Il muro del silenzio e la muraglia di chi sparla
La Basilicata delle ruberie, delle clientele e dell’uso distorto delle risorse pubbliche
Ci sono quelli che tacciono. Vedono, ascoltano, leggono, ma tacciono. Non si vogliono impicciare. Magari condividono, in privato, tra se e se, le critiche, le denunce, le battaglie di chi si oppone al malaffare. Ma tacciono. Si proteggono così dall’esposizione per evitare conflitti, ritorsioni, giudizi. È un modo per chiudere la porta in faccia alla verità, ma soprattutto alla realtà.
C’è un altro muro, più sofisticato, quello delle parole sparlate, postate, fotografate. Quelle di alcuni “creator digitali” e di presunti giornalisti e “stimati” professionisti. Loro non tacciono, sparlano. Si impicciano. Non per sostenere le critiche, le denunce le battaglie contro il malaffare, no. Per giustificare e difendere il malaffare. Per denigrare e infangare chi quelle battaglie, quelle critiche, quelle denunce le rende di pubblico dominio. E’ un modo per fare barricate contro la verità, ma soprattutto per mistificare la realtà.
Il muro del silenzio e la muraglia di chi sparla insieme sono un formidabile sistema di resistenza al cambiamento. Una barriera allo sviluppo, un argine all’affermazione di una vera democrazia.
E poi c’è chi parla, segnala, invia documenti, fornisce indizi e contribuisce alla ricerca della verità, ma soprattutto al racconto della realtà. Cittadini e professionisti onesti, persone che pensano. Molte delle nostre inchieste sono possibili grazie a loro. Per fortuna in questi ultimi anni sta crescendo la schiera di cittadini che avvertono la necessità e l’importanza di parlare. Non ne possono più. Ci piace pensare che questa nuova consapevolezza sia anche frutto del nostro lavoro giornalistico di 15 anni.
Diciamolo. Le persone che pensano sanno che lo sviluppo economico e civile di una società richiede l’eliminazione della corruzione, dei furti sistemici e degli sprechi per poter garantire risorse eque a tutti i cittadini. Sanno che chi è onesto viene penalizzato, mentre chi imbroglia guadagna vantaggi ingiusti. Sanno che i soldi pubblici rubati o distratti per altri scopi, vengono sottratti alle scuole, alle strade, alla sanità. Sanno che le opportunità devono andare a chi lavora con impegno, non ai raccomandati.
Tuttavia, non basta eleminare le ruberie, le clientele, l’uso distorto delle risorse pubbliche per fornire una pista di decollo al cambiamento e allo sviluppo. Eliminare, o ridurre, tutto questo è una condizione necessaria, ma non basta per generare crescita e benessere. La legalità e la giustizia sociale creano le fondamenta, ma lo sviluppo richiede una visione strategica e investimenti concreti. Perciò diamoci da fare, perché qui convivono ruberie e mancanza di visione.
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