La Giunta Bardi rema contro la Basilicata e la sua Università
Apre le porte all’ateneo privato Link University per il corso di laurea in medicina e chirurgia: retta annuale 20mila euro. Nel frattempo la Regione paga 4milioni di euro per lo stesso corso all’Unibas
A partire dall’anno accademico 2026/2027 la città di Matera ospiterà corsi di laurea in Medicina e Chirurgia e in Fisioterapia dell’Università degli Studi Link . Ora che succederà? Gli sfigati andranno all’Unibas, mentre chi può pagare andrà alla Link?
“L’iniziativa dà forma a un nuovo polo di formazione nell’area medica e delle professioni sanitarie destinato a crescere e a svilupparsi progressivamente nel territorio. Il progetto è sostenuto e autorizzato dalla Regione Basilicata e dalla Presidenza della Giunta regionale che hanno creduto sin da subito nell’iniziativa accompagnandone il percorso istituzionale. L’ampliamento dell’offerta formativa rappresenta una scelta orientata alla crescita sociale ed economica, all’attrazione di giovani e allo sviluppo di nuove competenze per l’intero territorio lucano.” E’ il testo iniziale di un comunicato stampa diffuso il 9 settembre dall’ Agenzia Stampa della Giunta Regionale.
Non sappiamo se il Comitato Regionale di Coordinamento delle Università (CRCU) della Basilicata abbia dato parere favorevole, riteniamo di no. Ed è probabile che l’Unibas non abbia assolutamente gradito la novità. Tuttavia, al momento non abbiamo dichiarazioni pubbliche da parte dell’ateneo lucano.
Pensavamo a uno scherzo. È stato appena attivato, 4 anni fa, all’Unibas, il corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia, anno accademico 2021-2022 con sede a Potenza, nel campus di Macchia Romana. Annunciato in pompa magna. Non è ancora finito il primo ciclo e non è stata ancora definita la specializzazione. Pe questo corso la Regione Basilicata assegna all’Unibas 4 milioni l’anno. Eppure, la stessa Regione annuncia, sempre in pompa magna, l’apertura di un corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’università privata Link a Matera. Ospitiamo con tanti applausi un concorrente della nostra università pubblica. Roba da non crederci. Anzi, c’è da chiedersi che fine farà il corso dell’Unibas e con quale entusiasmo docenti e studenti continueranno a frequentarlo.
Medici di serie A e medici di serie B? La Link University di Roma è frequentata da studenti di famiglie ricche, alto borghesi, da chi può permettersi una retta altissima. L’Ateneo, così dicono loro, gode di prestigio a livello nazionale e internazionale. Per accedere ai corsi di medicina e chirurgia bisogna pagare 20mila euro all’anno di retta e 19.800 euro negli anni successivi. Magari qui in Basilicata faranno uno sconto promozionale, ma non si andrà sotto il 16mila euro. Ora che succederà in Basilicata? Gli “sfigati” andranno all’Unibas, mentre chi può pagare andrà alla Link. E poi diranno che i laureati alla Link sono i migliori perché è un ateneo privato prestigioso. Nella percezione pubblica è facile che si insinui questo pregiudizio. Ma tranquilli, alla Link “arriveranno dall’estero gli studenti”.
Da Vincenzo Scotti al Gruppo Polidori. Fondatore e presidente per 20 anni della Link è stato Vincenzo Scotti. A lungo nei vertici della Democrazia Cristiana e ministro in diversi governi tra il 1978 e il 1992. Dopo un periodo d’inattività politica, fu sottosegretario agli affari esteri del governo Berlusconi IV.
A luglio 2025 viene condannato, in primo grado , a 5 anni e 6 mesi di reclusione, per falso e associazione a delinquere dal Tribunale di Firenze. Secondo l’accusa, tra il 2016 e il 2018 sarebbe stato strutturato un sistema per far ottenere titoli di studio a decine di agenti di polizia senza il regolare svolgimento degli esami.
Nel 2020, l’imprenditore Francesco Polidori, fondatore anche di Cepu e di e-Campus, diventa proprietario della Link Campus University il quale ha acquisito la piena proprietà dell’ateneo subentrando al fondatore Vincenzo Scotti.
