Energie rinnovabili: i conti in tasca alla speculazione
Chi, come e quanto ci guadagna? In questa prima puntata il caso emblematico del Progetto Monte Raitiello a Muro Lucano
Loro ci guadagnano, anche troppo, e la Basilicata ci rimette il futuro. E’ la sintesi del viaggio che intraprendiamo a partire da questa prima puntata. Sul petrolio abbiamo già detto molto, provando a spiegare in tutti i modi chi ci guadagna e chi ci rimette. Questo viaggio, invece, ha l’ambizione di spiegare le ingiustizie e i danni prodotti dal business dell’energia alternativa quando è solo speculativa. Ci interessa informare i lettori e i cittadini su un aspetto spesso trascurato e che riguarda, appunto, il guadagno dei proprietari-sviluppatori dei progetti.
Tratteremo tre esempi emblematici: faremo i conti in tasca preventivi alla Società Monte Raitiello srl per quanto riguarda l’eolico, estendibile nel merito ad altri impianti. Ci occuperemo poi dei conti in tasca a un impianto di biometano, anche in questo caso estendibili nel merito ad altri impianti. E ancora a un’altra Società per quanto riguarda il fotovoltaico. In questa prima puntata ci occupiamo del Progetto eolico Monte Raitiello.
DI CHE PARLIAMO
Il progetto del parco eolico “Monte Raitiello” è un impianto per la produzione di energia elettrica da fonte eolica programmato nel territorio della provincia di Potenza, in Basilicata, con l’area di installazione principale localizzata nel comune di Muro Lucano.
Il progetto originale, autorizzato dalla Regione Basilicata nel 2012, prevedeva l’installazione di 25 aerogeneratori per una potenza complessiva di 55,80 MW (successivamente incrementata fino a 80 MW nominali).
Negli anni successivi, la società proponente (Monte Raitiello S.r.l. del Gruppo Macchia) ha avanzato varianti di adeguamento tecnico mirate a ottimizzare l’impianto riducendo l’impatto visivo e sul suolo. Le varianti hanno proposto la riduzione delle turbine (passando prima a 16 e successivamente a 12 aerogeneratori di potenza unitaria maggiore, pari a 4,5 MW ciascuno), l’eliminazione di alcune cabine di raccolta e il ridimensionamento della sottostazione elettrica.
La realizzazione dell’impianto ha incontrato una netta opposizione da parte dell’amministrazione comunale di Muro Lucano, dei comitati cittadini e di associazioni ambientaliste. Le principali preoccupazioni riguardano la salvaguardia e la conservazione del patrimonio paesaggistico, naturale e archeologico dell’area montana.
Il comune e l’azienda si sono scontrati a lungo nelle aule di giustizia amministrativa. Nel settembre 2025, il Consiglio di Stato si è espresso confermando la proroga della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) a favore della società.
Nonostante i pronunciamenti dei tribunali amministrativi, la tensione istituzionale rimane molto alta. A luglio 2026, il sindaco di Muro Lucano ha inviato una formale diffida alla Regione Basilicatacontestando la validità dell’Autorizzazione Unica (ritenuta ormai decaduta dal Comune per mancanza di effettivo avvio materiale dei lavori nei tempi prestabiliti) ed esortando il blocco delle procedure di esproprio dei terreni demaniali gravati da usi civici e vincoli.
I CONTI IN TASCA
L’investimento
Un progetto eolico di queste dimensioni comporta un investimento finanziario rilevante, stimabile attraverso i costi medi di mercato per la tecnologia eolica onshore (a terra).
Il costo medio attuale di investimento (CapEx) in Italia per la realizzazione di impianti eolici onshore si attesta a circa 1.500 – 1.600 € per kW installato.
Moltiplicando questo costo unitario per la potenza complessiva del parco eolico di Monte Raitiello (54 MW, equivalenti a 54.000 kW), si ottiene una stima attendibile dell’investimento complessivo necessario.
L’investimento totale stimato per il parco eolico da 54 MW si colloca quindi in una forbice compresa tra gli 80 e i 90 milioni di euro.
Come vengono ripartiti questi costi?
- Fornitura dei macchinari (~64% del totale): L’acquisto degli aerogeneratori completi (torri, navicelle, pale da 4,5 MW ciascuna, rotori e alternatori) rappresenta la voce di spesa principale (circa 51 – 57 milioni di euro). E qui ci guadagnano i produttori di turbine, torri e pale.
- Sviluppo e opere civili (~29% del totale): Include la progettazione, gli iter autorizzativi, le fondazioni in cemento armato per le 12 torri, l’adeguamento delle strade montane per il trasporto eccezionale dei componenti e le reti elettriche interne di collegamento (circa 23 – 26 milioni di euro). E qui ci guadagnano i mezzani.
- Connessione e acquisizione terreni (~7% del totale): Riguarda la realizzazione della nuova sottostazione elettrica di trasformazione, l’elettrodotto di raccordo con la Rete di Trasmissione Nazionale (RTN) gestita da Terna e le indennità per l’esproprio o l’asservimento dei terreni privati o di uso civico (circa 6 milioni di euro).
