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Basilicata. Diciamo le cose come stanno: appunti per le prossime elezioni
Immagine generata con IA

Gran parte delle azioni illegali si consumano nelle stanze della politica. Stanze in cui si cede facilmente una sedia a faccendieri di ogni tipo, anche quelli collusi con ambienti poco raccomandabili

Seppure in ritardo, qualcuno nel campo della politica e del sindacato, si accorge che gli slogan, le rivendicazioni, gli appelli a chi governa la regione non sono sufficienti per determinare un qualche cambiamento. Anzi, le cose peggiorano. L’approccio superficiale dell’opposizione sociale e politica a Bardi, in questi anni, ha consentito al centrodestra di proseguire con altrettanta superficialità nell’azione amministrativa. Il risultato, ad oggi, è sotto gli occhi di chi vuol vedere.

Da queste pagine avevamo lanciato la necessità di trattare le questioni lucane non in modalità “spezzatino”, ma nel quadro di un’unica “Vertenza Basilicata” nazionale. A distanza di tempo la Cgil, ha colto lo stimolo. Tuttavia, di questa vertenza non si vede neanche l’ombra, anche perché al richiamo del sindacato in molti hanno fatto orecchie da mercanti.

L’opposizione sociale e politica a Bardi è divisa. Dal un lato pezzi del sindacato Uil e Cisl “moderatamente” filogovernativi e filo padronali, dall’altro una Cgil con esponenti legati alle diverse “correnti” del Pd o alla sinistra di Fratoianni. Il M5S viaggia sulla sua solita corsia propagandistica unidirezionale affidando la politica ai video social. Il Pd si prepara alla resa dei conti del congresso regionale che al momento, salvo accordi tra gli opposti gruppi di interesse, ha in pancia almeno 5 candidati. Il Psi ogni tanto fa capolino “tanto per”. Verdi-Sinistra arrancano alla ricerca di un qualche unità delle opposizioni e nel frattempo lasciano, sbagliando, che le associazioni ambientaliste, facciano una parte del loro lavoro, quello politico. Basilicata Casa Comune insiste con un’opposizione in stile democristiano comportandosi come chi ha una credibilità, che non ha, a prova di critica.

A tempo scaduto, non è uno dei partiti del centrosinistra a lanciare l’appello “per un’altra Basilicata” ma la Cgil. Per lungo tempo i sindacati hanno colmato il vuoto di politica dei partiti, mentre i partiti si crogiolavano nelle stanze dei palazzi essendo scomparse le sezioni, i consigli direttivi riuniti prima delle decisioni nelle istituzioni, gli attivisti e gli iscritti autentici. Questi ultimi trasformati in detentori di un’azione (la tessera), spesso regalata dal capoccione di turno, da spendere alla borsa del voto interno.

Il centrodestra ha dovuto fare i conti con la seconda vittoria elettorale consecutiva. Subito dopo le elezioni, la spartizione degli assessorati tra i vari partiti della coalizione (o correnti dello stesso partito) ha creato forti tensioni che in molte circostanze hanno frenato l’azione di governo. Ogni consigliere regionale, ma questo vale anche per il centrosinistra, risponde a un bacino elettorale specifico (provincia o comune). Troppi esponenti pretendono di privilegiare la propria zona per l’assegnazione di fondi, infrastrutture, eccetera, e così si bloccano provvedimenti o si finisce per distribuire risorse a pioggia senza alcuna programmazione seria. Come è evidentemente accaduto. Milioni di euro buttati al macero di opere inutili e abbandonate.

In questo Consiglio regionale, le liste civiche, nate spesso per sostenere l’uno o l’altro candidato presidente, una volta in Consiglio hanno subito preteso visibilità e autonomia alla pari dei “partiti di massa”, moltiplicando i centri decisionali. Ognuno ha perseguito e persegue il proprio interesse o visibilità, perdendo di vista il bene comune.

