Giovane morto al Cpr di Palazzo San Gervasio: scoppia la protesta
Ancora una vittima: due anni fa la morte di Oussama. Garante D’Anzi: “Basta morti in Cpr, luoghi disumani e degradanti. L’unica soluzione possibile è la loro definitiva chiusura”
Disordini si sono verificati ieri pomeriggio, 10 agosto, e fino a tarda notte, nel Cpr di Palazzo San Gervasio. La protesta sarebbe scoppiata in seguito alla morte di un giovane, trattenuto nel Centro, che sarebbe precipitato dal tetto della struttura. La vittima aveva 32 anni. Gli ospiti hanno appiccato il fuoco all’interno di alcuni moduli interni alla struttura. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, le forze dell’ordine e il 118. Le notizie sono ancora parziali e frammentate. Vi aggiornremo nel corso della giornata. La rivolta si ripete simile a quando due anni fa nello stesso Cpr, morì il giovaneOussama.
Sull’episodio è immediatamente intervenuta la Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Potenza, Carmen D’Anzi: “Torno a chiedere con ancora più determinazione la chiusura di tutti i CPR e l’abolizione della detenzione amministrativa. I CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) sono strutture di detenzione amministrativa dove vengono trattenuti i cittadini non comunitari che non hanno commesso alcun reato e sono privi di regolare documento di soggiorno o già colpiti da un provvedimento di espulsione. La loro unica colpa è di essere nati poveri e di fuggire da guerre, violenze, fame, desertificazione. Alcuni vivono in condizione di marginalità, per altri il permesso di soggiorno è scaduto mentre erano in carcere e, una volta scontata la pena detentiva, vengono trasferiti nei CPR.
Auspico -continua la Garante D’Anzi- in un cambiamento di paradigma nelle politiche migratorie con la creazione di corridoi umanitari, utilizzando le ingenti risorse destinate ai CPR per implementare i programmi di integrazione e accoglienza con l’attivazione di percorsi di istruzione e di formazione socio-lavorativa anche per sottrarre i richiedenti asilo al mercato nero del caporalato. Dopo lo sgomento e la commozione , non spegniamo i riflettori -conclude la Garante D’Anzi-continuerò a vigilare con tutti gli strumenti che la Costituzione mette a disposizione per dimostrare il fallimento di un sistema che causa sofferenze, è inefficiente e costoso. Quando tutti i CPR saranno chiusi sarà già troppo tardi per l’inutile sofferenza che hanno provocato.”




