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Stellantis, Melfi: “Anche da noi ci vorrebbe un’utilitaria a basso costo”
Operai Stellantis Melfi (immagine di repertorio)

Tra gli operai c’è chi loda l’intesa di Filosa con Leapmotor. “Se ci fossero i cinesi al posto dei francesi, a San Nicola faremmo auto tecnologiche e alla portata di tutti”

“Nei paesi inziamo a vedere diverse Jeep Avenger, questo vuol dire che quando le auto non costano troppo, si comprano”. Inizia così la consueta chiacchierata con l’operaio del Montaggio, alla vigilia del rientro in fabbrica, dopo una settimana di stop a cavallo del 2 giugno. L’indice resta puntato sui modelli realizzati a Melfi e che verranno prodotti anche in futuro. Sono considerati, persino da chi li produce, troppo costosi, non alla portata del cittadino comune e di una classe media sempre più fiaccata dall’inflazione.

“In giro iniziamo a vedere Jeep Avernger e qualche Panda”, aggiunge il lavoratore. E in effetti, guardando i dati di vendita, aggiornati a maggio dal centro studi Promotor, ai primi posti si trova, in Italia, di casa Stellantis, prorio Pandina, poi Lapmotor T03 e a seguire Jeep Avanger. E sono proprio i cinesi con Leapmotor, in joint venture con Stellantis, ad aver influito sul segno positivo.

“I cinesi hanno grosse tecnologie, stanno avanti di 20 anni – ammette l’operaio – e questo apparentamento voluto da Filosa è positivo. E’ vero, loro così aggirano i dazi europei, ma nel frattempo noi comunque venderemo di più”. Poco o nulla però, al momento, in termini di apparentamenti, si muove a Melfi, dove è tutto affidato al nuovo Piano industriale. Non c’è nessuna mano cinese, fin qui. Il futuro sarà trainato da Ds8, nuova Compass, Ds7, Lancia Gamma e un’Alfa Romeo (quest’ultima dal 2028).

“Noi ci illudiamo ancora che qualcosa possa cambiare, che col Piano industriale e i 5 nuovi modelli a Melfi si possa lavorare di più, tornare tutti ai 3 turni, però…”. Però c’è la realtà. Nessuno è ottimista sui numeri che potrà sfornare lo stabilimento lucano nei prossimi anni. Il costo eccessivo della Ds8, quello medio alto di Compass, e la quasi irrilevanza degli altri modelli, non lasciano ben sperare di qui ai prossimi 5 anni. Inoltre c’è una corsa della multinazionale a mandare a casa (con incentivo) il maggior numero possibile di operai. Quelli in attività, invece, per la maggior parte restano a casa in Cassa integrazione. A lavorare di più, sono quasi sempre le stesse persone, disposte a mandare giù il boccone amaro, a “faticare” e a “non fiatare” sulla linea.

“Diciamo che ci vorrebbe un miracolo – ironizza l’operaio – oppure più semplicemente ci vorrebbero i cinesi anche da noi, al posto dei francesi che hanno dettato i ritmi in questi anni e hanno portando solo caos e disorganizzazione”. Ma al di là delle battute di colore e dei sogni da accarezzare, domani (giovedì 4) si rientra al lavoro a San Nicola di Melfi. E in molti attendono la consueta chiamata del giorno prima sul giorno dopo. “Speriamo di fare almeno due giorni questa settimana – conclude la fonte – altrimenti a campare di sola Cassa integrazione diventa molto dura”.