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Acque minerali Basilicata, “riforma poteva e doveva fare di più”

Wwf e Legambiente critiche sulla nuova legge regionale

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Wwf e Legambiente Basilicata

Wwf e Legambiente Basilicata esprimono una valutazione complessivamente critica sulla nuova legge regionale in materia di acque minerali approvata nei giorni scorsi dal Consiglio regionale. Pur apprezzando il lavoro svolto dall’Aula e la volontà di aggiornare una normativa risalente al 1996, rileviamo con rammarico che gran parte delle osservazioni e proposte di modifica da noi presentate in sede di consultazione non sono state recepite nel testo finale.

Unica eccezione, di cui prendiamo atto con favore, riguarda la destinazione di una quota dei canoni concessori al Parco Regionale del Vulture, da noi sollecitata e che rappresenta un primo significativo riconoscimento del ruolo degli Enti Parco nella tutela dei bacini idrominerari. Si tratta di un passo nella giusta direzione, ma rimangono tuttavia aperti, a nostro avviso, alcuni nodi fondamentali che la legge avrebbe potuto affrontare con maggiore incisività.

In primo luogo, segnaliamo che l’introduzione del canone forfettario di 0,30 euro al metro cubo, basato su una quota convenzionale dell’acqua imbottigliata e non sulla misurazione diretta dei prelievi, rappresenta un cambiamento di paradigma che meriterebbe una riflessione più approfondita. L’abbandono della telelettura, a nostro parere, indebolisce il sistema dei controlli e riduce la trasparenza nella gestione di un bene pubblico, senza offrire adeguati incentivi all’efficienza idrica delle aziende concessionarie. Pur comprendendo le difficoltà tecniche e infrastrutturali segnalate, riteniamo che soluzioni graduali o sistemi di lettura alternativa avrebbero potuto conciliare semplificazione amministrativa e rigorosità dei controlli. Il sistema forfettario introdotto disincentiva l’efficienza idrica: un’azienda che riduce le proprie perdite non ottiene alcun beneficio economico, mentre un’azienda inefficiente riceve un vantaggio indebito. Si tratta quindi di una misura in contrasto con i principi di sostenibilità e uso razionale della risorsa.

In secondo luogo, ribadiamo la necessità di dare finalmente attuazione al Piano di tutela e sviluppo dei bacini di riconosciuto interesse idrominerale e termale, previsto dalla legge regionale 43/96 e mai redatto. Si tratta di uno strumento essenziale per garantire una gestione integrata a scala di bacino, che contemperi le esigenze dell’industria idromineraria con la tutela ambientale e gli interessi collettivi. La sua assenza, purtroppo non colmata dalla nuova legge, rischia di perpetuare una gestione frammentata e priva di una visione strategica di medio-lungo periodo, in un contesto di crescente scarsità idrica e cambiamenti climatici.

In terzo luogo, auspichiamo che il legislatore possa valutare in futuro l’introduzione di meccanismi più stringenti in materia di trasparenza e accessibilità dei dati, quali la pubblicazione annuale dei volumi prelevati, imbottigliati e delle perdite dichiarate o misurate, nonché dei canoni effettivamente versati da ciascun concessionario. La disponibilità di informazioni aggiornate e verificabili costituisce un presupposto indispensabile per una gestione responsabile e per la valutazione dell’efficacia delle politiche adottate.

Pur esprimendo le nostre perplessità, intendiamo riconoscere il valore complessivo del dibattito che ha accompagnato il percorso di questa riforma. Confidiamo che l’attenzione della Regione su questi temi possa proseguire, magari attraverso interventi successivi o attraverso la piena attuazione degli strumenti già previsti dall’ordinamento.

Ribadiamo la nostra disponibilità al confronto e al dialogo con le istituzioni regionali, perché solo attraverso un approccio condiviso e partecipato si potrà coniugare lo sviluppo del settore con la salvaguardia di una risorsa fondamentale quale l’acqua, nel rispetto dell’interesse collettivo e delle future generazioni.