“L’alternativa c’è”, rassicura Elly Schlein dalle colonne del Foglio. In che senso?
Ma se le politiche di Giorgia e di Elly sono le stesse come la mettiamo?
L’alternativa, a mio modo di vedere, si misura sulle proposte e sulle politiche. Ma se le politiche di Meloni e Schlein sono le stesse che facciamo? Scegliamo tra l’essere guerrafondai di destra o di sinistra? Se sono meglio gli azzeccagarbugli di destra o di sinistra nell’interpretare l’articolo 11 della Costituzione? Articolo che prevede una postura ben diversa da quella del Colle, di Giorgia e, a quanto pare, anche di Elly.
E poi stordisce come un tuono il silenzio delle due competitor sulla vicenda di Gaza, del genocidio, della aggressione all’Iran. Sì aggressione, ma per Elly e Giorgia le aggressioni non sono tutte uguali. C’è l’imperialismo di Putin che va sanzionato e c’è l’imperialismo Occidentale che vede il Medio Oriente come una colonia da secoli e che è certamente imperialismo buono. C’è anche la questione delle donne, che è diversa se siamo in Iran o in Arabia Saudita e del nucleare e delle relative bombe. Sana deterrenza se la facciamo noi, pericolo mondiale se la fanno gli altri.
Proprio nel doppiopesismo, sempre più disgustoso, l’Europa ha perso la supremazia morale. L’unica con cui si può esercitare una leadership mondiale con il soft power, molto diverso dall’uso delle armi. E quindi vilmente, o per calcolo, sul Foglio Ellyevita la questione mediorientale e il genocidio dei gazawi mettendo la testa sotto la sabbia nello stesso modo con cui fa il Colle e Giorgia. Meglio non parlarne affatto come se questo non fosse un tema dirimente non solo per la sinistra ma per le persone perbene e quel che resta di umanità nel mondo.
E quindi l’intervista di Elly ha un solo messaggio per un unico destinatario: siamo noi i garanti del sistema e non Giorgia. Siamo noi perché più educati e perché sappiamo educare le masse e garantiamo il rispetto della Costituzione perché noi ne siamo gli interpreti legittimi e non i garanti, come qualche sciocco potrebbe pensare. Siamo anche talmente europeisti che votiamo tutto in Europa, anche il governo di destra di Ursula von der Leyen e tutte le follie europee dal riarmo alle sanzioni a senso unico. Siamo talmente europeisti che votiamo e abbiamo votato tutte le riforme liberiste che hanno affossato il Paese da trenta anni e continueremo a farlo. Siamo talmente bravi che abbiamo appoggiato la lettera Draghi Trichet del 2011 che diceva: “tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011”. Perché siamo noi a interpretare la Costituzione e a far bere come acqua di fonte tutte le riforme antisociali e anti welfare di Draghi al sindacato e al popolo bue. Se queste cose le avesse dette e fatte la destra sarebbe stato un attacco al parlamentarismo e alla democrazia. Ma quando la destra è il PD, caro Draghi e cari tutti, va tutto bene.
E quindi siamo alle solite. Il PD, come dimostra l’intervista di Elly, non è cambiato e non c’è da fidarsi e quindi rassegniamoci. La scelta è tra chi interpreta meglio la destra liberista di sistema e chi riesce a intortare meglio i ceti che soffrono di più dalle conseguenze del liberismo e dalla perdita costante di welfare, diritti, salari dell’Italia rispetto a quelli che gli americani chiamano comparable, ossia stati simili.
E però cara Elly, voi Quartapelle, Gori, Delrio e compagnia cantante avete la stessa attrattiva di un pappatacio per gli elettori di sinistra che da tempo non vanno più a votare e per questa via rischiate di fare un Letta Bis. A quanto pare Elly ha già rispolverato l’agenda Draghi.
Nelle vostre stanze e nei palazzi potete decidere le alleanze che volete ma l’elettorato disaffezionato difficilmente voterà il Campo Largo, e nemmeno i suoi partiti anche se si chiamano AVS e M5S, con dentro Calenda e Renzi e con la piattaforma politica enunciata da Elly al Foglio, giornale indigeribile per noi elettori del Campo largo. Giorgia governerà anche la prossima legislatura perché tra l’originale e la sua imitazione la gente sceglierà di nuovo l’originale.
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