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Calvello, quel Piano di Protezione Civile mai approvato
Un ponte a rischio

Pensano solo alle piste da sci. Storia di un paradosso. La burocrazia e la superficialità valgono più della vita delle persone. La responsabilità è sempre del maltempo, del terremoto, delle frane, o del destino

Il  paradosso è un’affermazione o un ragionamento che, pur sembrando logico e corretto, porta a una conclusione assurda, impossibile o in contrasto con il buon senso e la realtà. La storia che stiamo per raccontarvi è, appunto, paradossale.

Torniamo a Calvello, in provincia di Potenza, 1800 abitanti, uno dei Comuni principali della concessione di coltivazione idrocarburi denominata “Val d’Agri”, gestita in joint venture da Eni e Shell. Nel 2025, il Comune ha incassato complessivamente 1.783.971,99 euro di royalties petrolifere.

La sindaca di Calvello nella campagna elettorale della primavera 2022 così si rivolge ai cittadini: “Per educare alla cultura della sicurezza e rendere la popolazione consapevole dei rischi attesi sul territorio, antropici e naturali, pubblicheremo gli Strumenti di Pianificazione di Assetto del Territorio e di Protezione Civile già disponibili, e forme di divulgazione didattica, supportate da esperienze di laboratorio, a vari livelli.” Oggi, a distanza di oltre 4 anni possiamo tranquillamente affermare che si trattava di chiacchiere.

IL PIANO DI PROTEZIONE CIVILE IGNORATO

Il Comune un Piano lo aveva, datato 2009. Nel 2018 affida l’aggiornamento all’ingegnere Luigi Picerni, al costo di 7,5 mila euro, il quale si mette al lavoro coinvolgendo strutture tecniche comunali e regionali. Il Piano viene consegnato il 19 dicembre 2018. Subito dopo, quel lavoro scompare dai radar. In tre anni, dal 2019 al 2022, neanche l’ombra dell’approvazione del Piano in Consiglio comunale.

Il 9 giugno 2023, la sindaca sembra ignorare l’esistenza del Piano redatto nel 2018 e scrive all’Ufficio Protezione civile della Regione Basilicata, chiedendo collaborazione:

“Dovendo questa Amministrazione procedere per l’aggiornamento del Piano di Protezione Civile, chiede la collaborazione di codesta Struttura, al fine di procedere in tempi celeri e con le garanzie derivati dalla vs. professionalità ed esperienza ad aggiornare il Piano a tutela della comunità.”

La Regione risponde il 13 giugno 2023 fornendo al Comune una collaborazione attraverso propri tecnici fuori orario di ufficio al costo approssimativo di 15mila euro.

Ma di quale Piano da aggiornare parla la sindaca? Quello del 2009? Sarebbe illogico, perché è già stato aggiornato nel 2018. Allora si riferisce al Piano del 2018? Sarebbe illogico perché quel Piano non è mai stato approvato. Ma c’è di più. L’ingegnere Luigi Picerni non si spiega il motivo per cui quel Piano non è mai stato approvato. Il 2 aprile 2025 fa richiesta di accesso agli atti, ma non riceve riscontro. Il 23 aprile reitera la richiesta, nessun riscontro. E arriviamo al 2026. Il Comune di Calvello non ha un Piano di Protezione civile. L’ingegnere Picerni non ha alcun interesse privato, ha redatto il Piano, è stato pagato, punto. Potrebbe starsene in disparte avendo ottemperato al proprio dovere professionale. Tuttavia, il 28 marzo del 2026, l’ingegnere scrive alla sindaca chiedendo chiarimenti: perché dopo 6 anni Calvello non ha un Piano?

La sindaca risponde il 30 aprile:

(…) si rappresenta che il Piano Comunale di Protezione Civile redatto nel 2018, pur valido al momento della sua predisposizione, non risulta oggi approvabile nella forma originaria in quanto superato dal sopravvenuto quadro normativo e tecnico di riferimento…l’attuale Amministrazione è subentrata, come è noto, nell’anno 2022, in un contesto normativo già evoluto; a titolo esemplificativo, era stata emanata la Direttiva del Presidente del Consiglio  dei Ministri del 30 aprile 2021, recante “Indirizzi per la predisposizione dei piani di protezione civile ai diversi livelli territoriali”, che ha introdotto rilevanti innovazioni nei criteri di redazione dei Piani di protezione civile. (…) Perciò si rende necessario un adeguamento complessivo del documento. (…) Alla luce di quanto sopra, l’Amministrazione , pur avendolo tra i suoi obiettivi principali, ha ritenuto di non procedere all’approvazione del Piano, orientando l’azione amministrativa verso il suo aggiornamento…

Obiettivi principali? E meno male che si tratta di obiettivi principali: in 4 anni di amministrazione il Comune non ha il Piano né l’aggiornamento.

