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Progetto eolico “Monte Raitiello”, il sindaco di Muro Lucano diffida la Regione
Manifestazione contro l'eolico selvaggio (foto di repertorio)

“Contestazione della legittimità delle proroghe concesse in assenza del presupposto dell’effettivo inizio dei lavori. Richiesta di declaratoria di decadenza dell’Autorizzazione Unica”

I fatti in una lettera di diffida inviata da Giovanni Setaro all’Ufficio Energia – Direzione Generale dell’Ambiente, Energia e Tutela del Territorio, e p.c. al Direttore Generale dell’Ambiente, Energia e Tutela del Territorio e all’ Assessore Regionale all’Ambiente.

Ripercorriamo la vicenda che ha visto da una parte il sindaco e la comunità locale opporsi in tutti i modi alla realizzazione di un impianto che prevede la realizzazione di 25 aerogeneratori(potenza complessiva di 55,80 MW) nei comuni di Muro Lucano, Bella e Balvano e dall’altro le istituzioni regionali con la loro ambiguità.

CRONISTORIA DEI FATTI

C’è una nota del 21 gennaio 2026 con la quale l’Ufficio Energia sostiene di avere acquisito prova dell’inizio dei lavori mediante una comunicazione inoltrata dalla Società Monte Raitiello S.r.l. A questa nota l’Amministrazione Comunale, risponde 17 aprile 2026, evidenziando che nella documentazione trasmessa dalla Regione non risulta alcun estremo di protocollo regionale attestante l’effettiva acquisizione agli atti della comunicazione della Società Monte Raitiello srl circa l’avvio dei lavori.

A questo punto il Comune di Muro Lucano chiede formalmente di indicare il numero e la data del protocollo regionale in entrata relativo alla presunta comunicazione di inizio lavori. La Regione Basilicata non fornisce alcun riscontro.  A questo punto il Comune di Muro Lucano, dopo avere atteso lungamente una risposta, l’8 giugno 2025, trasmette un formale sollecito reiterando integralmente la richiesta di integrazione documentale. Ma anche questa richiesta rimane completamente inevasa. Il mese successivo, l’8 luglio 2026, il Comune notifica formale diffida e messa in mora nei confronti della Direzione Generale dell’Ambiente, Energia e Tutela del Territorio, contestando la persistente inerzia amministrativa e la violazione dei principi di trasparenza, buon andamento, leale collaborazione istituzionale e certezza dell’azione amministrativa. Qualcuno, negli uffici regionali si muove? Macché. Anche la diffida è rimasta priva di qualsiasi riscontro. Insomma, ad oggi, la Regione Basilicata non ha mai prodotto alcun documento attestante il protocollo regionale della presunta comunicazione di inizio lavori, né ha mai fornito alcuna spiegazione circa la mancata registrazione nei propri sistemi documentali.

IL VIZIO ORIGINARIO DELL’INTERO PROCEDIMENTO

Il punto centrale della diffida datata ieri 14 luglio, riguarda il presupposto giuridico sul quale la Regione Basilicata ha costruito l’intera sequenza dei provvedimenti di proroga. E’ evidente, scrive il sindaco, che la proroga del termine di ultimazione dei lavori presuppone necessariamente che i lavori siano stati effettivamente iniziati. In assenza dell’inizio dei lavori, nessuna proroga può essere legittimamente concessa. Nel caso di specie, la Regione ha dapprima dato per dimostrato l’inizio dei lavori sulla base di una semplice comunicazione della società proponente e, successivamente, ha continuato a prorogare i termini senza svolgere alcuna verifica sostanziale circa la reale esistenza di attività di cantiere. Ancora più grave è il fatto che, a fronte delle reiterate richieste del Comune, gli Uffici “non sono mai stati in grado di dimostrare l’effettiva acquisizione agli atti regionali della comunicazione di inizio lavori, non essendo stato mai indicato il relativo numero di protocollo. La mancata esibizione del protocollo regionale assume oggi un rilievo determinante, poiché priva di certezza documentale il principale presupposto sul quale si fondano tutte le successive proroghe.

IL COMUNE DI MURO LUCANO, INVECE, LE VERIFICHE LE HA FATTE

La definitiva conferma della totale inesistenza dell’inizio dei lavori è oggi contenuta nel Verbale di accertamento tecnico di constatazione e rilievo topografico redatto dagli uffici comunali competenti. Il verbale costituisce un’approfondita attività ispettiva eseguita mediante rilievi topografici, verifiche GPS, analisi satellitari multitemporali, comparazione delle ortofoto storiche e sopralluoghi diretti sull’intero tracciato progettuale. L’attività istruttoria ha consentito di accertare in modo oggettivo e scientificamente documentato che: non risultano aree di cantiere; non risultano opere di sbancamento; non risultano scavi; non risultano fondazioni; non risultano plinti; non risultano viabilità di cantiere; non risultano cavidotti; non risultano opere infrastrutturali; non risultano neppure attività preparatorie o propedeutiche.

Il verbale conclude testualmente – spiega il sindaco – che non sussiste la minima evidenza tecnica riconducibile all’avvio dei lavori né sono rinvenibili i presupposti tecnici minimi atti a configurare un inizio dell’esecuzione delle opere, accertando quindi la totale assenza di qualsiasi attività materiale riferibile al progetto autorizzato. Tale documento assume valore determinante poiché redatto da pubblici ufficiali nell’esercizio delle rispettive funzioni istituzionali.

