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I migranti stagionali possono attendere che passi il Ferragosto
Foto di repertorio

Di fronte alle tragedie degli ultimi mesi e alle persistenti condizioni di sfruttamento e precarietà, il tempo delle dichiarazioni di rito appare ormai esaurito

La Cgil organizza un convegno a Potenza per la presentazione di un libro sulla storia del caporalato mentre a Palazzo il Centro di accoglienza stagionali e’ ancora chiuso. Ecco una istantanea paradossale della situazione che vivono i migranti e le imprese che hanno bisogno di manodopera. Sono in corso, in netto ritardo, gli adempimenti per il fitto dei sevizi e la manutenzione del sito. I migranti possono attendere che passi il ferragosto.

La gestione del Centro di Palazzo San Gervasio è stata affidata dalla Regione Basilicata, per un periodo di quattro anni all’ARCI, con una clausola che fissa l’apertura dal mese di luglio fino a ottobre di ogni anno. Siamo di fronte alla violazione sistematica dei contratti di affidamento dei servizi appaltati per una precisa responsabilità della Regione Basilicata che deve provvedere alla attuazione degli interventi finanziati e appaltati.

I migrati già presenti nel Bradano, sono costretti a vivere nei tuguri. Nel Metapontino continuano gli sgomberi degli stagionali costretti a vivere in insediamenti di fortuna e sotto i ponti, senza poter usufruire del centro di accoglienza nei pressi dei luoghi di lavoro. Il Centro di 50 posti allestito a Tursi dopo i tentativi di Valsinni e Montalbano e scarsamente frequentato

Questa situazione rappresenta l’ennesima conseguenza dei ritardi e delle criticità che hanno caratterizzato l’attuazione dei progetti Su.Pr.Eme., programma che in pochi anni ha gestito in Basilicata circa 7 milioni di euro in buona parte per  eventi, conferenze, formazione, consulenze, mediazione culturale assistenza tecnica e apparati di gestione, interventi de ristrutturazione, oli sociali immaginari. Tutto questo dopo le due tragedie che hanno provocato la morte di otto lavoratori migranti impiegati nelle campagne del Metapontino.

Carente è il ruolo svolto dalle parti sociali e da gran parte del mondo del terzo, oggi quasi completamente silenti, salvo isolati comunicati ed eventi, a differenza di quanto avveniva negli anni passati, quando il confronto pubblico e la mobilitazione a tutela dei diritti dei lavoratori migranti erano costanti, partecipati e incisivi.

Di fronte a una situazione che continua a riproporre emergenze, ritardi e tragedie, appare quanto mai necessario recuperare quel protagonismo civile e sociale che per anni ha rappresentato un elemento fondamentale nella difesa dei diritti, della legalità e della dignità del lavoro.

Di fronte alle tragedie degli ultimi mesi e alle persistenti condizioni di sfruttamento e precarietà, il tempo delle dichiarazioni di rito appare ormai esaurito.

Servono decisioni rapide, trasparenza amministrativa e il pieno utilizzo delle risorse disponibili per garantire accoglienza dignitosa e inclusione, legalità e contrasto al caporalato a circa 50 mila lavoratori migranti residenti e non che ogni sostengono i comparti economici lucani ed il sistema scolastico. Pietro Simonetti – CSERES