I 150 anni del Corriere della Sera e il dibattito sulle origini di Eugenio Torelli Viollier: la verità nei documenti d’archivio
La narrazione che per decenni ha tramandato l’idea del fondatore dello storico quotidiano originario di Barile, alimentata da pubblicazioni locali, si scontra con la realtà documentaria
In occasione delle celebrazioni per i centocinquant’anni del Corriere della Sera, e a seguito del dibattito e dell’appello lanciato dal sindaco di Barile il 1° agosto in piazza Dalla Chiesa a Barile, affinché si facesse chiarezza sui presunti legami tra la comunità del Vulture e il fondatore del celebre quotidiano, un’indagine condotta direttamente sulle fonti primarie permette di restituire un quadro storico definitivo.
La narrazione che per decenni ha tramandato l’idea di un Eugenio Torelli Viollier originario di Barile,
spesso alimentata da pubblicazioni locali, si scontra irrimediabilmente con la realtà documentaria.
La svolta archivistica è emersa in modo inequivocabile tra le pagine dei Processetti Matrimoniali conservati presso l’Archivio di Stato di Napoli. L’equivoco storico è perdurato a lungo anche a causa di un vero e proprio vuoto documentale nei registri ordinari dello stato civile, che impediva di rintracciare l’atto di nascita originale di Francesco Paolo Maria, padre di Eugenio.
La soluzione è giunta proprio dall’atto di notorietà prodotto per le nozze di quest’ultimo e testimoniato sotto giuramento da sette persone, da cui risulta che Francesco Paolo nacque a Napoli nel febbraio del 1814 da una famiglia di funzionari e avvocati napoletani da generazioni, senza legami di nascita diretti con Barile.
Sette testimoni comparvero sotto giuramento dinanzi all’autorità giudiziaria, dichiarando che Francesco Paolo Torelli nacque a Napoli (nel quartiere di San Carlo all’Arena, in via Miracoli) nel febbraio del 1814 da don Giovan Battista Torelli e donna Rosa Pastore. Dagli atti emerge inoltre che don Giovan Battista Torelli ricopriva la carica di Ufficiale di Carico presso il Ministero degli Affari Ecclesiastici ed ebbe come secondogenito Felice Torelli (nato il 16 febbraio 1819 e coniugato con donnaOlimpia Acampora), anch’egli regio impiegato civile. A conferma delle radici partenopee della famiglia, il padre di Giovan Battista fu don Antonio Torelli, di professione legale e coniugato con donna Teresa Mengini, a sua volta figlio di don Nicola Torelli e di donna Maria Rosa Scaringella: una linea genealogica rigorosamente napoletana che recide alla radice qualsiasi legame di parentela con la Basilicata.
Il grande equivoco è nato così da un’omonimia e dal prestigio di due fratelli straordinari originari di Barile: Aniello e Vincenzo Torelli (nati Turiello). Vincenzo, che per molti è considerato il padre del giornalismo napoletano dell’ottocento, fondò nel 1833 L’Omnibus. Come annotava lo storico Raffaele De Cesare nella sua opera La fine di un regno, in un’epoca in cui mancavano veri e propri giornalisti
professionisti: «Unico giornalista, nel vero senso della parola, fu Vincenzo Torelli, la cui influenza nel mondo della letteratura e dei teatri divenne incontestata […] Torelli rappresentava una potenza, e la sua casa, prima al palazzo Barbaia in via Toledo, e poi in piazza San Ferdinando […] era un magnifico convegno di letterati, di artisti e di quanti uomini di valore vivevano in Napoli o vi capitavano», dove transitavano giganti come Giuseppe Verdi, Donizetti e Bellini.
Quando il giovane Eugenio mosse i primi passi nello stesso ambiente editoriale a Napoli, alcuni biografi
associarono erroneamente il futuro fondatore del Corriere alla celebre stirpe lucana. Se il fondatore del quotidiano di via Solferino riconduce ad altri rami, la vera storia della dinastia dei Turiello provenienti dalla Terra di Bella vanta una statura di primissimo piano. Come documentato dai fondi notarili, tra
cui l’Arbore di famiglia del notaio Giuseppe Turiello del 1772, questo ceppo ha saputo esprimere le massime vette dell’istruzione, del giornalismo d’avanguardia con Vincenzo Torelli, del pensiero politico con il giurista Pasquale Turiello e della drammaturgia nazionale con il commediografo
Achille Torelli.
La verità d’archivio non sminuisce la storia di Barile: al contrario, la restituisce depurata dalle leggende
metropolitane, consegnando alla comunità un patrimonio documentale autentico, solido e di straordinario valore storico. Antonio Piacentini, autore del Saggio. Qui il saggio


