Minivitalizi consiglieri regionali Basilicata, il referendum non si farà
Il Comitato promotore: “Decisione incomprensibile, la democrazia è davvero sospesa”
“La Consulta statutaria blocca il referendum sui minivitalizi e conferma che il Consiglio regionale ha sospeso la democrazia lucana” . Così in una nota il Comitato promotore del referendum contro i minivitalizi ai consiglieri regionali della Basilicata. “La decisione – prosegue il comitato – è incomprensibile, ma sul piano politico ci dà ragione nero su bianco. Abbiamo letto sbalorditi la dichiarazione di inammissibilità del nuovo quesito, nel quale si legge che i minivitalizi sarebbero obbligatori per Costituzione – spiegano i promotori – La Consulta regionale per le garanzie statutarie ha richiamato alcune sentenze della Corte costituzionale, sostenendo che si riferissero all’abolizione dei minivitalizi, introdotti da alcune Regioni col nomignolo di indennità differita dopo l’abolizione dei vecchi vitalizi. In realtà le sentenze costituzionali citate dalla Consulta regionale (la 108/2019 e “soprattutto” la 44/2021) acconsentono addirittura alla riduzione dei vecchi vitalizi, considerando comprimibili quei privilegi che alcuni volevano definire diritti quesiti.
Nel merito politico, però, la Consulta statutaria a denti stretti è costretta a darci ragione – evidenzia il Comitato – Anzitutto, scrive a chiare lettere che gli elettori potrebbero riformare i minivitalizi con un nuovo tipo di referendum, previsto dallo Statuto, ma mai attuato dal Consiglio regionale. È la conferma di tutte le nostre denunce: anche la Consulta statutaria lo dice, in Basilicata viviamo in una democrazia sospesa, in cui il Consiglio regionale tiene in ostaggio i diritti di partecipazione politica di tutti i cittadini lucani».
Inoltre, la Consulta statutaria chiarisce che il minivitalizio si può cambiare. Salta l’alibi dell’intoccabilità: adesso il Consiglio regionale cancelli immediatamente le parti peggiori della seconda pensione dei consiglieri regionali» rilanciano i promotori. «I consiglieri regionali non possono avere due sistemi contributivi, perché beneficiano già dei contributi figurativi per gli anni in carica: perciò va eliminata la quota a carico della collettività. L’età di accesso alla seconda pensione va agganciata all’età pensionabile di tutti gli altri cittadini, e il metodo di calcolo deve far pesare gli anni di carica come qualsiasi altro anno di lavoro, senza favoritismi. Finché non si procede in questa direzione, al netto di tutti i trucchi normativi e i giochi di parole, le indennità differite non saranno pensioni contributive, ma privilegi antichi e inaccettabili. E cioè minivitalizi.
Per bocciare il quesito, la Consulta ha dovuto bocciare anche i minivitalizi e il Consiglio regionale – concludono i promotori – Adesso bisogna sbloccare la democrazia dando piena attuazione agli istituti di partecipazione popolare previsti dallo Statuto, e abolire gli aspetti più sbagliati dei minivitalizi. Fermo restando che ci riserviamo di approfondire l’eventualità di fare ricorso contro la decisione della Consulta. Non vogliamo indebolire un organo di garanzia che, con una campagna simile negli anni scorsi, abbiamo contribuito a fare istituire. Però ci sembrerebbe grave far consolidare un precedente bislacco e incomprensibile. E che, anziché garantire il diritto dei lucani a decidere del loro destino finanziario, garantisce la vecchiaia dorata dei consiglieri regionali”.


