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E che ‘l’abbuffanza’ dei paesi lucani abbia inizio

Sagre e feste, sacro e profano nella ‘Basilicata dei balocchi estivi’. Calici in alto, da domani si vedrà

In una terra che perde migliaia di giovani (e non solo) ogni anno a ritmi vertiginosi, spinti altrove dalla mancanza di ‘fortuna’ e lavoro, inizia il periodo dell’anno più ricco di feste, sagre, eventi culturali (o giù di lì), libri, presentazioni e palcoscenici per ogni palato.

Rispetto al passato cresce il periodo degli eventi estivi, in parte foraggiati da mamma Regione, in parte messi su con sacrifici e voglia di esserci da singoli soggetti, associazioni. Farsi vedere, esistere, esibirsi: questo il motto. Intanto il tempo del rientro, per gli emigrati, è diventato più lungo. Da questo week end fino a metà agosto sarà tutto un friggere, mangiare, presentare vini e antiche ricette. Santi e fanti. Cantanti, guitti e nani di paese. Non mancherà nulla. Una ‘abbuffanza’ senza limiti e confini che ci vedrà tutti spettatori (e protagonisti) del grande rientro in Lucania.

La parabola del figliuol prodigo vedrà il suo apice nelle prime settimane di agosto, ma anche ora non si scherza affatto. Luci della ribalta, festa del ‘frisellino’ con annessa ‘presentazione dell’opera’, ovunque. Anche in quei piccoli paesi in cui ormai le anziane del vicinato, quelle di San Paolo Albanese o Ginestra, per fare un esempio, sull’uscio di casa, nel centro storico non si vedono da un pezzo. “Vendesi”, recita il cartello impresso sulla loro porta diroccata. Ma la festa ‘del ritorno’ è un riflesso antropologico e pavloviano che non può deludere. Cercasi volontari, partecipanti, figuranti, perché almeno ora, e per un mese c’è da ballare e batter le mani. The show must go on.

Bisogno di riscoperta delle radici per chi torna ‘a casa’ dopo un anno di sacrifici altrove, un mese di riflessione e di pienezza (anche troppo), per chi invece sta tutto l’anno qui. Già, perche gli autoctoni sperimentano anche un controsenso difficile da spiegare, che si vive sulla pelle. E che fa diventar matti. Tanto pieno oggi, tanto vuoto tra un mese, anche meno. Trolley di ripartenza e giornate che si accorceranno. Un po’ come quei pranzi luculliani in cui mettersi a tavola è sempre un piacere. Ma poi, una volta rialzati, ecco i classici mal di pancia.

Qual è la morale? Di nuovo poco lavoro, petrolio amaro, automotive che non tira, e paesini che tornano ‘simulacri’ a settembre. È la ciclicità di una terra che nel frattempo si spegne e perde praterie di abitanti di anno in anno. Ma ora in alto i calici. È il momento di brindare. Come se non ci fosse un domani!