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Della scuola pubblica non gliene frega niente a nessuno
Foto d'archivio

La prima campanella nelle scuole della Basilicata suonerà il 16 settembre, si riparte con l’ennesimo calo di iscritti: meno 1839 studenti rispetto all’anno scorso

La prima campanella nelle scuole della Basilicata suonerà il 16 settembre, per alcuni istituti l’apertura è anticipata a lunedì 14. E si riparte  con 63.595 alunni iscritti e un calo di 1.839 studenti rispetto all’anno precedente. Un calo ormai costante per causa del progressivo spopolamento del territorio. La desertificazione demografica, come è noto, colpisce soprattutto i piccoli comuni rurali e le zone periferiche. A rendere più fosco il quadro regionale gli indici di rischio familiare e sociale legati alla povertà educativa superiori alla media nazionale. Gli esperti indicano alcune priorità, tra cui  il potenziamento degli asili nido e dei servizi per l’infanzia, soprattutto nei piccoli comuni; il rafforzamento del tempo pieno e delle attività extrascolastiche; il sostegno alle famiglie più vulnerabili; la creazione di spazi culturali e sportivi nelle aree interne; investimenti nell’educazione digitale per ridurre il divario tecnologico.

Un altro aspetto non marginale è la condizione degli edifici scolastici in Basilicata, caratterizzata da profonde carenze strutturali sul piano della sicurezza e delle certificazioni. Per intervenire in qualche modo si è aspettato il Pnrr. Secondo l’ultimo dossier specialistico di Tuttoscuola, 2025, la situazione presentava forti criticità legali e strutturali. Il 12,5% dei plessi scolastici lucani (pari a 69 strutture su 553 monitorate) era classificato come totalmente irregolare. Solo il 40% circa degli istituti sul territorio regionale possiede il certificato di agibilità statica. Nonostante l’alta percentuale di scuole situate in aree ad alta pericolosità sismica il certificato di prevenzione incendi era presente in appena il 36% delle strutture. Oggi a distanza di un anno da quel dossier, è cambiato poco, in attesa della conclusione degli interventi finanziati dalla Regione tramite il Fondo di Sviluppo e Coesione, 9,5 milioni, ne occorrerebbero almeno 13 di milioni, e in attesa dell’impatto Pnrr.

Detto questo, la verità è più banale e anche più forte delle interminabili discussioni: della scuola pubblica non gliene frega niente a nessuno. Interessa, invece, agli insegnanti, alle prese con retribuzioni imbarazzanti, tra le più basse d’Europa, con la carenza di personale e con il precariato. Interessa agli studenti, alle prese con dimensionamenti di aule, accorpamento di  istituti e con la carenza di servizi e di trasporto pubblico. Interessa alle famiglie, quelle intelligenti, che non picchiano gli insegnanti.

Per il resto, disinteresse generale. Fichi secchi e nozze continuamente rinviate. A protestare solitari di volta in volta, su questioni specifiche, ora gli insegnanti, ora gli studenti. Un tempo studenti, insegnanti e operai marciavano insieme. La consapevolezza che la scuola sia il futuro di tutti, è nulla. Se fosse il contrario, non solo ogni giorno l’agenda politica metterebbe al centro i servizi educativi e la scuola, ma assisteremmo a tante manifestazioni pro-scuola partecipate da tutti, a prescindere dalle categorie economiche di appartenenza: operai, agricoltori, impiegati, imprenditori, professionisti, artisti, disoccupati, pensionati…

Ma tant’è, ognuno si guarda il suo e molti pensano che la scuola pubblica sia una quisquilia. E invece è il futuro. La Basilicata avrebbe potuto costruire un sistema scolastico all’avanguardia, se fossero state mobilitate risorse, intelligenze, lungimiranza e volontà politica e culturale. Al momento siamo ancora in attesa che prevalgano la consapevolezza collettiva circa la centralità della buona scuola e una diffusa cultura del futuro.