Venduti anche beni non pignorati

Infine, vengono buttate fuori e viene consegnata la palazzina agli aggiudicatari, ma con la palazzina viene consegnato anche il terreno mai pignorato, di ingentissimo valore (circa 1 milione di eruo).

QUALCOSA SI MUOVE

“Il Comitato ARGINE, nato per agire come presidio a tutela della salute pubblica e della legalità nel territorio tra le province di Latina e Roma, ha inviato un comunicato pendendo posizione a tutela dei diritti delle sorelle Montoro.

Da oltre venti giorni – scrivono – le sorelle Montoro, due cittadine oneste originarie di Aprilia, vivono avvolte in coperte termiche d’emergenza, esposte alle intemperie e all’indifferenza della strada. Oggi, Francesca Alessandra Capponi parla a nome e per conto del Comitato Argine, schierandosi con tutto il cuore e con profonda indignazione al fianco dell’avvocatessa Anna Maria Caramia, un legale che sta mettendo l’anima in questa battaglia e che rappresenta l’unica vera voce in difesa del cittadino. Insieme a lei, il Comitato si stringe attorno a queste due donne, private non solo della loro casa di quattro piani, ma persino di tutti gli altri beni di famiglia che non sono mai stati oggetto di pignoramento, vedendosi spogliate della loro stessa vita e della loro dignità di esseri umani.

​Accanto alle già dolorose anomalie procedurali e al trauma profondo di un trattamento sanitario coatto subìto senza alcuna diagnosi psichiatrica successiva, emerge oggi il paradosso più grave, un dettaglio inquietante e inaccettabile che grida vendetta di fronte alla giustizia: il tecnico incaricato ha formalmente richiesto di chiudere il procedimento relativo all’eredità giacente, evidenziando in modo cristallino come non vi siano i presupposti giuridici e di fatto per mantenerlo in vita. Eppure, davanti a questa richiesta tecnica oggettiva, davanti alla verità che potrebbe sbloccare questo incubo, nessuno risponde. Le istituzioni tacciono e i faldoni restano fermi sulle scrivanie, mentre i corpi di due donne si consumano sull’asfalto della Capitale.

​Il Comitato Argine vuole lanciare un appello accorato, affinché questo grido vada oltre una singola e drammatica vicenda: cittadini, uniamoci tutti insieme. Dobbiamo unire le nostre forze per raccogliere ogni singolo caso di ingiustizia e fonderci in un’unica, potentissima voce che non possa più essere ignorata. Non stiamo parlando di una richiesta di elemosina o di sussidi economici, ma di una sacrosanta richiesta di giustizia e verità. Com’è possibile che un intero sistema si muova con chirurgica e spietata velocità quando si tratta di pignorare, svendere e sgomberare, e diventi improvvisamente sordo, cieco e immobile quando persino un tecnico accerta che i presupposti per quell’inferno burocratico non esistono?

​Queste persone sono per strada adesso. Mentre scorrono queste parole, due sorelle che hanno come unica colpa quella di aver creduto nella buona fede e nello Stato stanno guardando il cielo da un marciapiede, private della propria casa, dei propri beni e del proprio futuro. L’appello, lanciato con il cuore in mano e con tutta la fermezza possibile dal Comitato Argine e dall’avvocatessa Caramia, è rivolto alla Presidente del Consiglio On. Giorgia Meloni, al Presidente della Repubblica e ai vertici della Magistratura affinché rompano questo silenzio assordante. Non si può girare lo sguardo dall’altra parte. Restituire una casa, i beni legittimi e la dignità alle sorelle Montoro, ascoltando la voce dei cittadini uniti, significa dimostrare che lo Stato è ancora capace di umanità e che il diritto non è un meccanismo cieco volto a schiacciare le persone, ma uno scudo per proteggerle.”

Le foto della protesta e del presidio a Roma Sorelle MontoroSorelle Montoro Le sorelle insieme all’avvocata e a Teresa Cataldi Sorelle Montoro Altre foto Sorelle MontoroSorelle Montoro