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UnMonumental. Riscrivere Passannante: a Savoia di Lucania al via la prima edizione
Scorcio di Savoia di Lucania

Venerdì 12 giugno 2026 primo appuntamento con il seminario del professore Paolo Godani

Prendono avvio, dopo l’edizione zero, i lavori della prima edizione di “UnMonumental”, la piattaforma culturale di Savoia di Lucania che, -spiegano i promotori-“a partire dall’elaborazione della vicenda traumatica dell’“anarchico” Giovanni Passannante, prova a indagare il tema della costruzione di memoria collettiva, facendone una lente per guardare all’universalità del discorso civico su alterità, divergenze e devianze che esplodono nella dimensione pubblica”.

A spiegare la genesi e l’evoluzione del progetto sono i due curatori, Jessica Salvia e Donato Faruolo, nella nota che segue,

“Tra gli ospiti di questa prima fase dei lavori che si svolgeranno nei mesi di giugno e luglio 2026, ci sono il filosofo Paolo Godani dell’Università di Macerata, il critico letterario Alfio Squillaci, la curatrice Maria Rosa Sossai, gli artisti Bianco-Valente, e gli architetti dello studio Volumezero, a confermare una vocazione fortemente sperimentale e orientata alla ricerca delle migliori voci del contemporaneo da convocare in un percorso ad alto grado di coinvolgimento civico.

Si comincia venerdì 12 giugno 2026, nel Castello di Savoia di Lucania, alle ore 18.00, con il seminario tenuto dal professor Paolo Godani, che ci parla di Melanconia e fine del mondo. Per quali ragioni esiste, nelle nostre società ricche e avanzate, un diffuso sentimento melanconico? Verranno esplorate due ipotesi, diverse ma complementari: l’una che cerca le ragioni del disagio contemporaneo nelle condizioni di isolamento nelle quali spesso ci troviamo a vivere; l’altra che spinge più a fondo l’analisi, indagando le radici culturali del fenomeno melanconico. Lo scopo è quello di fornire non solo uno strumento di resistenza, ma anche l’immagine di una felicità possibile e condivisa.

“UnMonumental”, nato nel 2025 per iniziativa dell’amministrazione comunale di Savoia di Lucania (Potenza), è uno spazio aperto e pluridisciplinare di negoziazione delle idee per l’elaborazione di un nuovo statuto di cittadinanza, di un senso fondato e contemporaneo del coabitare un luogo. Il progetto prende le mosse da quel complesso grumo di memoria e coscienza – ancora oggi insoluto – costituito dal caso del suo cittadino Giovanni Passannante: primo tra gli attentatori di Re Umberto I di Savoia, a partire dal 1878 si è avviato il processo della sua “iconizzazione” in continua vibrazione tra una dimensione pubblica e una privata, tra una contingente e una storica. È infatti alternativamente l’eroe e il disgraziato, colui che è attore e agito dalla storia, oggetto di venerazione e trascurabile effetto collaterale degli eventi. È il caso che ha posto fine all’“incantesimo della monarchia italiana”, ma anche il caso criminologico e frenologico che per decenni ha messo sotto sforzo l’accademia e le istituzioni di
uno Stato per la riduzione di una tensione collettiva a deformità particolare. All’espiazione della “pubblica onta” generata dal suo gesto si deve il cambio del nome del paese da “Salvia” in “Savoia”: ancora oggi i cittadini di Savoia si chiamano “salviani”, e ancora oggi eleggono il tema a
un’inesauribile conversazione collettiva che è anche un faticoso e doloroso processo di produzione di memoria condivisa.

L’edizione zero di “UnMonumental”, svoltasi nel corso del 2025, ha prodotto numerosi seminari tematici per indagare i molteplici aspetti della questione, provando sempre più ad aprire la visione a una prospettiva universale del dibattito sull’elaborazione delle alterità nella dimensione
pubblica. Ha inoltre generato le opere permanenti di Loredana Longo e Marcello Mantegazza e il film di Nicola Ragone. Rifiutando di fare di Passannante un feticcio turistico da strattonare al servizio di narrazioni più o meno strumentali, l’approccio ha preferito la lettura dei fenomeni alla
romanticizzazione dei casi, non cercando consolazioni ed eroi, quanto piuttosto di leggere il trauma e il rimosso, e di fare così di Savoia di Lucania un piccolo osservatorio su una dinamica di interesse globale.

Benché molte discipline si siano occupate – fino a rimodulare i propri stessi statuti – del caso Passannante, l’arte – e nello specifico l’arte pubblica – sembra essersene tenuta lontana, incapace di sintetizzare nella dimensione monumentale e urbana un segno che fosse in grado di contenere ogni livello del controverso e della flagranza della sua memoria. A Passannante, al momento, pur avendo egli occupato un ruolo così determinante nella definizione della cognizione di cittadinanza a Savoia di Lucania, non è dedicato nessun momento di elaborazione ufficiale costituito in un’immagine pubblica, al di là di episodi sporadici, informali e di iniziativa privata che vanno dal murales all’intitolazione di attività e merci. L’arte contemporanea ci viene in soccorso: il suo discorso straordinariamente accogliente di tutto ciò che è aperto, insoluto, problematico ci aiuta ad affrontare il dubbio senza farsi scudo di certezze strumentali, e senza l’esigenza – come sarebbe stato nell’Ottocento, e come è stato per figure come Mazzini o Garibaldi – di ergere su un piedistallo una verità perentoria da offrire al culto, necessaria più a obliare parti del reale e che a disvelarle.

Dopo l’edizione zero, nella prima edizione di “UnMonumental” lo sguardo si apre ulteriormente. La traccia di azione è “Epoche ed epiche”: parleremo di come il racconto che facciamo dei tempi – e dei nostri tempi – diventi una traccia per l’agire collettivo, e di come i tempi si trasfigurino attraverso le lenti di un sentimento comune. Forti di una avviata attività di committenza artistica e di trasformazione del ruolo del castello del paese in centro di irraggiamento di una nuova progettualità sul territorio, nel 2026 l’azione del progetto si muoverà su diversi canali, con un’operatività diffusa e multiforme in  luogo del classico “cartellone” di eventi.

«Ogni epoca-aggiunge Jessica Salvia- trasmette una trama di interrogativi che le generazioni successive sono chiamate ad attraversare e ad abitare. Il valore di questo progetto sta nella sua capacità di non offrire certezze consolidate o risposte rassicuranti, ma di stimolare uno sguardo critico su ciò che siamo stati e su ciò che stiamo diventando. È da questa tensione tra memoria e futuro che può nascere una comunità più consapevole di sé e del proprio ruolo nel mondo».

Giugno è il mese dei seminari pluridisciplinari, che apriranno il discorso su questioni sempre più di interesse universale legate alla definizione del temperamento dei nostri tempi di crisi, tra  melanconia e decadenza, tra caduta di vecchi paradigmi e necessità di inaugurarne di  nuovi. Luglio è il mese in cui si concretizzerà l’attività di committenza artistica pubblica, con workshop, residenze e inaugurazioni che accresceranno il patrimonio materiale e immateriale del paese. Entro la fine del 2026 sono anche previste una mostra temporanea e una progettualità tematica apposita per ilnuovo giardino del castello da dedicare a Giovanni Passannante. Tutte le attività prevedono di fare appello ai migliori contributi della cultura italiana e non solo, e alla più ampia partecipazione civile”.