Lo stato di salute della sanità in Basilicata
Dalla spesa al disavanzo, dalle strutture private alla rete ospedaliera: che cosa non funziona e perché
In questo approfondimento proviamo a fornire un quadro generale, seppure sintetico, e quanto più possibile obiettivo, delle condizioni della sanità in Basilicata. Quando i cittadini fanno esperienze negative o di disagio nell’accesso ai servizi per la salute, difficilmente comprendono che i punti di criticità sono spesso connessi. E il quadro critico, nonostante gli sforzi, resta aperto a causa di problemi strutturali mai risolti.
LA SITUAZIONE GENERALE
La spesa sanitaria in Basilicata è caratterizzata da uno stanziamento pubblico che supera 1,2 miliardi di euroannui, destinato a coprire una popolazione ridotta e dispersa. Nonostante la spesa pro-capite si mantenga sotto la media nazionale, il sistema presenta tensioni finanziarie, con un forte disavanzo registrato nella spesa farmaceutica e tetti di spesa vincolati per il privato accreditato. La regione affronta, infatti, criticità nei conti, con un buco nei bilanci che sfiora i 60 milioni di euro, imputabile sia alla spesa diretta che a quella convenzionata.
La famosa Medicina del Territorio stenta a compiersi pienamente. Data la bassa densità abitativa e l’orografia del territorio, il sistema sconta una carenza di servizi di prossimità, facendo registrare un alto ricorso ai costi fuori tasca da parte delle famiglie. Si tratta delle spese pagate direttamente di tasca propria dal cittadino, senza alcun rimborso o copertura anticipata da parte di un’assicurazione sanitaria, di un fondo integrativo o del sistema pubblico.
La rete ospedaliera presenta profonde criticità di natura strutturale, orografica e gestionale, che generano un paradosso: ottimi risultati statistici formali a fronte di forti disagi pratici per i pazienti. Il sistema ospedaliero è storicamente polarizzato tra i grandi ospedali e i piccoli presidi delle aree interne, con carenze di organico che impattano sulla continuità assistenziale e anche sulla qualità e sicurezza delle prestazioni.
I dati ufficiali della Piattaforma Nazionale delle Liste d’Attesa Agenas indicano la Basilicata come una delle regioni più virtuose d’Italia, con il 98,8% delle prime visite speciali erogate entro i limiti massimi previsti dalla legge. Tuttavia, gli analisti evidenziano forti anomalie interne. Tra queste la forzatura delle priorità. In sostanza per garantire che i tempi formali vengano rispettati, i medici tendono a inserire una quantità sproporzionata di prestazioni sotto codici di priorità non urgente e questo sblocca l’appuntamento formale ma congestiona il sistema a valle. Anche le agende chiuse di fatto, incidono sui disagi. Sebbene i tempi medi appaiano rapidi per chi riesce a prenotare, i cittadini denunciano una diffusa impossibilità materiale di accedere al Servizio di Monitoraggio Liste d’Attesa della Regione a causa di agende momentaneamente bloccate o non aggiornate in tempo reale.
Particolare importanza critica assumono l’orografia e la frammentazione del territorio. La bassa e frammentata densità abitativa della regione, unita a collegamenti stradali carenti, rende gli ospedali periferici come Villa d’Agri, Lagonegro, Melfi o Policoro difficili da raggiungere per le comunità montane.
Il ritardo accumulato nell’attivazione delle strutture di prossimità intermedie scarica l’intera domanda di salute sui pronto soccorso dei grandi hub ospedalieri. La Regione sta cercando di correre ai ripari con l’attivazione e la messa in esercizio delle Case della Comunità finanziate con fondi Pnrr, entro i tempi prestabiliti.
