Eolico e solare, più risorse per i lucani? Sciocchezze
La genialata della triade Bardi, Mongiello e Pepe: il territorio si valorizza distruggendolo
“Chi investe nel territorio lucano deve lasciare valore sul territorio lucano.” È questo il principio alla base del nuovo disegno di legge sulla ‘Disciplina delle compensazioni ambientali regionali da fonti energetiche rinnovabili’, approvato dalla Giunta regionalenella seduta di ieri, 24 luglio. Non ci resta che aspettare di leggere il testo del disegno di legge per comprenderne meglio il contenuto. Tuttavia, già nella propaganda di lancio della genialata dell’assessora Laura Mongiello, ben sostenuta dalla reclame dell’assessore Pasquale Pepe, abbiamo modo di capire di che si tratta.
“Una norma attesa e fondamentale che ridefinisce le regole del gioco sul fronte delle fonti rinnovabili (eolico e solare), trasformando l’impatto sul paesaggio in un’opportunità di sostegno economico diretto a cittadini e imprese lucane”. Cioè? Tradotto: la distruzione del paesaggio e del patrimonio naturalistico diventa un’opportunità. Arriva in soccorso l’assessore Pepe: “Favorire gli investimenti è fondamentale, ma è altrettanto giusto che una parte del valore prodotto venga restituita ai lucani”. Tradotto: campo libero ad altri mega impianti, però bisogna dare qualcosa in cambio. E non poteva mancare il pensiero stupendo di Vito Bardi che, tra l’altro, spiega bene l’ossatura del provvedimento: “chi realizza o rinnova grandi impianti rinnovabili ad impatto sovracomunale deve contribuire al benessere della Basilicata”. Tradotto: chi distrugge paesaggi e campi agricoli provocando malessere al territorio e ai suoi abitanti, deve contribuire al benessere della regione. Si comincia a fare confusione con gli ossimori. Il territorio, secondo il genio della triade Bardi-Mongiello-Pepe, si valorizza distruggendolo. Idiozia.
L’ossatura del provvedimento, spiegata da Bardi
Il testo poggia su quattro pilastri fondamentali pensati per la valorizzazione del territorio: una riserva finanziaria regionale dedicata in cui confluiranno i contributi versati dagli operatori energetici, destinata ad alleviare i costi delle bollette ed incentivare la transizione ecologica capillare; le risorse del Fondo saranno impiegate per erogare contributi ed agevolazioni volti a ridurre i costi energetici di famiglie e aziende lucane, oltre a sostenere l’installazione di nuovi impianti rinnovabili privati; viene introdotta una misurazione rigorosa dell’impronta territoriale e paesaggistica. Quando un impianto influisce sull’ambiente di più Comuni, scatta l’obbligo di compensazione regionale, senza intaccare le misure spettanti ai singoli enti locali; le compensazioni saranno definite tramite accordi consensuali e commisurate all’effettivo impatto, entro il limite massimo del 3% del valore della produzione energetica attesa, garantendo certezza sia alle comunità che agli investitori. Non è tutto chiaro, ma ci ritorneremo. È evidente però che qui si parla di grandi impianti: peggio ancora.
Il governo regionale in direzione “allineata e coperta”
Intanto, cercheremo di capire se la norma è costituzionalmente compatibile. Certo oggi appare compatibile con quanto appena sancito dalla Corte Costituzionale: “Le Regioni non possono bloccare le nuove autorizzazioni. I principi europei puntano a promuovere la diffusione massiccia di questi impianti. Gli obiettivi comunitari vincolano tutti i territori. I singoli territori non possono compromettere la continuità del sistema di autorizzazioni delineato dal legislatore statale (sentenza della Corte costituzionale 144). L’ennesima spinta giuridica alla speculazione su territori già abbondantemente invasi da questi impianti. Un’altra giustificazione a disposizione della Giunta Bardi e degli speculatori.
La Basilicata ospita, ad oggi, oltre 1500 installazioni eoliche tra cui circa 150 grandi parchi. Ospita tra agri fotovoltaici e installazioni ad uso industriale e commerciale circa 2700 impianti fotovoltaici a cui bisogna aggiungere 250 parchi a terra di grande dimensione. Così, tanto per essere banali e per rinfrescare la memoria, ricordiamo i circa 50 pozzi petroliferi di cui una trentina in produzione. E ricordiamo anche i circa 40 pozzi di estrazione di solo gas tra eroganti e non eroganti. Giova alla memoria aggiungere che la regione produce più energia eolica e solare di quanta ne riesca ad assorbire la rete locale. E ancora è bene ricordare che il passato ci ha consegnato ben due siti per complessivi 4mila ettari da bonificare, Sin Tito e Val Basento, con tutti i guai annessi e connessi. Abbiamo in pancia anche i problemi della Trisaia di Rotondella. Nonostante tutto le politiche regionali corrono in direzione “allineata e coperta” verso l’autorizzazione di nuovi pozzi oil & gas, di nuovi mega impianti di fonti rinnovabili, strizzando l’occhio, nelle segrete stanze, anche al nucleare. Direzione “allineata e coperta” verso la produzione di tecnologie e servizi per le forze armate e la sicurezza nazionale.
