La Basilicata deve essere ancora saccheggiata…
La Lucania dei signor sì a Palazzo Chigi a parlare di “crisi industriali” e futuro. Nuovi pozzi in Val d’Agri?
Al di là di un lungo comunicatodiramato subito dopo, cosa ci faceva ieri (16 luglio) il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi (e qualche capo Dipartimento regionale) a un incontro a Palazzo Chigi presieduto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio (Mantovano) circondato da altri pezzi ‘strategici’ del Governo Meloni? Si parlava di “crisi industriale” in Basilicata. Già. E allora parliamone.
POZZI PETROLIFERI E NUCLEARE Sulla nostra regione pendono altre 14 richieste di perforazioni petrolifere, in val d’Agri (concessione Eni), che si sommano alle innumerevoli già perpetrate negli ultimi 30 anni tra Val d’Agri (Eni) e Tempa Rossa (Total). I risultati socioeconomici, ambientali e sanitari di questo sfruttamento decennale sono sotto gli occhi di tutti e dovrebbero far venire i brividi. Ma niente, sul tema Bardi si è detto “possibilista” a valutare altre eventuali estrazioni, magari se ce lo chiede lo Stato (quindi Governo Meloni). Non ha chiuso le porte, il Generale, tutt’altro. Poi ci sarebbe anche la questione del deposito di scorie nucleari, che, sebbene non abbia ottenuto il suo ok, continua ad aleggiare in una vasta area dai campi gialli che taglia la Basilicata da Genzano fino alle vicinanze di Matera, con 10 siti che rientrano nella Carta nazionale delle aree idonee. Per ora la questione cova sotto la cenere, pronta a riesplodere a breve. Questione di mesi.
POLVERE DI STELLANTIS E poi c’è la “crisi Automotive”. Hanno parlato anche di Stellantis, a Palazzo Chigi, gli alti rappresentanti istituzionali. A Melfi, per la cronaca, si stanno realizzando i “nuovi modelli” elettrici e ibridi, 5 per la precisione (Nuova Compass, Ds7, Ds8, Lancia Gamma e un’Alfa Romeo, ad oggi ancora innominalbile). Ma si tratta di auto di segmento medio alto, piuttosto costose, e che quindi partono già senza i favori del pronostico, in termini di vendite, vista la concorrenza cinese (e non solo) che già impazza in Europa e in Italia. Come dire, tra 5 anni, la crisi sarà ancora lì, solo più acuita da scelte strategiche e industriali che appaiono, francamente, un azzardo.
BASILICATA DA SFRUTTARE Al di là, quindi, del comunicato diramato da Palazzo Chigi, c’è un sottotesto che non si vede. Ma si intuisce. Sul tavolo c’erano le Zes (Zone economiche speciali) per atttirare investimenti in Lucania e al Sud. Ma era ciò che appariva in superficie. Più in profondità si legge la vicinanza politica e la fedeltà del governatore Bardi (al suo secondo mandato) all’esecutivo Meloni. Chiamato all’appello, ha riposto “sì”, ci sono. Poi sui veri temi e su cosa sia emerso concretamente, si capisce ben poco. Viene il dubbio che la Basilicata forse deve ancora dare. Si deve ancora immolare. Le sue ‘terre rare”, evidentemente, necessitano di ulteriore sfruttamento, le sue colline gialle al declivio meritano, probabilmente, di essere colmate di altri ‘scarti’, come se non bastassero quelli petroliferi già smaltiti da Tecnoparco (Pisticci Scalo). Sulla crisi dell’automotive, infine, vista l’irrilevanza italiana e del ministro Urso (almeno sin qui), viene da sorridere. Materiale per i futuri venerdì di Crozza. Per il resto c’è la Basilicata dei “signor sì”. Quando giunge la chiamata si corre all’appello, anche perchè in un un futuro neanche troppo lontano, potrebbe sempre tornare utile. Infine restiamo noi, i lucani. In attesa del prossimo saccheggio, del prossimo sopruso. Ce lo chiede lo Stato? Staremo a vedere.


