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Il nuovo vertice del potere lucano e il metodo della “fratellanza”
Immagine generata con IA

Si allunga e si allarga l’area di confine dove il lecito e l’illecito si confondono

Siamo rimasti soli, ma forse lo siamo sempre stati, a descrivere scenari e ad ipotizzare l’espandersi di fenomeni di “mafiosità” sul territorio regionale. Ne siamo rammaricati. Ma è nostro dovere continuare a dare ai cittadini strumenti di lettura e di interpretazione su ciò che accade in Basilicata. Lo facciamo mettendo insieme i puntini delle nostre informazioni e delle nostre osservazioni: colleghiamo idee, eventi o indizi sparsi per dare loro un senso logico o un quadro completo. Dettagli che appaiono isolati, separati, ma che forniscono una visione più chiara degli accadimenti.  E il senso logico ci porta ad ipotizzare un’espansione delle zone grigie dentro un sistema chiuso di relazioni tra esponenti delle istituzioni pubbliche, dell’imprenditoria e delle professioni. Si allunga e si allarga l’area di confine dove il lecito e l’illecito si confondono.

Il fenomeno si sviluppa grazie a faccendieri-mediatori che con la compiacenza di funzionari, offrono corsie preferenziali all’interno della Pubblica Amministrazione, aggirando gli ostacoli normativi; grazie alla debolezza dei partiti e al voto di scambio; grazie alla scarsità di capitale sociale civile, all’indifferenza sociale e alla perdita di fiducia nelle istituzioni democratiche; grazie alla stagnazione della classe dirigente pubblica: a ricoprire ruoli chiave nella Pubblica Amministrazione (dirigenti sanitari, responsabili degli uffici tecnici comunali, manager di società partecipate) sono sempre gli stessi e ciò permette la creazione di veri e propri “cartelli” di potere inamovibili, facilmente permeabili dalle lusinghe di personaggi discutibili e spesso legati a gruppi di affari anche illeciti che agiscono nell’ombra e dietro le quinte.

Il settore degli appalti e delle autorizzazioni (infrastrutture, sanità, gestione dei rifiuti, infrastrutture digitali, grandi eventi, energia) sono il terreno di caccia principale. Ormai esiste nella realtà un sistema che si configura “mafioso” anche se non si percepisce né si definisce tale. E questo perché il mercato locale è chiuso e le gare pubbliche vengono spartite sistematicamente a tavolino tra poche aziende contigue e legate anche da rapporti corruttivi con esponenti delle istituzioni e della burocrazia locale. E questa condizione oggi è favorita dall’afflusso massiccio di fondi straordinari: l’arrivo repentino di grande liquidità (come i fondi strutturali europei, i fondi per le ricostruzioni post-sismiche o il PNRR). Il sistema possiede le competenze tecniche (avvocati, commercialisti, progettisti) per intercettare questi flussi prima ancora che vengano erogati, piegando i bandi di gara a proprio favore.

Aziende con quote sociali attestate a società fiduciarie. Amministratori che sono soggetti nullatenenti, giovanissimi o molto anziani o cittadini esteri difficili da reperire. Prestanome o teste di legno, mogli casalinghe amministratori unici. Cambiamenti improvvisi della compagine sociale, della sede legale, spesso spostata presso domiciliazioni fittizie, e dell’oggetto sociale, in un ristretto arco temporale. Emissione di fatture relative a settori merceologici completamente estranei all’attività dichiarata all’Agenzia delle Entrate. Società che utilizzano diciture estremamente vaghe per la fatturazione “Consulenza direzionale”, “Prestazione di servizi informatici”, “Fornitura materiale di cantiere generico”, prive di dettagli, contratti d’appalto o stato avanzamento lavori. Insomma Società anomale o cosiddette cartiera da tempo si sono affacciate in Basilicata. Ma questo è ormai noto. Così come è noto che a rimetterci sono gli imprenditori e i cittadini onesti che pur essendo la maggioranza contano quanto una esigua minoranza.

Oggi forniamo un nuovo impulso. L’attenzione pubblica deve estendersi ad un altro fronte. Stiamo passando dal metodo ordinario che prevede un corrotto e un corruttore in un rapporto di subalternità, alla prevalenza del vincolo “fraterno” e amicale di mutuo soccorso e omertà di casta in un rapporto di parità. Non c’è più il politico che usa l’imprenditore, o viceversa, per raggiungere i propri scopi. Ormai sia l’uno sia l’altro siedono allo stesso tavolo, con lo stesso “grado”, decidendo le strategie di sviluppo (o di saccheggio) di un territorio o di un appalto o di un settore economico. Si va insieme alla stessa festa, alla stessa cena e si raccontano all’unisono le stesse storie utili al rinforzo reciproco sul piano comunicativo e di immagine. E tutto questo più o meno alla luce del sole.

Perciò bisogna essere ciechi per non vedere che cosa sta accadendo di nuovo in questi ultimi due-tre anni in Basilicata. Non si tratta più di malcostume, di abusi d’ufficio, di voto di scambio o di clientelismo. In questi anni si sta formando un nuovo “cartello” politico-imprenditoriale parallelo alle istituzioni e nello stesso tempo insinuato nelle istituzioni. Un nuovo “vertice di fratellanza”, trasversale agli schieramenti tradizionali, che ha scopi suoi propri esterni e distanti dall’interesse generale dei lucani e dalle prospettive di sviluppo della Basilicata.

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