Non siamo ideologicamente contrari all’energia alternativa, anche se l’argomento richiederebbe approfondimenti complessi. Siamo contrari alla speculazione privata dei gruppi industriali e finanziari sulle fonti energetiche. Soprattutto siamo contrari al concept di sviluppo economico propagandato e messo a terra dal governo regionale. Ci sono altre forme a controllo pubblico per mettere al servizio dell’economia e dei cittadini le energie alternative. Si faccia sul serio sulle Comunità energetiche, sui piccoli impianti domestici, in agricoltura e nelle altre attività produttive, specie artigianali e delle piccole e medie imprese. Senza che ciò obblighi alla mediazione degli speculatori e dei grandi gruppi di interesse. Senza il ricorso ad ulteriori giri e raggiri di denaro e di altre oscure intercessioni. Ma, ripetiamo, il problema è il concetto di sviluppo della Giunta Bardi.
La logica della compravendita del territorio
Sullo sfondo e in fondo a questi scenari c’è un’idea di sviluppo economico che non possiamo accettare. In primo luogo perché la promessa dello “sviluppo” è appunto una promessa che rinvia a un futuro assolutamente incerto. Lo abbiamo già sperimentato con il petrolio, e non solo. Oggi l’unica certezza riguarda i profitti dei grandi e piccoli speculatori. L’approccio delle politiche regionali al cosiddetto “sviluppo” è drammaticamente semplice: svendere il patrimonio naturalistico, paesaggistico, agropastorale, idrico al migliore offerente in cambio di soldi. Soldi per fare cosa? Nella logica di Bardi e dei suoi sostenitori si tratta di denaro da distribuire ai cittadini sotto forma di servizi, contributi, agevolazioni, bonus eccetera.
È fuori dai loro radar l’idea per cui sarebbe proprio quel patrimonio svenduto a rappresentare un enorme capitale da mettere a rendimento dello sviluppo in direzione contraria alla visione commerciale e speculativa. Non dovremmo disperdere il resto del patrimonio che ci rimane, i tempi che attraversiamo ci suggeriscono direzioni diverse da quelle intraprese dal governo regionale. La Regione non può fare cassa svendendo il patrimonio materiale e immateriale e consentendo lo scempio del territorio con la promessa dello sviluppo. È una sciocchezza. Il sole, il vento, l’acqua, i fiumi, i boschi, i campi agricoli, le montagne, le colline, i beni archeologici, storici, antropologici, culturali, non sono mezzi di produzione da regalare agli speculatori in cambio di elemosine ai cittadini e di consenso elettorale ai politici.
Si mettano a confronto le visioni di sviluppo e di futuro della Basilicata
Il disegno di legge deve essere discusso ed eventualmente approvato in Consiglio regionale. Vogliamo immaginare un dibattito non chiuso nell’aula assembleare, ma preventivamente aperto ai cittadini nelle piazze e nelle sale pubbliche. Vogliamo immaginare un dibattito che metta al centro non la ragioneria, l’aritmetica dei ristorni o i cavilli contrattuali sulle risorse del fondo, eccetera, ma la visione di sviluppo. Non si tratta di discutere se le energie rinnovabili siano necessarie perché alternative al petrolio o siano utili perché pulite, eccetera. No. Si tratta di decidere quale sarà il futuro della Basilicata a partire da oggi, anzi da ieri. Futuro economico, ambientale, sociale, demografico. Quale sarà l’identità dello sviluppo in questa regione. Un’identità che appoggia sul capitale immateriale e naturalistico del territorio e sulle sue enormi potenzialità, o che si fonda sulla distruzione di quel capitale? Opporsi con coraggio e con intelligenza a quel disegno di legge favorirebbe questa discussione. Il punto di vista di Bardi, Pepe e compagnia lo conosciamo: fare della Basilicata una piattaforma energetica a tutto campo implicando anche come effetto collaterale e forse preliminare un ulteriore spopolamento; favorire i grandi gruppi industriali e finanziari nell’accumulazione di profitti in cambio di investimenti che prevedono la distruzione del capitale naturale e immateriale del territorio; manipolare l’opinione pubblica attraverso l’illusione dello sviluppo, della ricchezza, dei vantaggi economici diretti e indiretti per le famiglie lucane; consentire agli stessi esponenti delle istituzioni e della politica di trarre vantaggi dagli investimenti, spesso coperti in abbondanza da incentivi e risorse pubblici, dei gruppi di interesse.
Quello che non sappiamo, invece, è il pensiero organico, sullo sviluppo e sul futuro della Basilicata, di tutti coloro, sindacati, partiti, forze sociali che dicono di opporsi alle politiche del governo regionale di centrodestra. Va tutto bene, ma qui si tratta di opporsi a un’idea sbagliata di futuro, proponendo un’altra idea di futuro. Si faccia sul serio.
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