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Le ombre di Draghi, Letta e Meloni nel “campo largo”

Il punto è che il PD non può rinunciare alla propria natura di garante del Sistema, con cui ha sorretto tutta la vita della Seconda Repubblica

Se penso al Campo largo in versione Schlein intervista al Foglio mi viene in mente la lunga agonia del governo Conte II. Un attacco concentrico di Renzi e dei centristi del PD che contestavano il Governo utilizzando strumentalmente il MES sanitario.  Nell’ipotesi di vittoria del Campo largo lo spauracchio di una nuova edizione di quel governo con una moltiplicazione dei fronti di scontro, dalle armi alla politica sociale, più che probabile è certa.

Il punto è che il PD non può rinunciare alla propria natura di garante del Sistema, con cui ha sorretto tutta la vita della Seconda Repubblica, non riuscendo a costruirsi una nuova pelle di riformisti del Sistema. Credo sia innegabile che sia dal punto di vista dei funzionamenti della Costituzione sia per la conduzione della politica economica da più di 30 anni i centristi del PD abbiano esercitato la loro influenza culturale sull’azione dei governi sia di centro sinistra sia di centro destra.

D’altro canto, a parte la questione dei diritti civili e delle libertà individuali, su tutto il resto la differenza tra la destra liberista, delle burocrazie europee, e il PD è stata impercettibile. E credo sia innegabile che nella politica economica e sociale se il PD fosse oggi al governo avrebbe operato in economia come il Governo Meloni e in continuità con Mario Draghi.

Ma se il PD si pone ancora come garante dell’establishment questo implica una riflessione profonda sui risultati di 30 anni di politiche ispirate della destra liberista europea rappresentata in Italia dal PD.

Insomma è ora di fare un discorso serio al PD

Innanzi tutto guardando ai risultati in politica economica ottenuti dalla Seconda Repubblica. Dal 1999 al 2024 il PIL pro capite reale degli italiani è incrementato del 9,80%, quello dei tedeschi del 28,90%, dei francesi del 23,40, degli spagnoli del 27,1% e degli americani del 41,2% (Fonte World Bank). Non è andata meglio sul piano dei salari. Dal 2000 al 2024 quello degli italiani è diminuito del 2,3%, invece quello dei tedeschi è cresciuto del 17%, dei francesi del 19,7, degli spagnoli del 5,1% e degli americani del 27,7% (Fonte OCSE).

C’è di peggio. Secondo lo studio Acciari-Alvaredo-Morelli nel 1995 il 10% dei più ricchi possedeva il 44% della ricchezza nazionale, nel 2016 il 56%. Per contro il 50% della popolazione più povera nel 1995 possedeva l’11,7% della ricchezza nazionale e nel 2016 il 3,5%. In altri termini il PD ha tradito la propria ragione sociale. Appare evidente come le politiche attuate abbiano favorito la concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi. Questi pochi sono gli azionisti dei media di sistema, che ovviamente hanno sempre appoggiato le politiche anti sociali di tutti i governi della Seconda Repubblica.

Non a caso, nel plauso di tutti i media, tra il 1990 e il 2000 i proventi delle privatizzazioni italiane furono pari a circa l’8,2% del PIL, una delle operazioni di dismissione più vaste realizzate nei Paesi industrializzati. Le privatizzazioni nate sotto impulso di Romano Prodi e attuate da Mario Draghi e dai successivi governi hanno riguardato i settori dell’energia, delle telecomunicazioni, delle autostrade, del trasporto aereo, della siderurgia, della meccanica, della difesa, della cantieristica, delle banche, assicurazioni, dell’immobiliare e delle nuove tecnologie, privando da un lato lo Stato di una possibilità di manovra diretta nell’economia e dall’altro trasferendo ricchezza pubblica ai privati. Ampie fette di società strategiche come ENI, ENEL, SIP, Autostrade, Alitalia, Ilva, Finmeccanica, Fincantieri, Comit, Credito Italiano, Banco di Roma, Mediobanca, Ina, STET, Italtel, Elsag, Selenia, Finsiel sono state cedute in parte o totalmente al mercato. In questo modo lo Stato ha perso ogni possibilità di intervento diretto nell’economia.

Demolizione di diritti e welfare e dell’equità territoriale

Sul piano delle riforme su input di Mario Draghi e della BCE, esautorando il parlamento di ogni autonomia, i governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni hanno approvato il pareggio di bilancio in Costituzione, la riforma Fornero, le liberalizzazioni, la spending review, la riforma del mercato del lavoro, il Jobs act, la revisione della disciplina dei licenziamenti, le politiche attive del lavoro e la riduzione del costo della PA. In aggiunta si è parzialmente privatizzato il sistema pensionistico e della sanità, facendo regredire tutte le conquiste di welfare fatte in anni di lotta.