I componenti del Consiglio di Amministrazione dell’Università degli Studi Link Campus University sono Pietro Luigi Polidori, presidente; Carlo Alberto Giusti, consigliere e anche Rettore. A loro si aggiungono Vincenzo Diano, Ubaldo Livolsi, Giovanni Paolo Mearelli. Direttore generale è Roberto Russo.
I guai di Francesco Polidori. Il gruppo Cepu, di cui Polidori è fondatore, ha affrontato gravi problemi giudiziari e finanziari, tra cui il fallimento delle vecchie società e l’inchiesta per bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale, ma il marchio e le attività di preparazione universitaria continuano a operare tramite una nuova società (la Studium Srl) e sono collegati al mondo dell’università telematica e-Campus.
Infatti, nel marzo 2021 Polidori è finito agli arresti domiciliari in un’inchiesta della Procura di Roma per bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale milionaria, legata al dissesto delle precedenti società di gestione (come la Cesd Srl). Le attività e il marchio sono stati rilevati attraverso la società Studium Srl (riconducibile ai familiari del fondatore), permettendo al servizio di restare attivo. Cepu continua a fornire servizi di tutoraggio e preparazione agli esami universitari, sebbene con un profilo e una struttura societaria differenti rispetto agli anni d’oro delle televendite e della grande visibilità televisiva. Nel 2025 scoppia il caso Lega nelle Marche . L’ateneo Link avrebbe versato fondi elettorali al partito di Salvini. Nel 2024 di Francesco Polidori si occupa anche Report .
L’accordo dentro il centrodestra. Francesco Polidori mentre è al centro di guai giudiziari, resta ricco e potente. Da almeno 4 o 5 anni ha spostato le proprie simpatie verso il centrodestra. Nel 2023 coltivava buoni rapporti con Donatella Tesei, fino al 2024 presidente della Regione Umbria, e con Paola Agabiti, all’epoca assessora regionale, che gli avrebbero consigliato di acquistare il Corriere dell’Umbria. Sua cugina è Catia Polidori, già parlamentare e vice ministra del governo Berlusconi. Il Monte Finanziario Europeo, di proprietà dei figli di Francesco Polidori, è stato uno dei più generosi finanziatori della campagna elettorale della Lega . Insomma, da tempo pare che Polidori si sia deciso a spalleggiare il centrodestra con un occhio di riguardo per Forza Italia.
L’operazione fotocopia, dalle Marche alla Basilicata. Nel febbraio 2025 Link sbarca nelle Marche con il parere favorevole della Giunta di Centrodestra. Contro quel parere si sono schierati i rettori delle università di Macerata, Camerino, Ancona e Urbino. Contrari al parere favorevole anche i sindacati di settore, Ordine dei medici e forze di opposizione. Qui in Basilicata, almeno al momento, non abbiamo sentito un sussurro.
Scaltrezza e mancanza di pudore. Qualche minuto fa arriva una nota dall’Ufficio Stampa della Giunta Regionale, a margine della conclusione della conferenza stampa svolta oggi 11 settembre, per illustrare l’iniziativa. L’assessore Latronico ci manda a dire che: “La nuova offerta formativa a Matera va ad affiancarsi allo straordinario lavoro già consolidato dalla Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi della Basilicata. In questo modo, il nostro territorio riesce a coniugare l’offerta pubblica e quella privata, moltiplicando e accrescendo le opportunità formative a disposizione delle nuove generazioni all’interno dei confini regionali”. Ma lo pensa davvero? E come al solito, anche questa iniziativa “serve ad arginare lo spopolamento”. Lo dice Nicola Morea (Azione), nel suo entusiastico intervento: “Investire sui giovani, sulla sanità e sull’alta formazione significa dare una prospettiva solida al futuro della nostra regione, arginando l’spopolamento e valorizzando le eccellenze del nostro territorio”.
Ormai si è capito, è una delle solite operazioni politiche, elettoralistiche fatte passare come straordinario successo della Giunta Bardi. In realtà è uno scambio reciproco di “marchette” tra amici e amici degli amici. Al momento, è un successo di Francesco Polidori e un danno per l’Unibas e il suo corso di laurea in medicina. Che tristezza.
Questo ennesimo episodio dovrebbe far riflettere su come la politica usa la comunicazione per rovesciare la logica vera di fatti a vantaggio di una propaganda che fa davvero rabbrividire per la scaltrezza e la mancanza di pudore. E ora fiato alle trombe dei media di servizio, megafoni di quella propaganda.
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