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Rocco Petrone trasformato nell’ennesimo feticcio antiruggine da esibire nel teatro della propaganda

Non ha mai visitato la Basilicata in tutta la sua vita, né ha mai coltivato legami formali con la terra lasciata dai genitori nel 1921. Rincorrere un un cognome celebre per accaparrarsi una visibilità riflessa, evidenzia una drammatica mancanza di dignità istituzionale

Se Rocco Petrone, nato ad Amsterdam da genitori lucani, fosse stato presente tra Potenza, Matera e Sasso di Castalda durante le tappe della kermesse per il centenario della sua nascita, probabilmente avrebbe ordinato di spegnere i riflettori, staccare i microfoni e sgomberare il campo.

A Cape Canaveral lo chiamavano “la Tigre”. Ingegnere capo e direttore delle operazioni di lancio della Nasa, uomo formato alla disciplina d’acciaio di West Point, Petrone era ossessionato dal dettaglio e dalla perfezione. Non tollerava la minima imprecisione, il minimo margine di errore nei calcoli sulla traiettoria o sull’inclinazione del Saturn V: bastava una frazione di grado sbagliata per trasformare la più grande opera di ingegneria della storia dell’umanità in una catastrofe da centinaia di milioni di dollari. Petrone era l’incarnazione del merito spietato, del pragmatismo americano e della responsabilità individuale.

Vedere questa figura leggendaria trasformata in Basilicata nell’ennesimo feticcio antiruggine da esibire nel teatro della propaganda nostrana è un insulto alla sua memoria. Dietro la cortina fumogena dei droni, dei video patinati e delle retoriche transatlantiche, questa kermesse itinerante ha svelato la sua vera natura: un festival dell’auto-referenzialità provinciale, un “trenino” politico-promozionale dove il rigore scientifico cede il passo all’approssimazione burocratica e la memoria storica viene usata come alibi per giustificare capitoli di spesa pubblica ed egemonie locali.

Sia chiaro: la ricostruzione storica ha la sua dignità quando risponde al mercato editoriale, come nel caso dell’ottimo lavoro divulgativo svolto dal giornalista Renato Cantore col suo libro e il suo cortometraggio. Ciò che è intollerabile è la trasformazione della memoria in un frullatore di eventi promozionali — tra mostre, convegni, monologhi teatrali e persino concerti in piazza —, dove la classe dirigente e la burocrazia lucana rincorrono una data per farsi i complimenti da solie ringraziarsi,

Rocco Petrone non ha mai visitato la Basilicata in tutta la sua vita, né ha mai coltivato legami formali con la terra lasciata dai genitori nel 1921. Rincorrere un un cognome celebre per accaparrarsi una visibilità riflessa, evidenzia una drammatica mancanza di dignità istituzionale. La Nasa ha partecipato ai tavoli a Washington per onorare un suo leggendario e apprezzato direttore e firmare accordi con i ministeri, non certo per rendere omaggio ai vicoli dell’imprenditoria e della burocrazia locale.

La mangiatoia della promozione: esibire subito le rendicontazioni del Poc. Dietro l’entusiasmo di facciata non c’è solo nostalgia: ci sono i soldi dei contribuenti. Nel 2024, la Regione Basilicata ha approvato l’Avviso Pubblico per il sostegno dei Cluster Tecnologici (D.G.R. n. 169/2024 e D.D. 15BG.2024/D.00906), a valere sulle risorse del POC Basilicata 2014-2020. Un piatto da 300.000 euro a pioggia assegnato a ciascuno dei 5 cluster regionali per piani di attività biennali. Tra questi figura il CLAS – Cluster Lucano dell’Aerospazio, affiancato dal distretto TeRN, ente coordinatore ed esecutore di questo tour celebrativo.

Nel circo mediatico, oltre al comparto industriale e alla politica, si accoda puntualmente anche l’UniBas (rappresentata nei convegni per parlare di “Space Economy”), presentata come uno pseudo-fiore all’occhiello scientifico ma nei fatti impantanata in un declino conclamato tra crollo degli iscritti, perdita di attrattività ed assenteismo di docenti. Un’università che invece di guidare l’innovazione industriale preferisce prestarsi a queste vetrine di rappresentanza per rivendicare un ruolo che i numeri e le classifiche perfino nazionali continuano a smentire.

Mentre le aziende tecnologiche reali e i ricercatori precari combattono ogni giorno con l’isolamento e la mancanza di risorse, si finanziano i service audio, le compagnie di giro e le passerelle dell'”animazione territoriale”.

La Tigre Petrone esigeva rendicontazioni al millimetro sui dati di volo; noi, più modestamente, chiediamo conto dei soldi pubblici. Chiediamo che vengano esibite e rese consultabili le rendicontazioni analitiche dei fondi Poc spesi finora per la promozione di queste kermesse. E non solo per questa cisoscostanza. Quanto è costata ogni singola tappa tra Potenza, Matera e Sasso di Castalda e quando si spendera di risorse pubbliche per le prossime anche in Usa? Quali sono state le voci di spesa per allestimenti, service, rimborsi, cachet artistici e consulenze? Qual è stato il ritorno reale in termini di nuovi occupati nel settore aerospaziale lucano o di brevetti registrati e commesse.

Il tour celebrativo, prima di altri eventi in trasferta persino negli Stati Uniti, ha toccato Sasso di Castalda, dove il pacchetto istituzionale viene condito dall’apertura straordinaria notturna del Ponte alla Luna. Ricorrere allo stratagemma dell’apertura notturna da vendere come “esperienza emozionale sotto le stelle” per tentare di staccare qualche biglietto a margine di un convegno è la confessione implicita del fallimento promozionale. La domanda che la politica evita accuratamente è una: gli indicatori quantitativi danno conto di un’associazione positiva tra il nome di Petrone e la redditività del Ponte alla Luna? I dati raccontano tutt’altro.

Un feudo dinastico sulla pelle dei giovani. Mentre la kermesse celebra i “successi lucani nello spazio”, la Basilicata reale presenta il conto. La regione soffre del tasso di emigrazione universitaria più alto del Mezzogiorno di quasi l’80%, con un indice di fuga complessivo del 2,72%. I giovani migliori scappano perché l’economia locale non offre ricerca libera o sviluppo civile, ma un mercato blindato da un sistema a tenaglia.

Da un lato si drenano milioni di euro di fondi pubblici con la retorica dei droni e dei monitoraggi (gestiti dai soliti noti), dall’altro si controllano le porte d’accesso al precariato locale tramite le agenzie di lavoro interinale della solita galassia di potere. Persino il turismo green è diventato un affare per pochi eletti, tra documentari promozionali affidati agli affini dei patron di turno e opere monumentali come il Ponte alla Luna, perennemente in deficit finanziario e sostenuto dai bilanci pubblici.

La Basilicata si scopre così ridotta a un feudo dinastico, una “caverna” in cui un comitato d’affari progetta le opere, incassa i fondi per promuoverle, gestisce il precariato di chi resta e, infine, suona la chitarra sul palco.

Se il Cluster Aerospaziale, l’Ateneo e le amministrazioni coinvolte credono davvero nel valore di queste iniziative, facciano un gesto di responsabilità: mostrino il rendicontino al centesimo dei 300.000 euro del bando Poc.

Altrimenti, si abbia la dignità di ammettere che Rocco Petrone è diventato purtroppo solo un altro figurante da stampare sulle brochure per nascondere che, a terra, i giovani continuano a salire su un bus,un treno un aereo con un biglietto di sola andata, lasciando la regione e i suoi cerimonieri a suonarsela e cantarsela da soli. *Pietro Simonetti, Cseres