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Vannacci è un problema per la sinistra e per il Paese, non per la destra
Foto Il Fatto Quotidiano

Trattare Futuro Nazionale soltanto come spina nel fianco elettorale di Meloni e Salvini è un errore

Vannacci parla come un “disadattato al quinto grappino al bar”, dice Travaglio. Potrei essere d’accordo, fino a un certo punto. Tuttavia, bisogna fare attenzione. Soprattutto a sinistra, quelli che se la ridono sotto i baffi quando convergono sull’idea per cui il generale “farebbe incetta di voti sottraendoli alla destra di governo”. Gongolano e già assaporano la vittoria grazie al neonato partito reazionario che, secondo esponenti della destra, farebbe il gioco della sinistra. Insomma, si ragiona in termini di numeri, di sondaggi, di campagna elettorale. In queste settimane, a mio modesto parere, si sta sbagliando su più fronti. Rilanciare le provocazioni e le idiozie di Vannacci favorisce Vannacci. E lui lo fa a proposito, sapendo che i media gli faranno da megafono. Sono notizie, certo, e bisogna darle, ma con una certa cautela.

“Vannacci è un problema per Meloni, non per noi.” A dirlo è Matteo Renzi e a pensarlo sono in molti nel cosiddetto campo largo. Errore. Vannacci dice cose che molti italiani vogliono sentirsi dire. Non parla a vanvera, tanto per…Tutto è studiato nei dettagli. Lo dice a una parte degli italiani che si sono arroccati in difesa nell’astensionismo. Soprattutto si rivolge a chi è orfano dei vecchi pregiudizi che un tempo fornivano centralità sociale ai maschi bianchi, eterosessuali, alla famiglia tradizionale, ai vecchi equilibri sociali: “quando tutto era più normale”.

Il generale sta provando, fino ad ora con un certo successo, a liberare dal letargo una sottocultura che riemerge dal passato: orgoglio etero, violenza misogina, la paura verso le diversità sessuali, oltranzismo religioso. Un vero e proprio rigurgito reazionario piccolo borghese presente in vasti settori della tradizionale classe lavoratrice, fondato sul fanatismo e il razzismo, su vecchie e nuove forme di patriarcato, sul machismo e il bellicismo. Questo popolo chiede aiuto al condottiero Vannacci, l’uomo che si è fatto avanti sapendo che lo stavano a spettando. E lui gli offre ciò che quel popolo vuole: il ripristino del vecchio ordine.

“La scuola dev’essere dura è selettiva perché lo è la vita”. “Gli ospedali non sono nati per far morire i malati e gli anziani, né per chi vuol un corpo femminile pur essendo nato con un corpo maschile”. “Il reddito produttivo di maternità”. “Così come c’è la violenza sulle donne c’è quella sugli anziani e non c’è un anzianicidio. Sono contrario al femminicidio, è un omicidio come tutti gli altri. Non c’è bisogno di una fattispecie specifica”. Remigrazione, deportazione e tutto il resto, non da ultimo “vogliamo limitare la presenza degli stranieri al 4% della popolazione.” Sono le parole d’ordine del generale, un capolavoro di semplificazione ingannevole che mette a tappeto le vecchie idiozie di Salvini e della stessa Meloni.

Questo popolo chiede aiuto al condottiero Vannacci, l’uomo che si è fatto avanti sapendo che lo stavano a spettando. E lui gli offre ciò che vuole, il ripristino del vecchio ordine politico, sociale e culturale. Perciò attenti, Vannacci non parla soltanto agli elettori di Meloni e della Lega, parla alla pancia degli astensionisti e dei nostalgici del vecchio assetto sociale e culturale rassicurante dei migranti fuori dai confini e delle donne a casa. E questo è un problema del Paese e della cosiddetta sinistra. Lo è sicuramente sul piano culturale e della tenuta democratica.

L’impatto sulle tendenze sottoculturali di un’Italia sempre più reazionaria, retrograda, bigotta, si rafforzerebbe con un centrodestra vincente, con o senza Vannacci, e non sarebbe attenuato con un centro sinistra al governo grazie a Vannacci. Vale a dire che la sottocultura del ritorno al vecchio ordine si estenderà nella popolazione sia in percentuale sia in termini assoluti. Ormai è chiaro per chi non vuole chiudere gli occhi. Perciò attenti a trattare Futuro Nazionale come una bolla di sapone o come un semplice cavallo di troia nelle roccaforti della destra. Non siamo di fronte a una “inattesa ubriacatura” ma ad una pericolosa ulteriore recessione culturale e democratica e al coagularsi di una nuova “nebulosa autoritaria.”

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