Vacanza choc per sei ragazzi lucani in Albania
Minacciati e picchiati da una banda di circa 20 ragazzini: “uno di noi ha riportato diverse ferite e lesioni in varie parti del corpo”
Una vacanza difficile da dimenticare per sei ventenni di Venosa (Potenza), che dopo gli esami all’università hanno deciso di trascorrere alcuni giorni di relax in Albania. La vacanza però è durata meno di un giorno.
A raccontare l’accaduto uno di loro. “Siamo arrivati in Albania, a Tirana, il 29 luglio. La sera stessa, intorno le 21:30, dopo esserci fatti la doccia siamo usciti dall’appartamento che avevamo fittato, per andare a cena. Eravamo in sei. Appena messi i piedi in strada, uno di noi è entrato in un piccolo negozio per comprare una bottiglia d’acqua. In quel momento si è avvicinato un gruppo di ragazzi del posto che ci ha chiesto da dove venissimo; noi abbiamo risposto semplicemente che eravamo italiani. Abbiamo iniziato a incamminarci verso Piazza Scanderbeg, la piazza principale, quando questo gruppo — parliamo di circa 20 ragazzi giovanissimi, tra i 16 e i 18 anni — ha iniziato a seguirci. Hanno cominciato a lanciarci addosso l’acqua, le bottiglie e persino dei sassi. Inizialmente abbiamo cercato di ignorarli e tirare dritto, sia perché eravamo appena arrivati — era la nostra prima sera di vacanza — sia perché eravamo in un Paese straniero e volevamo evitare qualsiasi problema.”
“La situazione è precipitata all’improvviso – ci racconta il ragazzo venosino – hanno circondato uno di noi e gli hanno chiesto dei soldi, minacciandolo direttamente con un coltello. A quel punto la gente presente ha iniziato a scappare verso i poliziotti che si trovavano in zona, mentre questo gruppo continuava a inseguirci lanciando pietre e picchiando, con pugni e manganelli, quelli di noi che sono rimasti dietro.
Quasi tutti sono riusciti a sfuggire, tranne uno: lo hanno bloccato, lo hanno preso a pugni, buttato a terra e continuato a picchiare mentre era a terra.
Ma ci sarebbe dell’altro. “Una cosa incredibile e gravissima è stato l’atteggiamento dei primi agenti/vigili sul posto: alcuni di noi hanno chiesto aiuto disperati, ma questi hanno fatto finta di niente. Abbiamo chiesto a una passante il numero di emergenza della polizia locale per chiamare i soccorsi, nessuna risposta. Fortunatamente sono poi intervenuti altri poliziotti che sono riusciti a mettere in fuga gli aggressori e hanno chiamato un’ambulanza. Uno di noi, ha riportato diverse ferite e lesioni in varie parti del corpo ed è stato medicato sul posto.
A quel punto i ragazzi hanno deciso di rientrare in Italia e si sono attivati per cercare un volo. “Abbiamo pensato al nostro amico ferito, e che sarebbe stato meglio portarlo in ospedale a Venosa. E così alle 6 del mattino del 30 luglio ci sono imbarcati sul primo volo disponibile e sono tornati a casa. Una volta a Venosa il ragazzo che ha avuto la peggio è stato visitato e medicato all’ospedale. “Meglio prenderle che reagire rischiando coltellate che potevano essere fatali”- conclude il ragazzo.
Le foto dell’increscioso episodio 


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