Sharm El Sheikh, il paradiso dei resort e l’inferno dei giovani sfruttati
Servizi e barriere coralline da sogno. Ma alla base della “piramide” ci sono ragazzi che confessano: “Per 13 ore al giorno ci danno 150 euro al mese”. Il resto mancia
Guardando il cielo, tra le palme di Sharm, ogni due minuti noti un aereo atterrare all’aeroporto internazionale. Una marea infinita di turisti che ogni giorno piove da tutto il mondo. In testa russi e italiani. Rapiti dal miraggio dell’all inclusive. “Sembra un paradiso”, si stupiscono a prima vista giovani e anziani nel vedere che qui “è tutto compreso”. Mangiare e bere senza limiti. Ma dietro l’abbaglio capisci che qui c’è un mondo che copia ad arte la realtà. C’è il falso e il tarocco a basso costo tra le vetrine di Naama bay e Sharm vecchia, (dove spicca, maestosa, la moschea), c’è l’astuzia e la ruberia nelle contrattazioni per ogni “pezzo” venduto e per ogni taxi preso. E il sogno da milioni di euro nel cuore del deserto, come da copione, ha le sue giovani vittime sacrificali.
“CIAO AMICO ITALIANO” Alla base della piramide ci sono infatti i giovanissimi di origine egiziana che tirano la carretta degli immensi resort. Camerieri, inservienti, barman, lavapiatti, addetti alle pulizie. Tutti piuttosto giovani. E rigorosamente maschi. “Ciao italiano, ciao amico”, ti anticipano non appena riconoscono la tua cadenza. Solo a guardarti, a loro si riempiono gli occhi di speranza. E si capisce subito il perché. Non ne fanno mistero. “Lavoriamo fino a 14 ore al giorno”, ti dicono sottovoce, ” per 150 euro al mese”. Il resto è mancia. Sono discreti e sorridenti. Si illuminano solo a vederti perché con le mance del turista possono racimolare qualche briciola in più rispetto ai pochi spiccioli che i resort concedono alle loro quotidiane fatiche di Ercole.
L’ULTIMO ANELLO DELLA CATENA Sotto il sole torme di inservienti con bustoni pieni di lenzuola fanno su e giù come se il calore costante non li scalfisse. Tra bar e ristoranti i camerieri volano da una parte all’altra. Sempre col sorriso. Un ampio cerchio dantesco. Tutti insieme sono ‘l’ultimo anello’ della catena. “Ciao amico italiano” è il loro saluto cordiale per creare empatia, per catturare la benevolenza. Se glielo chiedi ti accompagnano in camera, ti porterebbero ovunque, ti porgono il telo da mare… Cercano un’intesa con chi ai loro occhi appare “ricco”. È l’unica alternativa, l’unico palliativo, alla miseria a cui sono condannati. Molti non bevono, non fumano, seguono i dettami della legge islamica. E allora tutto fa brodo nelle loro vite semplici. Anche un euro in più pesa eccome sul loro magro bilancio finale, visto anche il basso tenore di vita degli egiziani. 
BIVACCO ALL INCLUSIVE Il bivacco ‘all inclusive’ venduto per poco, fa sorridere gli stranieri che si tengono la pancia dalla pienezza. Carne, pesce, pasta, pastarelle e frutta. Non manca nulla. Fa rilassare noi tutti questa abbondanza senza fine e fa vacillare i conti di ricchi egiziani, francesi, italiani e investitori più in generale, che dalla fine degli anni ’90 qui hanno puntato sulle ‘miniere’ dei resort. Su questo paradiso di coralli, snorkeling e immersioni. La bellezza dei fondali non ha eguali al mondo, mentre tutto intorno distese di deserto circondano mare azzurro e laghi salati di mangrovie che cambiano colore di ora in ora. Ras Mohammed e ‘il lago magico’. L’isola di Tiran, le motorette nel deserto, il tè coi beduini, i giri a dorso di cammello, le aspre montagne del Sinai. 
SOHO SQUARE, LA RICCHEZZA È tutto vero e troppo piacevole ciò che vedi in questo “nulla”, il deserto, dove all’improvviso è nata la Sharm moderna, 35 anni fa. È in questo “nulla” che è stata realizzata nel 2010, una delle piazze più avveniristiche al mondo, Soho Square, con la surreale fontana danzante e gli scenografici spettacoli serali. Luci accecanti. Resti a bocca aperta. A due passi dal nulla una piazza con griffe mondiali, investimenti miliardari. E dove tutto costa un pò più rispetto alle altre aree della città.
LA FAMA E LA FAME Poi però rifletti sulle paghe da vergogna concesse a quei giovani “schiavi” con cui avevi parlato poco prima. Quelli che dall’alba al tramonto, e a turno dal tramonto all’alba, oliano questa macchina da sogno. Anche a novembre. Fa sempre caldo nel deserto, la bassa stagione non è mai tanto bassa. Ma è grazie al sacrificio di questo esercito gentile di giovani sfruttati che lo show si concede alle masse. Mentre noi andiamo, consumiamo, torniamo, come spettatori di una giostra impazzita. E con qualche mancia ci laviamo anche la coscienza al cospetto di questa schiera di sottopagati. “Ciao amico, ciao italiano”, e poi tutti a casa. Chiudi un attimo gli occhi e sei già atterrato in Italia. Sogno finito. Una settimana ‘volata’ in fretta. Già, ma se solo un giorno si fermassero loro, gli “schiavi del turismo”, quelli dei “150 euro al mese”, il sogno collettivo svanirebbe. Saranno anche ‘gli ultimi’, ma sono indispensabili. Linfa vitale nella filiera ‘all inclusive’ di Sharm.


