Nicola Manfredelli e le “pene senza testimoni”: in ricordo di un combattente
Tanti politici, che solitamente esprimono cordoglio anche per la morte del cugino del sacrestano pinco pallo, non hanno pronunciato una parola sulla sua scomparsa: ostacolato da vivo, ignorato da morto
Nicola Manfredelli non era soltanto ciò che in queste ore emerge dai ricordi di tante persone, associazioni, amici. Era, e lo è ancor di più oggi che è morto, il simbolo di una Basilicata che insegue sogni, progetti, visioni e che è costretta nell’esercizio del salto ad ostacoli. Una Basilicata che inciampa e si rialza e che, a volte, rinuncia a rialzarsi. Io non ho frequentato molto Nicola nei suoi momenti di successo, o quando il suo genuino entusiasmo lo spingeva a fare di più e meglio per la sua regione. L’ho frequentato di più quando immaginava la Grande Lucania, o quando voleva liberare la Basilicata dall’incrostazione di una politica autoreferenziale, arrogante e dannosa. Quando conduceva le battaglie meridionaliste. Il profilo di Nicola, descritto da Pietro De Sarlo su questo giornale è simbolicamente completo. Devo però aggiungere un frammento alla storia di Nicola che riguarda le sue “pene senza testimoni.”
Chissà per quale strana forma di “affinità elettiva” la nostra era una frequentazione intellettuale fatta di lunghi silenzi e intensi momenti di confronto. Non ci sentivamo per mesi, e poi in un solo giorno eccoci a discutere delle sue “pene senza testimoni.” E quei momenti di confronto si trasformavano all’istante in abbracci di sconforto. Spesso Nicola è stato isolato, anche deriso, ostacolato, emarginato. Ed era questo l’argomento centrale delle nostre interlocuzioni. Gli ostacoli creati ad arte sulla prosecuzione della “Storia Bandita” alla Grancia. I campi minati su cui era costretto muoversi mentre sviluppava progetti originali, la deriva dei Gal. Gli “sgambetti” del potere politico, e non solo politico, che lo costringevano a cadere. Ma lui si rialzava all’istante. Lo sentivo vicino alle mie tristezze. Ci sconfortavamo a vicenda. Tuttavia, lo sconforto si è sempre trasformato in rinnovata energia: “avanti in direzione ostinata e contraria”. Nemmeno la malattia lo ha fermato.
Tanti amici, associazioni, chiunque l’abbia conosciuto, hanno voluto esprimere cordoglio per la sua scomparsa. Rievocando ricordi o con un semplice saluto. Ciò che fa riflettere oggi è l’atteggiamento del mondo politico locale. Tanti politici che solitamente esprimono cordoglio anche per la morte del cugino del sacrestano pinco pallo, non hanno pronunciato una parola sulla scomparsa di Nicola. Perché? Non lo conoscono? Non sanno chi sia? Per niente, sanno bene chi è stato e chi è Nicola Manfredelli. Un intellettuale che disturbava i manovratori, un lucano libero, un combattente senza targa di partito, un visionario che amava profondamente la Basilicata. Oggi, potrebbe essere un esempio, anzi lo è. E proprio per questo deve essere ignorato anche da morto. Non sia mai che qualcuno pensi di imparare la bella lezione che Nicola ci ha lasciato in eredità: essere liberi, amare la propria terra, combattere per essa e non per se stessi, lottare per l’alternativa a un sistema di potere che è anche capace di distruggere le testimonianze.
Il funerale di Nicola si celebra oggi, ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica. A me piace pensare che non si tratti di una banale coincidenza.