IL COLPO DI SCENA

A questo punto non sappiamo che cosa abbia in mente la sindaca. Perché una settimana dopo, il 7 maggio 2026, l’ingegnere Luigi Picerni fornisce controdeduzioni alla risposta della prima cittadina, facendo emergere gravi contraddizioni. Tra cui il fatto che “pur prendendo atto delle motivazioni addotte, con particolare riferimento all’evoluzione del quadro normativo intervenuta anche a seguito della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 aprile 2021 si evidenzia che tale circostanza non esime l’Ente dall’obbligo di dotarsi di un Piano di Protezione Civile vigente, aggiornato e formalmente approvato, come previsto dal Codice della Protezione Civile (D.Lgs. 1/2018)”

Tuttavia, emerge un fatto che smentisce platealmente la narrazione della sindaca, ce lo racconta Picerni:

Per dovere di cronaca, si rammenta che nell’autunno del 2022 era stata approntata per il Consiglio Comunale l’”Attualizzazione del PPC”, revisione aggiornata – senza costi aggiuntivi – che teneva conto dell’evoluzione del quadro normativo (Direttiva del 30 aprile 2021, Deliberazione Reg. Bas. 30 giugno 2021, n.536), concordata fra l’ingegnere Martina Casalaro, dell’Ufficio Tecnico Comunale, e l’ingegnere Guido Loperte, funzionario della Protezione Civile Regionale.

Vale a dire che nel 2022, in seguito alla Direttiva del Presidente del Consiglio  dei Ministri del 30 aprile 2021 di cui parla la sindaca, il Piano del 2018 era già stato aggiornato, gratuitamente, dall’ingegnere Picerni.

È incredibile come una pubblica amministrazione tratti con disarmante approssimazione la mancanza di un Piano aggiornato e formalmente approvato, necessario alle attività di protezione civile e a tutela della pubblica incolumità.

LE CRITICITÀ SENZA RISPOSTE

Qui riportiamo alcune delle più gravi criticità segnalate nel Piano che, dopo anni, magari in condizioni peggiorate, continuano a mettere a rischio l’incolumità dei cittadini. Il Piano naturalmente affronta anche altri rischi: da quello idrogeologico a quello della viabilità interna, il rischio sismico, sanitario, idraulico e degli incendi boschivi. Fornendo soluzioni e metodi di organizzazione del sistema di intervento e protezione.  Ma non la facciamo lunga. Dovrebbero bastare pochi esempi per comprendere la gravità del comportamento dell’Amministrazione comunale. E prendiamo come esempio la sicurezza della viabilità extraurbana.

Le schede che segnalano criticità di livello medio e alto, riguardano in tutto 14 tratti di viabilità extra urbana. Ne riportiamo alcune.

Ponticello Foresta, strada comunale della Foresta – Eliporto, attraversato dalla Fiumara La Terra. Criticità classificata di livello alto perché la larghezza della carreggiata è inadeguata, si registrano una diffusa assenza di copriferro e notevoli infiltrazioni d’acqua La criticità su questo ponticello è di particolare rilevanza perché sarebbe l’unico accesso all’eliporto.

Foto Ponticello Foresta Ponticello Foresta

Il Ponte Vallone sulla strada provinciale 32bis attraversato dal Torrente Vallone La Rossa, nel 2018 aveva una criticità classificata di livello medio perché presentava una locale espulsione del copriferro, lesioni distacco spalla-muri d’ala, calcestruzzo degradato.

Foto Ponte Vallone Il Ponte Vallone Il Ponte Vallone

Ponte Nuovo Sant’Antuono al Rione Sant’Antuono, SP16 – IV Tronco, Calvello, attraversato dalla Fiumara La Terra. Aveva una criticità classificata di livello alto perché presentava una diffusa espulsione del copriferro, infiltrazioni d’acqua piovana, calcestruzzo impalcato degradato.

Foto Ponte Nuovo Ponte Nuovo Sant’Antuono Ponte Nuovo Sant’Antuono Ponte Nuovo Sant’Antuono

Ponticello Salvatore Andriuzzi, in via Salvatore Andriuzzi, attraversato dalla Fiumara La Terra. Aveva una criticità classificata di livello alto, perché presentava un intradosso non visionabile, una diffusa assenza di copriferro, una sezione idraulica insufficiente.

Foto Ponticello Andriuzzi Ponticello Salvatore Andriuzzi

Ponticello Francesco Paolo Giusti, in via Francesco Paolo Giusti, attraversato dalla Fiumara La Terra. Aveva una criticità classificata di livello alto, perché anche questa struttura presentava un intradosso non visionabile, una diffusa assenza di copriferro, la sezione idraulica insufficiente.

Foto Ponticello Francesco Paolo Giusti Ponticello Francesco Paolo Giusti

I rischi per l’incolumità delle persone e per la normale attività della protezione civile in caso di necessità, sono evidenti. Eppure, si aspetta. Poi però la responsabilità è sempre del maltempo, del terremoto, delle frane, del destino. Per esempio, in caso di necessità, la via di accesso all’eliporto deve essere libera, transitabile, sicura e consentire un’accessibilità a doppio senso.

Nel frattempo il Comune immagina piste da sci sintetiche sulla montagna. Quando l’Amministrazione comunale intende chiudere la partita del Piano di Protezione civile? Si aspetta il morto? La prossima primavera si vota, non vorremmo riascoltare la solita propaganda del 2022: “Per educare alla cultura della sicurezza e rendere la popolazione consapevole dei rischi attesi sul territorio, antropici e naturali, pubblicheremo gli Strumenti di Pianificazione di Assetto del Territorio e di Protezione Civile già disponibili”. Come no, vi aspettiamo altri 5 anni? Un’altra domanda è d’obbligo: quanti sono i Comuni lucani che hanno adottato un Piano di Protezione Civile aggiornato?

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