Logo
Elisa Claps e il futuro della memoria

Il Consiglio regionale approvi una legge istitutiva della giornata del 12 settembre

Sono passati 33 anni da quando Elisa Claps fu uccisa nella chiesa della SS. Trinità a Potenza. La stessa chiesa in cui il corpo della ragazza è stato nascosto per 17 anni. L’autore dell’omicidio (allora non si parlava di femminicidio) di Elisa è stato condannato in via definitiva nel 2014 e attualmente si trova in carcere in Inghilterra dove sta scontando la pena dell’ergastolo per un altro brutale omicidio: quello della 48enne Hether Barnett avvenuto il 12 novembre 2002 a Bournemouth, nel Dorset.

A ricordare Elisa oggi, un commento stampa diffuso da Libera Basilicata e un’iniziativa nella serata organizzata dall’ Associazione Serendipity Ets, “Il Cuore di Elisa nel Cuore dell’Africa” .

Molti uomini e donne delle istituzioni oggi, a 33 anni dalla morte di Elisa Claps, non hanno aperto bocca: neanche un rigo, neanche una parola. Il presidente Vito Bardi non ci sembra abbia detto qualcosa, al momento. Non una parola da parte di esponenti politici. Non una parola da parte della Consigliera di parità, silenzio assoluto dalla Commissione pari opportunità e da tutti coloro che si fanno fotografare davanti a panchine e scarpe rosse. Come se la morte di Elisa non fosse stato un femminicidio, come se la povera ragazza non fosse stata vittima di violenza. Come se tutta la vicenda non fosse degna di memoria. Eppure, ricordare quel tragico momento, significa mettere a valore civile, culturale e morale, una vicenda che si ripete ogni giorno. Perché ogni giorno una donna è vittima di violenza e molte, troppe, vengono uccise.

Gli scopritori di targhe dedicate a chicchessia, i retorici degli anniversari di decennali e centenari, si sono svincolati da qualsiasi commento. Qual è il problema? Che cosa impedisce a queste persone di dire una parola in ricordo di Elisa e di marcare una presenza in quanto esponenti delle istituzioni?

Quel femminicidio – con tutta la vicenda che l’avvolge – non è solo un fatto giudiziario, un reato, “uno psicopatico in galera, “conseguenza di una disgrazia o di una sfortuna che ha colpito una famiglia”, come ebbe a dire qualcuno. Quel femminicidio, non è come gli altri femminicidi: è una ferita indelebile agli archetipi della convivenza civile, uno strappo alla fiducia nelle istituzioni laiche e religiose, all’affidabilità del sistema giudiziario, all’autenticità delle relazioni tra cittadini. È un macigno che preme sulle spalle dell’intera società potentina e lucana.

Chi non avverte questo peso, chi vorrebbe metterci una pietra sopra per “ricominciare”, non indica la strada giusta per mettere a valore la memoria. Il perdono è una strada, ma bisogna sapere chi perdonare e per cosa perdonare. Solo la verità, tutta, può unire: le menzogne dividono. Solo la verità, tutta, può restituire la pace e la giustizia. E quella verità va cercata, sempre. Ed  è per questo che il 12 settembre di ogni anno, tutti dovremmo prendere la parola per ricordare, semplicemente ricordare. Tuttavia, il ricordo è fragile quando è affidato alla sola buona volontà di alcuni. E allora? La memoria di Elisa merita un futuro.

Il Consiglio regionale approvi una legge istitutiva che stabilisca il 12 settembre di ogni anno la giornata regionale in memoria di Elisa Claps. Una giornata in cui si promuovano iniziative ispirate alla vita, alla storia, alla vicenda della ragazza uccisa in una chiesa: dal femminicidio alla cultura dell’amore, dall’omertà alla cultura della legalità, dalla violenza alla cultura della solidarietà e dell’altruismo. Vedremo.