Riconoscimento tartufaia più grande d’Europa: si chiude il cerchio
Siamo di fronte a un cortocircuito istituzionale senza precedenti?
Gli ultimi riscontri acquisiti dall’Associazione Amscil, chiudono definitivamente il cerchio sulla gestione del riconoscimento della tartufaia controllata di 143,38 ettari (D.P.G.R. n. 96/2026). Saremmo di fronte a un cortocircuito istituzionale senza precedenti.
La “Confessione” del RPCT (Nota 13.08.2026). Il Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza regionale ammette finalmente che i Carabinieri Forestali non hanno mai partecipato a verifiche tecniche e non hanno delegato alcuna funzione. L’RPCT è costretto a definire la dicitura contenuta nel Decreto del Presidente Bardi (che attestava il “demandamento” delle funzioni dai militari ai tecnici regionali) come una “locuzione lessicalmente impropria“. Non si tratta di un errore di forma, ma dell’ammissione che il pilastro istruttorio dell’atto è falso.
Lo scavalcamento dell’Autorità di Bacino (Nota 17.08.2026): L’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale ha dichiarato ufficialmente di non essere mai stata informata del progetto. È un fatto gravissimo: si è autorizzato un piano che prevede opere di drenaggio e regimazione delle acque su 143 ettari di area protetta (ZSC) senza consultare l’ente sovraordinato alla tutela idrogeologica e al Piano di Assetto Idrogeologico (PAI)
Questi atti dimostrerebbero come il progetto sia stato “blindato” in un perimetro burocratico ristretto, eludendo sistematicamente tutti i controlli ambientali, tecnici e idrogeologici previsti dalla legge. O no? Il cerchio per adesso si chiude. Restiamo in attesa delle risultanze giudiziarie.














