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Il modello dell’indifferenza tra proclami nazionali e il “sacco” dei diritti locali

Esiste una Basilicata in cui un’associazione deve ricorrere alla Procura della Repubblica solo per poter vedere le carte che riguardano il patrimonio pubblico

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dell’Amscil, Associazione Micologica della Cultura Idnologica Lucana

Esiste una Basilicata che sfila nelle aule della Camera dei Deputati per annunciare “strategie condivise” e “modelli lucani” di sviluppo, siglando protocolli con enti nazionali che sembrano ignorare del tutto le realtà che il territorio lo vivono e lo difendono ogni giorno . E poi esiste la Basilicata reale, quella in cui un’associazione micologica deve ricorrere alla Procura della Repubblica solo per poter vedere le carte che riguardano il patrimonio pubblico.

Il recente annuncio di un protocollo d’intesa con un’associazione nazionale per la valorizzazione del tartufo, celebrato in sedi istituzionali romane, è l’ultimo atto di una politica autoreferenziale. Mentre si parla di “opportunità per le aree interne”, le associazioni lucane vengono svilite da un’indifferenza che ha il sapore amaro dell’esclusione. È la negazione della Dikaiosyne (Giustizia) platonica: non può esserci armonia in uno Stato dove chi governa si chiude in una torre d’avorio, ignorando i propri cittadini per favorire passerelle mediatiche.

La “purgazione” della competenza Da oltre un anno, il comparto tartuficolo lucano è teatro di una battaglia per la legalità. Tutto è iniziato con l’esclusione sistematica delle componenti tecniche e micologiche dalle commissioni d’esame. Invocando criteri non previsti dalla legge, l’amministrazione ha trasformato un organo che doveva essere mistto e rappresentativo in un “club” di soli funzionari interni, privando gli aspiranti tartufai del filtro scientifico previsto dalle norme regionali.

A questo si aggiunge l’enigma della “doppia tassa”: una gabella improvvisa che ha costretto molti raccoglitori a versare due volte la stessa quota per il rinnovo del tesserino, una prassi definita “indebita riscossione di tributi” nelle segnalazioni inviate alla Corte dei Conti. In una regione che soffre per lo spopolamento e la mancanza di servizi, la burocrazia sembra impegnata più a creare ostacoli che a generare sviluppo.

Il mistero dei 143 ettari e il sopralluogo “fantasma” L’episodio più inquietante riguarda il riconoscimento della tartufaia controllatapiù grande d’Europa: 143 ettari di bosco demaniale affidati a un’agenzia regionale. Il decreto presidenziale che autorizza il progetto attesta solennemente la partecipazione dei Carabinieri Forestali alle verifiche tecniche. Tuttavia, con una nota ufficiale che smentisce categoricamente l’atto pubblico, il Comando dell’Arma ha precisato che nessun militare ha partecipato a operazioni tecniche, riferendo solo di un “incontro fortuito” in pineta durante un normale pattugliamento.

Inoltre, mentre si proclama la tutela delle aree interne, l’autorità ambientale regionale ha certificato la totale assenza di Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) per questo progetto massivo, situato integralmente in un sito protetto Rete Natura 2000. Come può una politica definirsi “attenta al territorio” se autorizza interventi invasivi eludendo le direttive comunitarie sulla biodiversità?

Oltre il petrolio: rivendicare la dignità Socrate insegnava che il male nasce dall’ignoranza del bene. In Basilicata, il male sembra nascere dall’abitudine alla sudditanza. Siamo la regione dell’oro nero che arricchisce pochi e lascia in eredità malattie e spopolamento, mentre i giovani continuano a fuggire perché la sanità e il lavoro sembrano privilegi legati a una “raccomandazione” piuttosto che diritti inalienabili.

Ma la virtù aristotelica è un “abito operativo”, un’azione continua. L’Amscil ha chiesto il sequestro probatorio dei fascicoli originali perché la verità non può essere né negoziata né coperta da un protocollo d’intesa. Ai lucani che non accettano di soccombere all’arroganza di un potere che nega l’accesso agli atti invocando il “segreto commerciale” su boschi pubblici, diciamo: la vostra terra è il vostro destino. Combattere per la trasparenza di un ufficio foreste o per la correttezza di un esame non è una questione tecnica, è un atto di orgoglio per riprenderci il diritto di scegliere, qui, il futuro delle prossime generazioni.