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Stellantis Melfi: solo 90 auto a turno e “più qualità”
Foto di repertorio

Si ipotizza un ulteriore discesa produttiva la prossima settimana, poi le ferie. E un futuro tra incognite e concorrenza cinese

Ancora meno auto, “90 per ogni turno”, potrebbero essere quelle realizzate la prossima settimana, a S. Nicola di Melfi, in quella che con ogni probabilità sarà l’ultima prima della pausa estiva. “L’unica cosa positiva è che lavoreremo tutti e quattro i giorni”, prova a darsi coraggio un operaio del Montaggio. Già, ma è una magra consolazione, visto che in meno di un mese, si è passati dalle “290 auto” di metà giugno a “90 massimo 95” a turno della prossima settimana.

Nessuna comunicazione ufficiale è giunta sin qui, ma la discesa produttiva è già vistosa. “I capi dicono che adesso viene richiesta più qualità, perché ci sono tante auto con anomalie da recuperare nei piazzali”, svela la fonte.  La messa in produzione delle nuove auto, tra elettriche e ibride, avrebbe imposto questa inversione di tendenza all’insegna di una “maggiore qualità”. Sulla linea passano Nuova Compass, Ds8, Ds 7 e Lancia Gamma. E a settembre si attende la presentazione del nuovo Suv Alfa Romeo, che dal 2027 dovrebbe completare la ‘cinquina’ in produzione a Melfi.

Le voci più malevole, in realtà, parlano di “vendite e richieste basse per auto di segmento medioalto difficili da piazzare sul mercato”, vista la concorrenza al ribasso delle auto cinesi che pullulano ormai come funghi nel mercato europeo. Una congiuntura più che mai delicata. “Se è vero che la prossima settima sarà l’ultima prima delle ferie – prosegue la fonte – bisognerà capire quando ripartiremo”. Già, perché il vero problema, a questo punto, sarà la ripartenza. Agosto, secondo indiscrezioni ovviamente senza conferme ufficiali, potrebbe saltare quasi per intero, anche se la ripresa della produzione, sulla carta, è prevista subito dopo ferragosto.

“Viviamo come in una bolla – confessa l’operaio – non ci dicono più niente, non ci danno certezze e rassicurazioni, in questa fase nessuno si sbilancia”. La “difesa del lavoro”, dei “livelli occupazionali” e del “futuro” appaiono come un grande punto interrogativo per i 4mila (e poco più) operai rimasti sulla linea del più grande stabilimento lucano. Mentre solo 5 anni fa, prima della fusione in Stellantis, la forza lavoro superava le 7mila unità dirette. Una differenza abissale. E oggi come oggi, mettere un ipoteca sul futuro, è diventata impresa più che mai ardua. Per non parlare poi delle sorti dell’Indotto, decimato da strategie aziendali che si affidano ad approvvigionamenti per lo più extraregionali.

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