La carenza cronica di personale e la fuga dei medici è un’altra delle criticità che affligge la rete ospedaliera. Gli ospedali lucani soffrono di un ridotto rapporto tra medici e pazienti rispetto al nord Italia. Molti concorsi pubblici per specialisti (in particolare pediatri, ortopedici e medici d’urgenza) vanno deserti, forzando i presidi minori a esternalizzare i servizi a cooperative di “medici gettonisti” o a ridurre i turni di guardia attiva. A ciò si aggiunge lo stress da sovraccarico di lavoro che si riflette sul clima all’interno delle strutture. Non mancano episodi di aggressione, anche fisica, ai danni del personale medico e infermieristico
Le criticità strutturali della rete ospedaliera interna si traducono in un tasso di mobilità passiva verso le regioni limitrofe (Puglia, Campania e Lombardia in primis) tra i più alti d’Italia. I pazienti lucani preferiscono viaggiare e curarsi fuori regione per interventi di media e alta complessità, drenando risorse preziose dal bilancio del Servizio Sanitario Regionale a tutto svantaggio degli investimenti tecnologici locali.
DISAGI E CRITICITÀ NEL SISTEMA DELLE PRENOTAZIONI
Le procedure di prenotazione tramite il Centro Unico di Prenotazione (Cup) presentano una serie di criticità strutturali e organizzative che influenzano l’accesso dei cittadini alle prestazioni sanitarie. Nonostante i recenti dati positivi dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) evidenzino un elevato tasso di rispetto formale dei tempi di attesa ministeriali, nell’utilizzo quotidiano si riscontrano particolari disagi e non solo per le linee sovraccariche. Gli utenti segnalano frequenti blocchi delle linee o lunghi tempi d’attesa telefonici. Il sistema invita periodicamente a richiamare a causa del picco di traffico. Ma ritorna anche in questo caso il problema delle Agende chiuse. Sebbene formalmente vietata, si rileva la pratica di bloccare temporaneamente le agende di prenotazione per specifiche visite specialistiche ed esami diagnostici complessi. Ciò impedisce al Cup di assegnare una data. L’altra criticità riguarda l’anomalia delle priorità cliniche. Una recente analisi giornalistica del Post ha evidenziato come l’ottima performance formale della Basilicata nel rispetto dei tempi sia drogata da una distorsione. Viene inserito, ripetiamo, un numero anomalo di prenotazioni con priorità “non urgente”. Questa dinamica allunga i tempi reali di attesa per i cittadini pur mantenendo i dati statistici del Cup virtualmente impeccabili.
La regione è esposta anche a limiti digitali che si sovrappongono alla dispersione territoriale. La forte componente anziana e la frammentazione dei comuni lucani amplificano le difficoltà nell’uso dei servizi online, quali il portale Salute Basilicata o il Fascicolo Sanitario Elettronico. Questo fattore centralizza la pressione sul call center telefonico.
Sebbene siano in corso piani di potenziamento energetico, le agende delle strutture private accreditate non sono ancora capillarmente e fluidamente integrate in tempo reale all’interno del software del Cup unico regionale. Ciò costringe l’utente a fare più passaggi.
Come se non bastasse, si aggiungono anche i tentativi di truffe via sms. Recentemente sono state riscontrate campagne di phishing mirate agli utenti lucani. Finti messaggi del Cup richiedono dati personali o invitano a richiamare numeri a sovrapprezzo.
LA SANITÀ PRIVATA
Le principali criticità della sanità privata accreditata ruotano attorno al blocco delle prestazioni per esaurimento precoce dei tetti di spesa, alle distorsioni concorrenziali basate sulla spesa storica e al conseguente aggravamento delle liste d’attesa pubbliche. Questo genera forti attriti istituzionali e costringe molti cittadini alla mobilità passiva verso altre regioni.
Il nodo dei tetti di spesa e lo stop alle prestazioni. La Regione fissa tetti rigidi invalicabili per l’acquisto di prestazioni specialistiche ambulatoriali e di riabilitazione dai privati accreditati. Quando i laboratori o i centri privati esauriscono il budget assegnato, sono obbligati a sospendere le erogazioni in convenzione.
Una volta esaurito il tetto di spesa, le prestazioni non vengono più garantite dal Servizio Sanitario Regionale (SSR). Il paziente si trova davanti a un bivio: pagare l’intera prestazione di tasca propria o tornare alle lunghe liste d’attesa degli ospedali pubblici.
