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Aliano brilla a livello nazionale, ma esplode la protesta degli artisti lucani
Uno scorcio di Aliano

«Noi esclusi dai festival della nostra terra»

Gentile direttore,

mentre il “modello Basilicata” viene celebrato dal Ministero della Cultura come esempio di governance partecipativa, i talenti del territorio denunciano la mancanza di spazio nei grandi eventi regionali. C’è una Basilicata che sfila con orgoglio nei palazzi della cultura nazionale e un’altra che, a fari spenti, mastica amaro. Poche ore fa, il sindaco di Aliano, Luigi De Lorenzo, presentava a Reggio Calabria – davanti al Ministero della Cultura – il successo del festival “La luna e i calanchi”, consacrato come modello italiano di rigenerazione culturale e inclusione comunitaria. Ma proprio mentre le istituzioni celebrano la “cittadinanza temporanea” e la sinergia con il territorio, una forte scossa di assestamento arriva dal mondo dell’arte locale. Un nutrito gruppo di artisti, musicisti e operatori culturali lucani ha infatti deciso di rompere il silenzio, sollevando una dura protesta contro la gestione dei festival in Basilicata.

L’accusa è netta: nei cartelloni dei grandi eventi finanziati dalla Regione e dai fondi europei – compresi quelli virtuosi come Aliano – lo spazio per chi produce cultura sul territorio e per il territorio sarebbe ridotto ai minimi termini, se non del tutto azzerato. «Inclusivi con i forestieri, escludenti con i residenti»

Se il modello Aliano fa scuola per la sua capacità di aprire le case private e accorciare le distanze tra visitatori e residenti, gli artisti lucani in rivolta vedono una realtà ben diversa dietro la facciata istituzionale.

«Si parla tanto di contrasto allo spopolamento e di rigenerazione sociale – spiega un portavoce del collettivo di artisti lucani in protesta – ma la rigenerazione non si fa solo accogliendo turisti e grandi nomi da fuori. Si fa dando dignità e lavoro a chi ha deciso di restare in questa regione per fare arte, musica, teatro e artigianato. Spesso veniamo ignorati dalle direzioni artistiche o, peggio, non veniamo nemmeno presi in considerazione nelle selezioni».

Il paradosso sollevato dai manifestanti colpisce al cuore i criteri del Programma Nazionale Cultura FESR: com’è possibile parlare di “partenariati territoriali” e “rafforzamento delle comunità” se proprio la forza creativa autoctona viene tagliata fuori dai palcoscenici più prestigiosi?

Il nodo delle risorse e della stabilità

L’articolo che celebra il successo di Aliano evidenzia la riapertura di attività artigiane, commerciali e una maggiore continuità delle presenze nel borgo. Un beneficio economico innegabile, che però secondo la protesta non ricade sulla filiera culturale lucana.

Un invito al dialogo

Il contrasto è stridente: da un lato la Basilicata che fa scuola in Italia per la “governance partecipativa”, dall’altro una comunità artistica interna che si sente invisibile agli occhi della propria amministrazione.

La richiesta che sale dai territori non è quella di chiudere le frontiere ai grandi ospiti internazionali, ma di trasformare i festival in veri ponti di scambio, dove l’artista lucano non sia un semplice spettatore pagante nel proprio paese, ma un protagonista attivo della rigenerazione. La palla passa ora alle amministrazioni locali e alla Regione: il “modello Basilicata” saprà rigenerare anche il rapporto con i propri figli? LETTERA FIRMATA