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L’Apt spende 30mila euro per due giorni di bicicletta con Jovanotti
Margherita Sarli, APT

Soldi pubblici per comprare la tappa del tour a due ruote del cantautore. Due giorni di passerella a pedali nei Sassi di Matera. Stiamo passando dal turismo all’otturismo

Dietro la parvenza di una passeggiata disinteressata e informale in mezzo alla folla c’è una rigida architettura contrattuale: un finanziamento pubblico erogato dalla Regione Basilicata per comprare la tappa del tour a due ruote del cantautore.

La delibera e i numeri dell’accordo

A mettere nero su bianco l’impegno economico è la Delibera n. 154 del 3 agosto 2026 dell’Apt Basilicata (Agenzia di Promozione Territoriale). L’atto dispone l’affidamento diretto del servizio per il progetto promozionale “Jovagiro in Basilicata” alla società Trident Concerts S.r.l.:  Costo complessivo: 30.012,00 euro Iva inclusa (24.600,00 € di imponibile oltre a 5.412,00 euro di Iva al 22%).   Copertura finanziaria: Spesa imputata sui fondi del bilancio corrente dell’Apt destinati al marketing e alla promozione turistica.

Il pacchetto “acquistato”: due giornate di Bike Experience (18 e 19 agosto), la produzione di foto/video promozionali, 1 Reel sul profilo satellite ⁠@jovasummerparty⁠ con hashtag ⁠#ADV⁠, repost e Storie Instagram sui canali ufficiali dell’artista, e una video-intervista esclusiva per l’Ente intitolata “Esplora. Pedala. Scopri.”.

Il profeta a pedali e la parabola del “cicloturismo salvifico”

C’è un’ironia quasi contorta nella scelta di staccare un assegno da 30 mila euro di soldi pubblici per due giorni di passerella a pedali nei Sassi. Non si tratta soltanto di una spesa sregolata a caccia dell’effimero, ma della perfetta chiusura di una parabola socio culturale ed economica durata un quinquennio.

Il grande inganno del “cicloturismo salvifico” esplose durante il primo lockdown, quando l’Italia, chiusa in casa, consumava sui social le immagini di Jovanotti che pedalava in solitaria nelle pampas argentine. In quell’atmosfera restrittiva, la bicicletta fu eretta a simbolo di liberazione e icona di una transizione ecologica calata dall’alto. Oggi, quell’epoca si chiude esattamente dove era cominciata la narrazione: con lo stesso cantautore che trasforma la sua passione per i pedali in una passerella istituzionale lautamente rimborsata a spese dei cittadini lucani.

Dalle e-bike a Stellantis: il corto circuito industriale

Mentre le amministrazioni locali staccano assegni per “promuovere il territorio” in sella a una bici, il conto industriale  e turistico presenta un saldo negativo per la regione.

Il naufragio dell’automotive: l’ossessione per la transizione elettrica a marce forzate non ha prodotto una conversione virtuosa, ma il progressivo prosciugamento dell’industria italiana. L’impianto Stellantis di Melfi ne è il monumento più drammatico: un ridimensionamento costante che sta affondando il tessuto economico ed occupazionale della Basilicata.

I bonus a vuoto e l’illusione e-bike: il settore della produzione di e-bike e componenti in Europa, drogato nella fase post-pandemica da bonus a pioggia e finanziamenti a fondo perduto, è oggi entrato in una crisi senza precedenti.

La resa dell’Europa e il sorpasso della Cina

Se l’Europa del ciclismo affanna e colossi come Bosch o Shimano vedono crollare i propri margini, il motivo sta nella miopia strategica occidentale. Come emerge dalle ultime analisi di settore diffuse ad Eurobike, il mercato globale della micromobilità non è più una questione di telai o di meccanica, ma di software, batterie e Intelligenza Artificiale.

Mentre in Europa ci si limita a finanziare passerelle promozionali da qualche storia Instagram su due ruote, la Cina ha già conquistato il monopolio su batterie e catene di fornitura, reindirizzando i capitali verso robotica e algoritmi predittivi. Le e-bike asiatiche di nuova generazione sono veri e propri concentrati tecnologici, mentre il modello europeo rischia di trasformarsi in una comparsa del mercato globale.

Un modello turistico allo sbando

Pagare 30mila euro per una sosta promozionale non rappresenta solo uno spreco: è il sintomo di una classe politica priva di visione strutturale. Si finanzia l’evento estemporaneo, il “mordi e fuggi” della celebrità di turno, mentre le infrastrutture ciclabili reali della regione rimangono incomplete, la permanenza media dei turisti scende e il tessuto industriale di Melfi perde pezzi.