Non consideriamo gli eventuali aiuti previsti dalla normativa sulle garanzie ventennali del GSE e gli incentivi fiscali sull’investimento. Di solito è possibile usufruire di un prestito bancario fino all’80% dell’investimento.
IL GUADAGNO DEL PROPRIETARIO-SVILUPPATORE
Per calcolare quanto guadagna a regime il proprietario di un parco eolico da 54 MW come quello di Monte Raitiello, dobbiamo analizzare tre fattori chiave: la produzione annua effettiva di energia, il prezzo di vendita dell’elettricità (regolato oggi dal nuovo sistema di incentivi FER X) e i costi di gestione (OpEx).
La potenza nominale (54 MW) rappresenta la produzione massima teorica. In realtà, il vento non soffia sempre alla stessa velocità. In Basilicata e nell’Appennino meridionale, le ore equivalenti di funzionamento a regime di un impianto eolico moderno si attesterebbero mediamente tra le 2.000 e le 2.200 ore all’anno. Quindi stimiamo una produzione di 113,4 milioni di chilowattora (2100 x 54MW).
I ricavi annui dalla vendita di energia
Oggi i nuovi impianti di questa taglia non vendono l’energia fluttuando totalmente al libero mercato (rischiando nei momenti di “prezzo zonale zero” causato dal sovraccarico di rinnovabili). Partecipano invece alle aste del GSE (Gestore Servizi Energetici) tramite il meccanismo FER X.
Il meccanismo è un Contratto per Differenza (CfD) a due vie a tariffa fissa garantita per 20 anni:
- Il prezzo base d’asta di partenza per l’eolico è fissato a circa 95 €/MWh.
- Nelle aste competitive, i produttori offrono un ribasso per aggiudicarsi la tariffa. I dati reali delle ultime aste indicano che l’eolica onshore si aggiudica tariffe medie reali di circa 73 €/MWh.
- Se il prezzo di mercato dell’energia scende sotto i 73 €, il GSE paga al proprietario la differenza. Se sale sopra, il proprietario restituisce l’eccedenza al GSE. Di fatto, il proprietario ha la certezza matematica di incassare esattamente la tariffa di aggiudicazione per ogni MWh immesso in rete.
Quindi stimiamo il ricavo lordo annuo in 8,278 milioni (73 euro x 113,4 milioni di chilowattora). Mentre i costi di gestione dell’impianto, sempre che si faccia tutto a dovere, ammontano a circa 2,1 milioni. Dunque, il guadagno netto industriale (EBITDA) ammonta a 6,12 milioni. Con questo guadagno l’investimento di 85 milioni si ripaga completamente in circa 13-14 anni.
Considerando che la vita utile dei moderni aerogeneratori da 4,5 MW è di almeno 25-30 anni, i restanti 11-16 anni di funzionamento rappresentano puro profitto netto per la società proprietaria.
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Analizziamo due casi: la vendita del progetto e la vendita chiavi in mano.
Vendita del progetto “Ready to Build” (Senza costruire)
Questa è la via preferita dagli sviluppatori. Non si affronta l’investimento di 85 milioni di euro per la costruzione. Si vendono i permessi ottenuti dopo anni di burocrazia e battaglie legali.
Il valore di mercato di un progetto autorizzato (onshore in Italia): oscilla generalmente tra 100.000 € e 150.000 € per Megawatt (MW). Per l’impianto di Monte Raitiello (54 MW) avremmo un valore di vendita di circa 7 milioni (54MW x 130 mila euro).
I costi sostenuti dalla società sviluppatrice (progettazione, misurazioni del vento, professionisti per le pratiche VIA e legali) si aggirano di solito intorno ai 1,5 – 2,5 milioni di euro. Vendendo a circa 7 milioni di euro a fronte di circa 2 milioni spesi per lo sviluppo, la Società ottiene un guadagno netto immediato di circa 4,5 – 5 milioni di euro, senza aver posato un solo metro di cavo o acquistato una turbina.
Nel corso delle nostre inchieste sull’eolico speculativo in Basilicata ci siamo spesso imbattuti in questa tipologia si vendita. Tipologia che potrebbe adottare la Società Monte Raitiello srl.
Vendita “Chiavi in Mano” (Impianto costruito e pronto a produrre)
In questo caso, lo sviluppatore-proprietario affronta l’intero investimento di costruzione (~85 milioni di euro) per poi vendere l’impianto già completato e allacciato alla rete elettrica a un acquirente finale (investitore istituzionale o fondo di private equity). I fondi di investimento acquistano questi impianti calcolandone il valore finanziario basato sulla certezza dei flussi di cassa futuri (legati alla tariffa d’asta del GSE calcolata precedentemente). Tipicamente, questi acquirenti si accontentano di un rendimento (IRR o tasso di rendimento interno) inferiore, compreso tra il 6% e l’8% annuo, poiché l’investimento è ormai a bassissimo rischio (le turbine sono installate e la tariffa d’acquisto dell’energia è garantita dallo Stato per 20 anni). Lo sviluppatore che ha costruito, invece, punta a un rendimento superiore (tipicamente 10% – 12%) per remunerare il rischio di costruzione affrontato.
