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Cpr e medici indagati: a Venosa un volantinaggio per informare i cittadini
Un momento del volantinaggio

Promosso dallo Spi Cgil, in collaborazione con Flai Cgil Potenza, Libera Presidio Vulture e Associazione Alda Merini dopo la recente inchiesta della Procura di Ravenna

Promosso dallo Spi Cgil, in collaborazione con Flai Cgil Potenza, Libera Presidio Vulture e Associazione Alda Merini, si è svolto nella serata del 20 settembre, a Venosa, un volantinaggio per informare i cittadini sulla recente inchiesta avviata dalla Procura di Ravenna e in cui sono coinvolti alcuni medici, infettivologi e psichiatri, operanti in varie città d’Italia, indagati di avere emesso certificati falsi per evitare il trasferimento di migranti irregolari nei Cpr, Centri di permanenza per il rimpatrio, in attesa di essere espulsi.

“Pur dichiarando pieno rispetto per l’operato della Magistratura e in attesa dei risultati dell’inchiesta, i promotori dell’iniziativa hanno inteso precisare alcuni aspetti della vicenda che ha assunto toni drammatici, con l’ipotesi di “associazione a delinquere finalizzata al falso”.
“L’articolo 32 del Codice deontologico – si legge nel volantino – dice che il medico deve proteggere i soggetti vulnerabili da contesti o situazioni in cui la loro salute è in pericolo”. Numerose società scientifiche e la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità definiscono i Cpr luoghi “patogeni”, ovvero luoghi che creano malattia per le persone che vi sono internate.

“I medici inquisiti – si legge ancora nel volantino – svolgono il loro dovere di professionisti, visitando i migranti, e certificano la eventuale non idoneità alla detenzione nei Cpr se affetti da malattie contagiose (come tubercolosi), disturbi psichiatrici o altre patologie acute o cronico-degenerative”.
Purtroppo, in tanti finiscono nei Cpr, nonostante abbiano patologie che li renderebbero incompatibili con quei luoghi e alcuni di loro, come successo di recente anche a Palazzo San Gervasio, non riuscendo a vivere in quelle condizioni disumane, si tolgono la vita. Durante il volantinaggio moltissime persone hanno mostrato interesse per quanto sta accadendo ed hanno manifestato piena solidarietà ai medici inquisiti, in particolare all’infettivologo Nicola Cocco, di origini venosine, che svolge la sua attività professionale in Lombardia e porta avanti da anni insieme alla SIMM (Società Italiana di Medicina delle Migrazioni) una campagna deontologica informativa perché i medici prendano in considerazione la patogenicità dei CPR.

Anche per questo, nel dialogo con i cittadini, è emersa la necessità di discutere seriamente dell’abolizione dei Cpr come strumento per gestire le politiche migratorie. Tutti si augurano, infine, che visto l’approssimarsi della campagna elettorale, non si strumentalizzi, per un tornaconto politico, ciò che sta succedendo al dottor Nicola Cocco e ai suoi colleghi, medici bravissimi e interamente dediti alla loro missione”. Volantinaggio Venosa medici indagati Cpr Volantinaggio Venosa medici indagati Cpr