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Decreto flussi, la Uil “Così non funziona”

In Basilicata migliaia di quote, ma il sistema non garantisce lavoro regolare

Le imprese continuano a denunciare la mancanza di manodopera, soprattutto in agricoltura, turismo e assistenza familiare. Lo Stato aumenta le quote del Decreto flussi, ma solo una minima parte degli ingressi programmati si trasforma realmente in occupazione regolare. È la contraddizione denunciata dalla Uil, che chiede una riforma radicale del sistema di ingresso dei lavoratori stranieri e porta all’attenzione anche la situazione della Basilicata, regione alla quale nel 2025 sono state assegnate quote significative, soprattutto per la provincia di Matera.

Secondo l’elaborazione della Uil sui dati del Ministero dell’Interno, nel 2025 sono state programmate 181.450 quote, ma i visti rilasciati sono stati appena 35.287 e i contratti di soggiorno sottoscritti soltanto 14.349, pari al 7,9% delle quote autorizzate. Un dato ancora peggiore di quello del 2024, quando i contratti effettivamente conclusi erano stati 24.858 su 146.850 quote disponibili.

«La valutazione del Decreto flussi – afferma Santo Biondo, segretario confederale della Uil – non può fermarsi alle quote autorizzate o ai nulla osta rilasciati, ma deve misurare quanti lavoratori arrivano realmente a svolgere un’attività regolare in Italia e se il sistema risponde ai bisogni delle imprese. I numeri del 2025 evidenziano un forte divario. A fronte di oltre 181 mila quote programmate, appena poco più di 14 mila lavoratori hanno sottoscritto un contratto di soggiorno. Ci chiediamo dove le imprese reperiscano la manodopera corrispondente alle oltre 146 mila quote rimaste sulla carta e che fine facciano i più di ventimila lavoratori entrati con visto ma senza un successivo contratto. È evidente che l’attuale sistema non soddisfa il fabbisogno produttivo e rischia di alimentare irregolarità e sfruttamento.»

La questione riguarda da vicino anche la Basilicata. Soprattutto in piena stagione di grande raccolta dei prodotti ortofrutticoli nel Metapontino e nel Vulture-Alto Bradano e in contemporanea con la situazione del Cpr di Palazzo San Gervasio con la sollecitazione del Consiglio di Stato al Ministero dell’Interno a fare una nuova “ricognizione”. Per il 2025 il decreto ha riservato quote specifiche per il territorio lucano, con una netta prevalenza della provincia di Matera, dove è maggiore il fabbisogno di lavoratori stagionali legati all’agricoltura e, in parte, al turismo.

Sono 422 gli ingressi riservati alle lavoratrici, dei quali 327 destinati a Matera e 95 a Potenza. Altre 510 quote riguardano cittadini provenienti da Paesi con i quali l’Italia ha sottoscritto nuovi accordi di cooperazione (420 Matera e 90 Potenza). Per i lavoratori provenienti dall’India sono previste 74 quote, mentre otto sono destinate ai cittadini tunisini. Per il lavoro domestico e l’assistenza familiare sono riservati 42 ingressi, di cui 28 nella provincia di Matera e 13 in quella di Potenza. A queste si aggiungono 105 quote per il settore turistico-alberghiero nella provincia di Matera e specifiche riserve per il lavoro femminile in agricoltura e nel turismo.

Numeri importanti che, tuttavia, rischiano di rimanere solo sulla carta se il meccanismo continua a incepparsi nelle diverse fasi della procedura amministrativa.

«Anche in Basilicata – osserva Vincenzo Tortorelli, segretario generale della UIL Basilicata ricordando la costituzione del coordinamento Immigrazione e la campagna “Zero differenze”– il fabbisogno di manodopera è ormai strutturale. Agricoltura, turismo, assistenza alle persone e numerose attività produttive non riescono più a reperire lavoratori con continuità. Le quote assegnate rappresentano un’opportunità soltanto se diventano occupazione reale. Oggi, invece, assistiamo a un sistema troppo lento, burocratico e distante dalle esigenze delle imprese e dei lavoratori. Questo finisce per favorire il lavoro nero, il caporalato e situazioni di sfruttamento che come sindacato combattiamo ogni giorno.»