Il PD ha poi flirtato con la Lega sulla autonomia differenziata arrivando a sostenere, per bocca di Emanuele Felice, che è stato responsabile economico del PD e vicino all’attuale segreteria, nel suo libro Perché il Sud è rimasto indietro, che le ragioni del divario sono prevalentemente attribuibili alla classe dirigente locale e alla cultura dei meridionali dando così copertura ai primi accordi di devolution firmati da Gentiloni e da alcuni governatori delle regioni del Nord tra cui Bonaccini. Resta la domanda a Felice ma Pittella, De Filippo, Bubbico e in Puglia Emiliano non erano governatori del PD? Quindi anche loro responsabili del divario?

E fatto tutto ciò il debito pubblico dal 2001 al 2025 è cresciuto di 28,6 punti e nel 2024 abbiamo 5,7 milioni di persone in povertà assoluta e 13,3 milioni a rischio di esclusione sociale (2025).

La Costituzione si interpreta o si applica?

E poi i centristi del PD si sono sempre sentiti gli interpreti assoluti della Costituzione, invece di applicarla. La interpretano quando il parlamento vota a scatola chiusa le manovre imposte dalla BCE, quando vengono fatti i governi tecnici e quando si commercia in armi con parti in conflitto.

Nel 2011, con la complicità di Napolitano, il PD portava avanti il più grande attacco alla democrazia parlamentare mai attuato in Italia. Il diktat della BCE al Governo Berlusconi imponeva “… che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011.” Berlusconi, che non volle assumersi l’onere delle riforme indicate da Draghi, si sfilò dimettendosi e il PD, anziché contestare quella torsione, se ne fece garante politico sostenendo il governo Monti, insieme al PDL, che diede una ipocrita adesione, e alle forze centriste, con la sostanziale acquiescenza delle organizzazioni sindacali.

L’articolo 1 della costituzione afferma che la sovranità appartiene al Popolo. Il Presidente della Repubblica in base agli artt.87, 88, 74 e 92 della Costituzione ha poteri di Garanzia, di Esternazione e Rappresentanza non di indirizzo politico. La prima garanzia dovrebbe essere proprio relativa al Popolo e al rispetto della sua volontà espressa nelle elezioni. Modificare così radicalmente, come fatto da Napolitano e Mattarella, la volontà popolare con i governi di Monti e Draghi è politicamente più che discutibile, e a mio parere lo è anche sotto il profilo della sostanza costituzionale. Ma ora ci sono i mercati, ora il PNRR ora qualche altro accipicchia per cui a comandare è sempre il Palazzo e i suoi interessi con le giustificazioni degli azzeccagarbugli del PD e dintorni.

L’articolo 11 afferma che l’Italia ripudia la guerra come mezzo di soluzione dei conflitti. Questo come prima cosa impone una postura di pace e testardamente volta alla ricerca di soluzioni diplomatiche e non guerrafondaia, come troppo spesso è apparso il Presidente Mattarella sia nelle sue polemiche contro la Russia sia nel sostenere il riarmo europeo. Inoltre c’è una evidente asimmetria tra come Colle e Governo trattano la questione Ucraina e il genocidio in atto a Gaza. E anche su questo mi pare ci sia un appiattimento di Elly Schlein sul Colle e Meloni.

Nel caso di una presidente della Repubblica di destra Napolitano e Mattarella hanno creato precedenti pericolosissimi e reso di fatto la nostra una repubblica semi presidenziale. Cosa si potrà dire quando il presidente di destra stravolgerà la volontà popolare o assumerà atteggiamenti bellicisti o demolirà le competenze parlamentari?

C’è anche altro, ma fermiamoci qua

Caro PD ora basta. Abbiamo necessità di una vera alternativa alla destra e al sistema. Decidi se puoi far parte del problema o della sua soluzione.

Quindi cautela per il M5S e per AVS nello stringere alleanze con il PD. Con la attuale legge elettorale basta la desistenza in alcuni collegi per impedire una nuova ‘lettiana’ maggioranza di destra. Sono convinto che in assenza di una Campo largo la sommatoria dei singoli partiti che lo compongono avrebbe un numero di voti superiori a quelli di un campo largo unito attirando più voti dal mondo delle astensioni. Questo renderebbe più difficile per il centro destra superare la soglia del 42% e accedere al premio di maggioranza. Una competizione che spinga al voto invece che all’astensione, cosa certa con un campo largo a guida Elly. Come si dice ‘meglio due feriti che un morto’. In caso di pareggio, esito più che probabile, ci sarà l’occasione per fare in modo che tutti gettino la maschera. Per affinità di vedute Mattarella dovrebbe spingere per un governo Meloni – Schlein che hanno posizioni fotocopia sugli aspetti più dirimenti della politica internazionale e sociale.

Enrico Letta non è stato un inciampo, ma la rappresentazione dell’anima più conservatrice e di sistema del PD. Che si metta tutto in chiaro e si dia spazio alle vere forze riformiste di un sistema che non regge più per costruire una alternativa al lettismo di Elly e alla tossica agenda Draghi.

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