L’interruzione delle attività private accreditate blocca i percorsi di diagnostica e specialistica sul territorio, allungando le liste d’attesa nelle strutture pubbliche già congestionate dalla carenza di personale.
L’inefficienza combinata del pubblico e del privato accreditato spinge migliaia di lucani a cercare assistenza fuori regione alimentando una mobilità passiva che sottrae decine di milioni di euro l’anno alle casse regionali.
Il comparto della sanità privata e le associazioni di categoria sollevano frequenti proteste contro i tetti considerati insufficienti a coprire il reale fabbisogno della popolazione lucana. Alcune delibere regionali sono state spesso oggetto di ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. Nonostante i tribunali abbiano talvolta confermato la legittimità dei tetti per via dei vincoli di finanza pubblica, il clima tra l’Assessorato alla salute e i rappresentanti delle strutture private rimane teso.
Anche i servizi per la salute mentale arrancano e non poco. Qui si affrontano criticità legate alla carenza di personale medico (psichiatri e psicologi), lunghi tempi di attesa per visite ambulatoriali e scarsità di posti letto. A fronte di un aumento delle richieste di supporto per depressione e dipendenze si registra una cronica mancanza di camici bianchi che rende difficile la copertura di tutti i servizi territoriali nei diversi Comuni, causando ritardi nelle prese in carico. E questo nonostante, si registri, ripetiamo, una crescita esponenziale di patologie quali depressione, disturbi d’ansia e dipendenze patologiche, che mette a dura prova la tenuta dei consultori e dei Centri di Salute Mentale. La Regione Basilicata di recente ha annunciato investimenti per potenziare il personale e introdurre strumenti di cura innovativi, ma l’effettiva implementazione sul territorio stenta ancora a decollare.
IL SUPERAMENTO DELLE CRITICITÀ E LE SOLUZIONI IMMAGINATE
In Basilicata solo il 52,3% della popolazione vive a meno di 15 minuti di distanza da un ospedale. Questo dato, certificato dalle analisi Eurostat, colloca la regione ai livelli più bassi in Italia per l’accessibilità immediata alle strutture di cura. La complessa conformazione geomorfologica lucana e la rete stradale interna determinano tempi e distanze di percorrenza spesso inaccettabili.
Le aree più danneggiate da questa condizione sono il Pollino-Lagonegrese e la Montagna Materana. I Comuni montani situati nell’area Mercure-Alto Sinni-Val Sarmento arrivano a distare oltre 50-60 km dalle strutture di Lagonegro o Villa d’Agri. Tradotto in tempi stradali (spesso su arterie interne malmesse e a corsia unica), significa da un’ora a un’ora e un quarto di viaggio.
I Comuni interni come San Mauro Forte o Accettura si trovano in condizioni di forte isolamento. Raggiungere l’Ospedale “Madonna delle Grazie” di Matera o il presidio di Policoro richiede spesso più di 60-70 minuti di percorrenza per coprire distanze stradali tortuose.
Per superare il problema delle distanze fisiche la Regione pare voglia puntare sull’introduzione di Ambulatori Mobili distrettuali e sull’attivazione della centrale territoriale unificata, con l’obiettivo di invertire il modello e spostare le cure verso il cittadino anziché costringerlo a viaggiare. Si farà? Funzionerà? Chissà.
Molte soluzioni, dunque, si basano sul modello della sanità di prossimità: telemedicina, farmacie dei servizi, potenziamento del 118 ed elisoccorso, e una rete di infermieri di comunità che portano le cure direttamente a casa. I pilastri strategici attraverso cui inseguire l’obiettivo sono, per molti esperti, la Telemedicina e la digitalizzazione, ossia l’utilizzo di visite a distanza, il fascicolo sanitario elettronico e i dispositivi di monitoraggio remoto per i pazienti cronici, limitando gli spostamenti non necessari; le farmacie di servizi, ossia la trasformazione delle piccole farmacie rurali in veri e propri presidi di primo livello per screening, tele-refertazione e consegna dei farmaci; le Case e Presidi di Comunità, ossia la creazione di strutture multifunzionali dove medici di base, specialisti e infermieri operano in rete, evitando che i pazienti debbano raggiungere i grandi ospedali per ogni esigenza; incentivi per il personale, ossia il riconoscimento di indennità speciali e percorsi formativi su misura per attrarre e trattenere medici e operatori sanitari in zone isolate, e questo per provare a superare la carenza di personale.