ANCHE IL GSE NON HA NOTIZIE DELL’IMPIANTO

Ulteriore elemento di particolare rilevanza istruttoria è costituito dalla comunicazione del Gestore dei Servizi Energetici S.p.A. del 6 febbraio 2026, con la quale il GSE, all’esito delle verifiche effettuate presso le proprie competenti strutture, ha attestato che per la società Monte Raitiello S.r.l. non risultano convenzioni sottoscritte. Tale circostanza – aggiunge Giovanni Setaro – assume un significativo valore istruttorio nell’ambito del procedimento, poiché rappresenta un ulteriore elemento oggettivo idoneo a dimostrare come il progetto non abbia mai raggiunto quel livello minimo di concreta attuazione richiesto dalla normativa di settore e dalla consolidata giurisprudenza amministrativa. Tuttavia, proprio l’assenza di qualsiasi convenzione con il GSE, certificata dall’Ente competente, assume nel caso di specie una rilevanza fattuale non trascurabile, in quanto si aggiunge agli ulteriori elementi già emersi nel corso dell’istruttoria e contribuisce a delineare un quadro complessivo nel quale non emerge alcun indice concreto dell’effettivo sviluppo dell’iniziativa imprenditoriale.

Sul punto assume particolare rilievo la sentenza del Consiglio di Stato, Sezione IV, 18 dicembre 2023, n. 10967, la quale ha affermato che il concreto inizio dei lavori non può essere desunto da meri adempimenti amministrativi o da dichiarazioni del proponente, ma richiede la presenza di elementi oggettivi e verificabili idonei a dimostrare l’effettivo avvio della realizzazione dell’opera. La medesima pronuncia evidenzia che l’Amministrazione procedente è tenuta a verificare in concreto la sussistenza di tali presupposti prima di riconoscere la permanenza dell’efficacia del titolo autorizzativo. Nel caso di specie, il quadro istruttorio depone in senso opposto: la mancanza di opere materiali accertata dal Comune e l’assenza di convenzioni con il GSE costituiscono elementi convergenti che impongono una verifica preliminare circa la persistente efficacia dell’Autorizzazione Unica, prima di procedere all’esame di qualsiasi modifica progettuale.

L’ILLEGITTIMITÀ DELLA PROSECUZIONE DEL PROCEDIMENTO

Alla luce dei fatti – scrive Setaro – appare incomprensibile come la Regione Basilicata continui a sostenere la validità dell’Autorizzazione Unica e, addirittura, abbia ritenuto di convocare una nuova Conferenza dei Servizi. Proseguire il procedimento amministrativo significa ignorare: l’assenza dell’inizio dei lavori; l’assenza del protocollo regionale relativo alla presunta comunicazione di inizio lavori; il verbale tecnico del Comune che certifica la totale inesistenza di attività di cantiere; la nota del GSE; il quadro normativo nazionale; i consolidati principi giurisprudenziali in materia. Ne consegue che l’Autorizzazione Unica deve ritenersi ormai decaduta e che ogni ulteriore attività amministrativa risulta priva dei necessari presupposti di legittimità.

LA DIFFIDA

Insomma, c’è abbastanza roba per tentare, ancora una volta di fermare lo scempio. Infatti, il Comune di Muro Lucano diffida la Regione Basilicata – Direzione Generale dell’Ambiente, Energia e Tutela del Territorio – Ufficio Energia a:  sospendere immediatamente la Conferenza dei Servizi convocata per il giorno 29 luglio 2026 alle ore 10:30;  non indire ulteriori Conferenze dei Servizi né proseguire il procedimento amministrativo relativo al progetto “Monte Raitiello”; procedere senza ulteriore indugio alla dichiarazione di decadenza dell’Autorizzazione Unica e di ogni successivo provvedimento presupposto o conseguente, per sopravvenuta e accertata insussistenza dei presupposti legittimanti la permanenza del titolo autorizzativo; adottare i conseguenti provvedimenti di autotutela.

OLTRE LA DIFFIDA L’AVVERTIMENTO

Giovanni Setaro sta conducendo, insieme a molti cittadini e associazioni, una battaglia contro l’eolico selvaggio e speculativo nel proprio territorio da molti anni. E quindi va giù duro: Qualora codesta Amministrazione regionale perseveri nella prosecuzione di una procedura amministrativa fondata su presupposti di fatto ormai smentiti da documentazione tecnica ufficiale e continui a omettere l’adozione dei provvedimenti dovuti, questo Ente Locale, a tutela dell’interesse pubblico e delle proprie prerogative istituzionali, si vedrà costretto a trasmettere l’intero fascicolo alle competenti Autorità giudiziarie, contabili e di vigilanza, ivi comprese la Procura della Repubblica, la Procura Regionale della Corte dei Conti e ogni altra Autorità competente, affinché siano accertate eventuali responsabilità amministrative, contabili, civili e penali connesse alla prosecuzione di un procedimento ritenuto privo dei necessari presupposti di legittimità.

Il messaggio che arriva da Muro Lucano – scrive Giovanni Setaro – è soprattutto uno sguardo al futuro

“Le comunità non chiedono privilegi. Chiedono rispetto. Chiedono di essere ascoltate quando si decide del loro futuro. Chiedono che le regole valgano sempre e per tutti. È da questo principio che nasce la fiducia nelle istituzioni ed è su questa fiducia che possiamo costruire uno sviluppo realmente sostenibile.” “Noi continueremo a fare la nostra parte con spirito di collaborazione, ma anche con la determinazione di chi ha ricevuto dai cittadini un mandato preciso: custodire il territorio, difendere l’interesse pubblico e garantire che ogni decisione sia assunta nel pieno rispetto della legge e della volontà delle comunità locali. Perché il futuro della Basilicata si costruisce insieme, con istituzioni credibili, procedure corrette e cittadini che non siano semplici spettatori, ma protagonisti delle scelte che riguardano la loro terra.”

#Eolico selvaggio