Monte Pierfaone, WWF Basilicata: “Non si può distruggere una faggeta protetta in nome della sua valorizzazione”
La montagna non può essere trasformata in un parco giochi di plastica
Il WWF Basilicata esprime la propria ferma e netta opposizione ai lavori in corso nel comprensorio Sellata-Monte Pierfaone, nel cuore di un’area che ricade all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano e della Zona Speciale di Conservazione “Faggeta di Monte Pierfaone”, uno dei più importanti siti della Rete Natura 2000 della Basilicata.
Ci troviamo di fronte all’ennesimo caso in cui la tutela della natura viene evocata nei comunicati ufficiali ma sacrificata nei fatti. Si continua a parlare di sviluppo sostenibile, transizione ecologica e valorizzazione del territorio mentre si procede con opere che comportano una profonda trasformazione di un ambiente forestale di elevato valore naturalistico.
La questione centrale non è una pista sintetica. La vera questione è la progressiva compromissione di una faggeta protetta per inseguire un modello di sviluppo che appare sempre più distante dalla vocazione naturale di questo territorio. Le faggete appenniniche rappresentano ecosistemi complessi costruiti in decenni, talvolta in secoli, capaci di ospitare una straordinaria biodiversità, regolare il ciclo delle acque, contrastare l’erosione dei versanti, assorbire carbonio e mitigare gli effetti della crisi climatica. Una faggeta non è uno sfondo paesaggistico sul quale collocare nuove infrastrutture. È il bene da proteggere.
Particolarmente allarmante è il contrasto che emerge tra quanto riportato nella documentazione ambientale resa disponibile e quanto riferito da autorevoli organi di stampa. In una scheda della procedura ambientale risulta infatti escluso il taglio o l’esbosco di specie vegetali.
Tuttavia diversi articoli pubblicati in questi giorni riferiscono che il progetto comporterebbe l’abbattimento di circa 951 alberi per consentire la realizzazione delle opere previste nel comprensorio. Se tale circostanza fosse confermata dagli elaborati progettuali e dalle autorizzazioni rilasciate, ci troveremmo di fronte a una contraddizione gravissima che merita di essere chiarita immediatamente dagli enti competenti.
Per questo chiediamo pubblicamente: quanti alberi risultano effettivamente interessati dagli interventi; quali superfici forestali saranno trasformate o compromesse; quali habitat tutelati dalla ZSC saranno direttamente o indirettamente interessati; come sia stata valutata la perdita di naturalità derivante dall’insieme delle opere previste; perché un intervento di tale portata sia stato ritenuto compatibile già nella sola fase di screening della Valutazione di Incidenza Ambientale.
Non basta affermare che un’opera è compatibile con l’ambiente. Occorre dimostrarlo con dati, studi, trasparenza e soprattutto con il rispetto degli obiettivi di conservazione che hanno portato all’istituzione della Zona Speciale di Conservazione. Ci chiediamo inoltre quale messaggio si voglia trasmettere alle future generazioni. In tutta Europa si investe nel recupero degli ecosistemi forestali, nella rinaturalizzazione e nella protezione della biodiversità. In Basilicata, invece, si rischia di utilizzare fondi pubblici per sostituire natura con infrastrutture, boschi con opere artificiali, habitat con attrazioni turistiche.
Il Monte Pierfaone non ha bisogno di essere trasformato. Ha bisogno di essere tutelato. Il WWF Basilicata annuncia pertanto l’avvio di una verifica approfondita di tutti gli atti autorizzativi, delle valutazioni ambientali, dei pareri rilasciati e della documentazione progettuale, riservandosi di adire le competenti autorità amministrative e di controllo qualora emergano criticità, incongruenze o carenze istruttorie.
Perché una faggeta protetta non può essere considerata il prezzo da pagare per realizzare nuove infrastrutture turistiche. La biodiversità non è un ostacolo allo sviluppo, è la ricchezza più preziosa che questo territorio possiede. Il Monte Pierfaone non ha bisogno di diventare un impianto sportivo permanente. Ha bisogno di restare una montagna. UFFICIO STAMPA WWF BASILICATA










