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Basilicata. Qui si tira a campare nella ruota del criceto
Immagine generata con IA

Molta gente, ormai, si accontenta di vivere alla giornata, affrontando le difficoltà con il minimo sforzo e senza grandi progetti per il futuro, mentre la politica…

“Tirare a campare”. È un fenomeno carsico, invisibile, non facilmente percettibile. Ma cresce. Le cause sono diverse e risalgono a un tempo lungo di crisi della partecipazione, della politica, dell’economia, del lavoro, delle relazioni sociali e della loro spoliticizzazione. E non solo.  Non è qui che le analizziamo. Oggi ne descriviamo gli effetti.

Guardiamoci intorno. Molta gente vive e agisce passivamente, nonostante le apparenze. Si limita, o prova, a superare i problemi quotidiani, quelli personali o familiari, spesso senza risolverli davvero. Si provvede al proprio sostentamento, alle proprie necessità primarie e secondarie trascinando le situazioni, sopportando l’idea del rinvio a “momenti migliori”. Dentro la crisi del sistema produttivo si ricorre alla cassa integrazione e agli altri ammortizzatori sociali, perciò si tira a campare.

Nei piccoli paesi delle aree interne e rurali si tira a campare tra difficoltà strutturali, spopolamento, carenza di servizi, mancanza di lavoro stabile e mancanza di infrastrutture digitali e di trasporti decenti.

E così prevale il “minimo sforzo”. Perché osare oltre, affaticarsi più del necessario, non serve. E non serve perché siamo una regione appiattita su stessa, che ha messo la museruola a qualunque forma di cambiamento. E quel “minimo sforzo” contribuisce a tenerla in movimento senza che nulla si sposti. L’inerzia prevale su ogni cosa. Chiunque apra gli occhi lo fa per guardare non per vedere.

E vale per la politica, per l’amministrazione regionale e per molti dei suoi dirigenti sparsi nelle diverse articolazioni di potere: aziende ed enti sub regionali. Tutti cercano di restare al potere giorno per giorno, senza un progetto chiaro, senza una visione che guardi oltre le prossime elezioni. Tirano a campare. Affrontano le questioni con il “minimo sforzo”, ma con tanta retorica. Politici e dirigenti privi di slancio riformatore e concentrati solo sul proprio galleggiamento: “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”, diceva Giulio Andreotti. E molti cittadini, con il “minimo sforzo” reagiscono a questi politici astenendosi dal voto. Altri ancora, con il “minimo sforzo”, li vanno a votare per l’ennesima volta.

Insomma, siamo nella ruota del criceto. Si rimane fermi nella stessa routine, accettando la mediocrità per paura del cambiamento o per mancanza di stimoli. Si vive nel presente con il “minimo sforzo”. La mobilitazione sociale, le lotte contro le ingiustizie, il fermento culturale appartengono alla storia dimenticata. In questo clima di sonnambulismo sociale, il malaffare e la cultura mafiosa, con il “minimo sforzo” si espandono. Non per tirare a campare, ma per vivere alla grande. Eppure, a togliersi la benda dagli occhi, i tappi dalle orecchie e il pigiama dalle chiappe, si fa sempre in tempo.

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