Il “chiachiellismo” della politica e la fine della serietà
Ci sono tre figure tipiche di politici sia maschi che femmine: il Chiachiello, il Marpione e il Sarracino
Sono figure complementari, ma con una propria caratteristica distintiva. Il Chiachiello è un chiacchierone, vuoto, con uno spessore politico pari a zero, parla tanto e non fa nulla. Il marpione è un furbo, cinico e calcolatore, magari disonesto, ma politicamente efficace. Il Sarracino è un popolano, sfacciato, fa uso della clientela e di slogan grotteschi. Oggi parliamo di loro, tanto per sorridere un po’.
La sintesi di queste tre figure è riscontrabile in un profilo più completo che possiamo definire “chiachiellismo” politico. In questa ampia categoria troviamo il politico principe della demagogia, abile oratore capace di riempire comizi e talk show di paroloni e grandi promesse, ma assolutamente incapace di trasformare le parole in atti amministrativi o leggi concrete. Troviamo quello inconcludente che si distingue per pura inconsistenza e inaffidabilità. È quello che dice “ci penso io”, “l’opera è cosa fatta”, per poi sparire o scaricare le colpe quando il progetto fallisce. E poi troviamo il camaleonte o volta gabbana, ha scarso peso politico: è una figura di secondo piano, senza alcuna visione, segue la corrente del vento, cerca visibilità ma resta irrilevante quando si tratta di prendere decisioni concrete.
In sintesi, un politico chiachiello è privo di gravità istituzionale, di affidabilità e di capacità gestionale, uno che riduce la politica a un continuo teatrino di annunci a vuoto. Vive sui consensi dei social, dei giornali e dei media amici e sugli annunci ad effetto. Si esprime con verbi al futuro (faremo, apriremo, stanzieremo) o al gerundio (stiamo facendo), ma non porta mai a casa un singolo risultato concreto. Esprime “plauso”, “soddisfazione”, “condoglianze”, per fatti e circostanze in cui c’entra nulla. Non sa che fare, non sa come fare, ma si atteggia a statista capace di risolve tutti i problemi che, tra l’altro, non conosce. Scarabocchia, ma non sa disegnare alcuna soluzione.
Ecco la “giornata tipo” o la storia paradigmatica di un politico chiachiello (riadattata dal web):
Lancio in pompa magna: “Abbiamo approvato il progetto per il nuovo parco urbano con fontane, wifi, aree per cani e piscina per trote salmonate. Sarà il fiore all’occhiello della regione, i lavori partono lunedì!”
I cittadini aspettano lunedì. Poi il lunedì successivo. Passano sei mesi: nel parco c’è solo un’erba alta un metro e una recinzione di plastica arancione abbandonata. Quando gli chiedono notizie, il chiachiello risponde con una supercazzola burocratica: “Siamo nella fase di rimodulazione sinergica dei vincoli paesaggistici, ma il progetto è blindatissimo!”
Dopo un anno di nulla, il cantiere non è mai partito. Il politico non si presenta più alle riunioni, manda il suo assistente e ai microfoni dice che la colpa è “della burocrazia europea”, “dell’opposizione che rema contro” o “del dirigente che era in ferie”.
Nel frattempo, per far dimenticare il parco mai fatto, il nostro chiachiello pubblica un nuovo annuncio: “Cittadini, straordinaria notizia! Da oggi lavoriamo al nuovo traforo metropolitano per costruire l’avio-superfice a beneficio degli asini che volano.
Insomma, se conoscete, o vi vengono in mente, alcuni politici chiachielli, conservate il ricordo al momento delle elezioni: per levarseli di torno, basta non votarli. E se li votate o siete marpioni, o siete sarracini o siete voi stessi dei chiachielli.


