Ranucci e Report sotto i colpi della strategia della confusione
Una macchinazione ben orchestrata. Non è credibile chi ha dato per certa la notizia che Ruby fosse la nipote di Mubarak
La strategia della confusione è una tecnica di comunicazione ambigua che usa il disorientamento per superare le difese logiche della mente. Non si usa soltanto in psicoterapia. Più spesso viene utilizzata nella comunicazione politica e mediatica, ma per scopi ben diversi. Nel nostro caso si tratta di una strategia di una parte dei media legati a una fazione di potere politico ed economico. Insieme appassionatamente: la destra e i loro giornali zerbino prodotti da imprenditori avvezzi più agli affari che all’informazione. A costoro non piace il cosiddetto “metodo Report”. Il perché è chiaro a chiunque non abbia la benda sugli occhi e i tappi nelle orecchie.
La strategia della confusione viene usata in terapia per trattare tra l’altro gli schemi mentali rigidi del paziente. Nel caso di Report, quegli schemi rigidi che bisogna frantumare riguardano milioni di persone che attribuiscono a quella trasmissione e al suo conduttore, senza se e senza ma, indiscussa professionalità, onestà, coraggio. Il caso Ranucci-Lavitola offre ai “nemici” del giornalismo l’occasione per creare incertezze, seminare insinuazioni e dividere l’opinione pubblica pro-Report. Lo scopo principale di questa strategia applicata ai media e alla politica che li informa non è far credere a una falsità, ma distruggere la certezza della verità, lasciando il pubblico disorientato, stanco e quindi più manipolabile. Si badi bene, non vogliono distruggere le verità sul caso della bomba a Ranucci, ma le verità raccontate dal programma televisivo e quelle che saranno raccontate in seguito. Della bomba a Ranucci se ne fregano, delle dichiarazioni di Lavitola altrettanto: sono interessati a tutto ciò che in questa storia può diventare motivo per discreditare il giornalista e bloccare Report. Per caso, è più credibile chi ha dato per certa la notizia che Ruby fosse la nipote di Mubarak?
L’obiettivo dei “pennuti” del giornalismo in livrea non è convincere l’opinione pubblica di una tesi specifica, ma rendere l’opinione pubblica incapace di distinguere il vero dal falso, l’incenso dai fumogeni, le lucciole dalle lanterne. Parlo con cognizione.
I fatti sono altri. Qualcuno ha piazzato una bomba davanti l’abitazione del giornalista. Per intimidirlo? Solo un fesso può pensare che Ranucci si faccia intimidire. Per alzare l’asticella della popolarità del giornalista in vista di una sua candidatura alle elezioni? Solo un cretino può crederci. C’è una pista sentimentale? Spazzatura non riciclabile. Esponenti di Fratelli d’Italia insinuano che Report attaccasse il partito su commissione di Lavitola? Ridicolo. E’ amico di un faccendiere? Meglio non fidarsi di certi amici. Ad ogni modo un giornalista può, per tante ragioni, ma se sei un politico o un esponente delle istituzioni no, non puoi. Fare giornalismo d’inchiesta non è facile in questo Paese, devi aspettarti di tutto, finanche le peggiori insinuazioni, accuse infondate, notizie false e fango confezionato ad arte.
E allora? Ho letto in questi giorni cose orribili, false, violente contro Ranucci e la trasmissione che conduce. A questo punto sono autorizzato a “sparare” la mia domanda: la bomba, Lavitola, sono tasselli di una macchinazione ben orchestrata per colpire un simbolo del giornalismo? Ecco, sarebbe utile capire se dietro le quinte delle scene ci sia qualcuno dei servizi. In questa vicenda c’è chi mente, vedremo fino a quando, per coprire qualcun altro che al momento è fuori scena. A mentire non è certo Ranucci.
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