La politica regionale, in sostanza, è caratterizzata da una maggioranza decisionale interna a destra e a sinistra, a geometrie variabili e sotterranee, e da una forte frammentazione dei gruppi politici dentro e fuori le istituzioni locali. La presenza attiva di sigle come Azione, Italia Viva e Orgoglio Lucano all’interno della stessa orbita governativa moltiplica le voci in capitolo e i potenziali poteri di veto sui singoli provvedimenti. Gruppi più o meno occulti di interesse, imprenditori, burocrati e faccendieri spesso condizionano le decisioni politiche e di governo. Mentre altri gruppi di interesse orientano le scelte di alcuni partiti di opposizione. In questi anni è cresciuto l’attivismo delle lobby ad ogni livello e in ogni settore dell’economia e della cultura.

Come abbiamo osservato in questi anni, lo scontro interno tra le diverse correnti e anime della maggioranza ha portato frequentemente a rinvii delle sedute consiliari, esponendo il governo regionale agli attacchi delle opposizioni che hanno denunciato periodicamente una “maggioranza divisa e paralizzata”. Opposizioni che, in poche occasioni hanno dimostrato compattezza e unitarietà di visione anche sui temi più scottanti.

La sensazione è che la qualità del personale politico e non solo, difetti di idee e proposte, per cui spiegare che cosa sia “un’altra Basilicata” appare complicato. Sono molto bravi a spiegare cose che i cittadini sanno già: declino demografico, difficoltà del sistema industriale, perdita di giovani e competenze, insufficienza delle infrastrutture e dei servizi, sanità, salari e qualità del lavoro, eccetera. Sono, invece, meno bravi a spiegarci come si esce da questa situazione.

È auspicabile che nella prossima competizione elettorale gli schieramenti o le coalizioni in campo ci dicano non solo che cosa vogliono fare, ma come vogliono farlo, con quali risorse, con quali sacrifici e tagli. Che gli obiettivi siano chiari e misurabili. Ci dicano qual è la loro visione di sviluppo e di Basilicata.

Saremmo un po’ stanchi di sentire slogan e promesse del tipo “miglioreremo la sanità”, “ridurremo le liste di attesa”, “difenderemo l’ambiente”, “daremo lavoro ai giovani” e via cantando con le stesse giaculatorie di sempre. Perché si sa, dopo arriva il primario o il poliambulatorio privato o la clinica privata che ti chiedono il contrario di quello che hai pubblicamente promesso perché devi fare fare quello che nelle segrete stanze hai privatamente promesso. Perché si sa, poi arrivano i petrolieri e gli altri “padroni” dell’energia che ti consigliano di chiudere un occhio sull’ambiente in nome dell’interesse nazionale. Poi arrivano quelli che campano di affidamenti diretti e sei “costretto” ad accontentarli perché ti hanno votato. E tu non  farti votare da quelli. Eccetera, eccetera. Perché quando si governa, la patata scotta assai.  Gli interessi piccoli e grandi si organizzano e ti fottono con o senza il tuo permesso. E tu cambi, perché ti servono i voti, perché devi rispondere a chi sta sopra di te e devi ingannare chi sta sotto di te. Troppi equilibristi in giro, scarso coraggio intorno, e tanti sgambettisti di professione.

Detto questo, c’è un altro appunto che può esservi utile. La prossima volta, non fate come nelle ultime: non abbiate timore di pronunciare le parole “mafia” e “legalità” nei vostri programmi (pardon, liste della spesa delle illusioni). Non nascondetevi nella propaganda sulla “sicurezza” e sulla “repressione dei reati”. Sappiate che la mafiosità esiste anche nelle istituzioni in cui fate esercizio di retorica. E sappiate che la legalità e il rispetto delle regole sono la base dello sviluppo. E ricordate che la questione non è appannaggio esclusivo delle forze dell’ordine e della magistratura. Gran parte delle azioni illegali si consumano nelle stanze della politica, ben protette, stanze in cui si cede facilmente una sedia a faccendieri di ogni tipo, anche quelli collusi con ambienti poco raccomandabili. Occhio, e buona fortuna.

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