Basilicata. Dall’arrampicata sulla montagna all’arrampicata sugli specchi
Sulle questioni serie alcuni preferiscono giocare a nascondino e altri a mosca cieca
C’è qualcosa di cupo o, meglio, di non detto, nelle reazioni di alcuni esponenti politici al nostro giornalismo. Gli argomenti trattati, le domande poste e le questioni sollevate, spesso sono oggetto di un rimescolamento confusionario che sembra costruito ad arte e alla bisogna.
Se un’inchiesta giornalistica pone questioni di legalità nelle procedure di appalto o negli affidamenti di lavori e servizi, c’è chi, anziché rispondere nel merito, argomentare sul fatto, magari per confutare le ipotesi e i dubbi sollevati e chiarire le circostanze, butta farina nell’aria. Cambia argomento. Si difende o insulta o attacca su questioni altre.
La nostra inchiesta sul progetto di “riqualificazione” del comprensorio sciistico della Sellata sul Monte Pierfaone ha innescato un ampio dibattito sull’opportunità dell’intervento.
Da un lato c’è chi ritiene che la montagna e i luoghi che la circondano debbano puntare sul turismo dello sport e del divertimento, per esempio parchi avventura, zip line e slittovie, piste sintetiche, attrattori ludici, eccetera. L’idea è che per rivitalizzare la montagna, in quel modo, vale la pena sacrificare qualche centinaio o migliaia di alberi, modificare l’assetto naturale dei luoghi, investire ingenti risorse pubbliche. E’ una posizione legittima e, tuttavia, contestabile.
Dall’altro lato c’è chi ritiene che la montagna vada rispettata e salvaguardata dalla mano “violenta” dell’uomo. Che quei luoghi non debbano essere piegati e sottoposti alla logica del profitto e del puro divertimento di massa. Che la montagna è un bene naturalistico e ambientale che, se tutelato e trattato con rispetto, può generare anche valore economico. Posizione legittima e, tuttavia, contestabile. Ad ogni modo, noi siamo tra quelli che condividono questa posizione.
In mezzo ci sono le questioni di opportunità su cui ognuno è libero di agire a piacere. È opportuno tagliare alberi (bene comune) per realizzare manufatti a uso e consumo del divertimento privato? È opportuno modificare l’assetto dei luoghi montani per rilanciare fallimenti già accertati? Eccetera, eccetera. C’è chi pensa che sia tutto opportuno e c’è chi pensa che siano sciocchezze.
Detto questo, vogliamo educatamente far notare che esiste un’altra faccia della questione. Sia che si facciano altalene, giostre, piste e seggiovie, sia che si facciano sentieri naturalistici e interventi a tutela dell’ecosistema montano, occorre rispettare le leggi. Questo particolare sfugge a molti politici locali. Se per raggiungere uno scopo attraverso l’impiego di denaro pubblico si adottano sotterfugi e raggiri, violando norme e procedure legali, allora non c’è scopo che tenga.
E’ inutile difendere l’operato di chi spende 8 milioni per “rivitalizzare” la montagna, se quel denaro viene utilizzato attraverso procedure di appalto, di affidamento, di incarichi e di autorizzazioni tutte da chiarire nella loro legittimità. È su questo che bisogna interrogarsi. Buttarla sulla artefatta contrapposizione tra chi vuole il progresso e chi vuole l’arretratezza, tra chi vuol il bene e chi il male della montagna, tra chi frena le azioni di sviluppo e chi le accelera, tra chi butta veleno e chi sparge incenso, è fumo negli occhi.
Fatele le cose. Ma fatele rispettando la legge. Fatele senza favorire tizio a discapito di caio, fatele senza distribuire prebende agli amici. Fatele usando con intelligenza e lungimiranza il denaro pubblico. Chi si indigna per il sequestro preventivo, ordinato dalla Procura, del cantiere dei lavori alla Sellata, ritiene forse che la legalità sia un intralcio allo sviluppo? Prima si chiarisca se la vicenda di quei lavori sia libera da ogni dubbio di legalità e legittimità, considerati i rilievi della Procura sul caso, poi fate tutto lo sviluppo che volete. Popolo permettendo.
©Riproduzione riservata



