Stellantis, Melfi, “Lavoreremo massimo 5 giorni al mese
I conti dell’operaio. “Con un solo turno, a settembre, si fa la fame”
“Speriamo che la cosa tocchi solo settembre e che non si allunghi anche all’autunno”, si sfoga un operaio del Montaggio dopo aver saputo del taglio di un turno a settembre decretato dai vertici Stellantis, a Melfi. Non più mattina e pomeriggio ma un turno al giorno, alternato tra le due squadre, una squadra a settimana.
“Facendo due conti – tiene il punto l’operaio – si lavorerà due settimane al mese, considerate le due squadre che si alternano”. Non solo. Teoricamente la settimana va da lunedì a venerdì. Sulla carta. “In pratica invece spesso ci sono stop produttivi improvvisi, per mancanza materiale, quindi ti trovi a fare massimo 4 giorni a settimana”. Ma ecco poi l’altro problema che complica il quadro. “Opero in una squadra dove siamo in tanti, quindi ci smezziamo la settimana, due giorni io due giorni tu”.
A parte alcuni fortunati “che lavorano solo loro sempre perché sanno fare tutto, gli altri si dividono una torta molto più esigua”. IL soldato semplice, quindi, “fa due giorni a settimana, massimo tre”. E se il turno è solo uno, le squadre si alternano, una a settimana. “Non so se è chiaro ai non addetti ai lavori, ma così al massimo ti fai 5 giorni di lavoro al mese, massimo, o anche 4”. Questo significa più Cassa e buste paga più leggere. “Se questo stato di cose non si ferma a settembre, ma prosegue, stiamo decisamente inguaiati”, ribadisce, senza peli sulla lingua. Per fare sintesi, chiariamo meglio.
A Melfi è stato tolto un turno, a settembre, perché i piani di rilancio basati inizialmente sulla nuova Compass si sono inabissati. L’auto non tirerebbe sul mercato per oggettivi limiti. Costa troppo e ha un motore (1200 e tre cilindri) che non convince. Ora, con la ripartenza dopo le ferie, si punta su Ds7 e in autunno sulla Lancia Gamma, in attesa dell’Alfa Romeo (2027). Quanto riusciranno questi modelli a far risalire la china, in casa Stellantis, in termini di volumi, è difficile dirlo. Costano tanto e a mancare è la macchina ‘operaia’ che fa volumi come Punto e Renegade, ad esempio. “Senza una macchina che costa poco non sopravviveremo”, continuano a ripetere, come un disco rotto, migliaia di lavoratori che ‘annaspano’ sulla linea di Melfi.
©Riproduzione riservata