Proviamo quindi a calcolare la transazione “chiavi in mano”. Su questa taglia di impianti, la transazione sul mercato secondario avviene solitamente a circa 1,8 – 2,0 milioni di euro per MW installato. Quindi il prezzo di vendita sarebbe di circa 102,6 milioni (1,9 milioni x 54MW). Sottraendo il costo complessivo di costruzione (85 milioni) avremo un guadagno per la Società sviluppatrice-proprietaria di 17,6 milioni.
COME VA A FINIRE?
Fatto tutto, vendita del progetto o chiavi in mano, poi che succede? Al termine della vita utile del parco eolico (solitamente stimata in 20-25 anni), il proprietario dell’impianto non può semplicemente “abbandonare” le strutture. La legge italiana impone obblighi estremamente severi e vincolanti per la chiusura dell’attività. Alla dismissione dell’impianto, il proprietario ha davanti a sé due strade: il ripristino dello stato dei luoghi o il repowering.
Se l’impianto viene spento definitivamente, il proprietario ha l’obbligo di riportare il territorio montano di Monte Raitiello allo stato originario (ante operam): smantellamento dei 12 aerogeneratori, rimozione delle fondazioni e delle infrastrutture elettriche, ripristino ambientale e della viabilità, gestione e riciclo dei rifiuti prodotti nell’opera di dismissione. A tal fine, per evitare che la società proprietaria fallisca o “scappi” lasciando i giganti di ferro abbandonati sulla montagna, la legge prevede una tutela invalicabile: la fideiussione di smantellamento. Prima di iniziare a costruire l’impianto, il proprietario deve depositare a favore della Regione Basilicata una fideiussione bancaria o assicurativa pari al 100% del costo stimato di smantellamento e ripristino dei luoghi. Il costo complessivo di smantellamento, nel caso specifico del progetto di Monte Raitiello da 54 MW è stimato tra 1,6 e 2,7 milioni di euro.
Per legge, la Regione non accetta semplici stime teoriche. In molte regioni italiane (tra cui la vicina Puglia), per evitare ribassi eccessivi nei progetti di smantellamento presentati dalle aziende, è stabilita una soglia minima per la fideiussione pari a 50.000 € per ogni MW (o kW equivalente). Ciò significa che per il parco eolico di Monte Raitiello la fideiussione bancaria “a prima richiesta” bloccata a garanzia dello smantellamento difficilmente sarà inferiore a 2.700.000 €. Se tutto avviene in piena legalità, nonostante i costi per l’eventuale smantellamento i profitti restano milionari.
L’alternativa allo smantellamento è il Repowering (Ricostruzione). Anziché smantellare tutto e abbandonare il sito, si può optare per il repowering (o rinnovamento tecnologico). Arrivati al 20° o 25° anno, le vecchie turbine vengono smontate per essere sostituite con aerogeneratori di nuovissima generazione, ancora più efficienti e silenziosi. Questa opzione richiede un nuovo iter autorizzativo ma consente di sfruttare la medesima localizzazione e, spesso, parte dei collegamenti elettrici esistenti, prolungando la vita industriale del sito per altri 25 anni. Al momento però siamo alla teoria. In Basilicata non abbiamo esperienza di queste forme di dismissioni o di ricostruzione.
QUESTI IMPIANTI CREANO OCCUPAZIONE?
Solo nei primi 12-18 mesi di costruzione ci lavorano mediamente 40-50 operai e qualche tecnico. A impianto finito ci lavorano massimo 4-5 tecnici. Anche se in base alla nostra esperienza su questi cantieri non abbiamo mai visto più di 10-12 operai e a impianto finito non abbiamo mai visto un’anima viva. Ai Comuni del territorio interessato dall’impianto restano le briciole delle entrate fiscali e qualche contributo straordinario per rifare una scuola o sistemare una strada.
SUL TERRITORIO RESTANO LE FERITE
Un impianto industriale che segnerà per decenni la vita di un territorio e lascerà tracce indelebili nel dna del futuro. L’installazione di parchi eolici, quando è solo speculativa e si avvale di raggiri normativi e forzatura delle regole, genera impatti negativi significativi: l’alterazione del paesaggio e il deturpamento visivo, il disturbo dell’avifauna locale con rischio di collisione, l’inquinamento acustico, il consumo di suolo per le infrastrutture, danni al patrimonio archeologico e all’impatto estetico. Tutti danni che, attraverso le nostre inchieste abbiamo abbondantemente documentato. E’ questo lo sviluppo sostenibile di cui sentiamo parlare? Alla prossima puntata.
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