In Basilicata è tutta una questione di “ciccia”
Lo spolpamento del territorio ad opera dei mosconi del profitto
C’è il petrolio qui, lo estraggono danneggiando ambiente, salute e depredando le risorse naturali. Poi hanno detto che con gli idrocarburi prima o poi bisogna smetterla: bisogna fare la transizione energetica, incamminarsi nel futuro green. E allora hanno invaso il territorio di impianti eolici oltre ogni limite, di impianti fotovoltaici e di biogas, depredando risorse naturali, violentando i paesaggi, distruggendo terreni agricoli, danneggiando ambiente e salute. Oggi sulla nostra terra ci sono sia i pozzi petroliferi sia gli impianti eolici fotovoltaici e di biogas. Si sono aggiunti al petrolio.
Poi diranno (anzi già lo dicono) che l’unico modo per ottenere energia pulita, sicura, sostenibile, e che potrà renderci indipendenti dalle forniture estere, è quella nucleare. E allora avremo sulla nostra terra i pozzi petroliferi, gli impianti eolici, fotovoltaici e di biogas e la centrale nucleare.
Poi diranno (anzi già lo dicono) che ormai fatto tre facciamo quattro. Avete tutto, prendetevi pure la discarica dei rifiuti radioattivi. Poi diranno (anzi già lo dicono) bisogna adattarsi al clima, alla siccità, alle alluvioni, alle esondazioni, ai campi di grano e ai frutteti distrutti. Non lasciatevi prendere dall’ecoansia. Tanto, ciò che conta è che riusciate a campare con le pensioni, con il lavoro precario, con la cassa integrazione, con le indennità statali e regionali, con i bonus di sopravvivenza. Niente ansia, in molti se ne andranno (anzi già lo fanno) e qui finalmente ci saranno altre praterie per le valli dell’idrogeno, per altri pozzi Oil& Gas, per altri impianti eolici e fotovoltaici e per tutta la “ciccia” speculativa che attrae i mosconi del profitto. Quando si posano su quella ciccia la ingoiano con voracità. E alla fine nemmeno l’osso ci lasciano.
Ma tranquilli. Arriva l’assessora all’ambiente, Laura Mongiello, in compagnia dell’imprenditore che fa affari sull’eolico e sul fotovoltaico che è anche vicepresidente di Confindustria, Donato Macchia. Un imprenditore buono, che si spende con tutte le sue forze per liberarci dagli idrocarburi.
Per tranquillizzarci e renderci felici, Laura Mongiello ci racconta della svolta a proposito dei siti contaminati da bonificare: “È in atto un vero e proprio cambio di paradigma che sposta l’attenzione dall’emergenza alla programmazione. Le bonifiche non possono più essere considerate soltanto un costo o una ferita del passato, ma devono diventare un investimento strategico e una leva di rigenerazione territoriale”.
Su, siate ottimisti. Se vi hanno ferito fisicamente, psicologicamente, magari violentati in qualche modo, non vi ribellate, siate contenti, è un’opportunità per rigenerarsi. Non impedite nuovi disastri, perché è da lì che rinasce lo sviluppo. Chi conosce la storia del Sin di Tito, prima e dopo il disastro, ha la facoltà di ridere.
L’assessora ci invita a guardare con lacrime di gioia il futuro: “La sostenibilità ambientale e la corretta gestione del suolo non rappresentano un ostacolo allo sviluppo delle imprese, ma costituiscono oggi un fattore competitivo e di credibilità. Bonificare l’area industriale di Tito significa tutelare la salute pubblica (geniale, n.d.r.) restituire aree sicure alla collettività e creare le condizioni per attrarre nuovi investimenti e occupazione di qualità.” Ora, quando questo futuro radioso arriverà, noi non ci saremo. Mi auguro che l’assessora viva almeno altri 100 anni. Così potrà dare conto di quanto oggi ci ha promesso. Lunga vita anche a Donato Macchia e ai suoi colleghi di affari: affinché riescano a cogliere le opportunità della nuova “ciccia” sul sito bonificato. A noi comuni mortali non resta che la rivoluzione, quella vera. E non abbiamo molto tempo.
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