IL DIBATTITO POLITICO
Il dibattito sulla sanità in Basilicata è oggi incentrato sull’attuazione del Piano Regionale Integrato della Salute (2026-2030) e sulla riorganizzazione della rete territoriale, che ha sollevato forti polemiche politiche.
Il Piano è stato approvato dalla Giunta presieduta da Vito Bardi e dall’Assessore alla Salute Cosimo Latronico, con l’obiettivo dichiarato di potenziare la medicina territoriale (Case della Comunità) per non gravare solo sugli ospedali. L’opposizione contesta i ritardi e l’inefficacia delle misure, parlando di “fallimento” nella gestione delle liste d’attesa e nella tutela delle aree interne, oltre a criticare le nomine dirigenziali esterne.
I nodi sul tappeto riguardano anche il paradosso dei fondi e la riorganizzazione territoriale. La Basilicata, essendo tra le regioni più anziane d’Italia, sconta un’incidenza elevata di malattie croniche, ricevendo però meno risorse pro-capite rispetto ai bisogni reali. Il presidente Bardi ha chiesto formalmente un cambio di passo al Governo nazionale. Il consigliere regionale del Pd, Piero Lacorazza, ha criticato il ritardo con cui il presidente si è reso conto del paradosso più volte segnalato in passato dall’opposizione e dallo stesso Lacorazza.
Tensioni politiche e sindacali anche sull’attivazione delle nuove strutture di prossimità (con scadenze vincolanti legate ai fondi Pnrr). Su questo, specie i sindacati, hanno espresso preoccupazioni oltre che sui ritardi di realizzazione delle strutture, anche sulla tenuta dei servizi storici come le guardie mediche.
IL MALE ANTICO
L’interferenza dei partiti nella sanità lucana è un fenomeno strutturale e trasversale, che ha storicamente condizionato le dinamiche di potere della regione attraverso concorsi blindati, nomine fiduciarie dei vertici aziendali e riforme modellate sul consenso elettorale. Questo meccanismo di controllo politico ha provocato pesanti ripercussioni sul piano giudiziario, amministrativo e sul livello dei servizi offerti ai cittadini. Il controllo della politica sui posti di lavoro e sulle carriere mediche è finito più volte nel mirino della magistratura.
La scelta dei Direttori Generali e Sanitari nelle aziende sanitarie è da sempre terreno di scontro politico. Scontro esteso anche alla nomina dei primari nei reparti ospedalieri.
Le direzioni generali delle aziende strategiche, come l’Azienda Sanitaria Locale di Potenza (Asp), l’Asm di Matera e l’Azienda Ospedaliera San Carlo, sono storicamente soggette alle logiche dello spoil system. I sindacati e le opposizioni consiliari denunciano regolarmente come il rinnovo dei vertici, spesso effettuato in regime di prorogatio o a fine legislatura, risponda a una volontà politica di ipotecare la gestione della sanità nel tempo. Questo meccanismo limita la reale autonomia dei manager sanitari, le cui decisioni rimangono subordinate agli equilibri della coalizione di governo. Tuttavia, si tratta di un fenomeno che riguarda sia le amministrazioni di centrosinistra sia quelle di centrodestra.
E’ probabile che fino a quando la politica, attraverso i partiti e i propri esponenti, continuerà ad interferire con finalità di consenso e di potere nella gestione della sanità pubblica e privata, i cittadini in qualche misura e in qualche modo dovranno sopportare i soliti disagi. Un articolo di qualunque legge di riforma dovrebbe sancire il distacco assoluto tra politiche per la salute e gestione dei servizi e delle strutture sanitari.
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