La sinistra, il campo largo e il diritto internazionale del più forte
Pensavamo che l’umanità fosse uscita dalle regole dell’età della pietra, invece no
Pare sempre più difficile la composizione di una alternativa al governo Meloni che non sia una alternativa nominale ma una vera discontinuità rispetto alle politiche praticate. L’impiccio sostanziale è costituito dai cd Riformisti, minoranza del PD che pretende di dettare la linea a tutto il partito e che questo partito detti la linea a tutta la coalizione. In sostanza se l’OPA della minoranza riformista riuscirà sarà veramente difficile in politica economica ed estera distinguere la proposta delle opposizioni da quelle del governo. La conseguenza sarà la delusione dei tanti che cercano una ragione per recarsi alle urne e una astensione ancora alle stelle.
Il punto è che la visione sul riarmo e sull’Ucraina, e di conseguenza sulle priorità di politica economica, è inconciliabile non tanto con la posizione di Conte, di AVS e del M5S ma con la storia stessa della sinistra. È inconciliabile con il suo DNA.
In Ucraina è evidente che c’è stata una violazione del diritto internazionale. Ma questo si basa sulla uguaglianza sovrana degli stati e non sulla forza e sull’uso delle armi. C’è certamente un problema di enforcement: non esistono uno Stato mondiale, una polizia mondiale e un giudice capace di imporre le proprie decisioni alle grandi potenze. Ma questo riguarda la capacità di far rispettare il diritto, non il suo fondamento.
Le fonti del diritto internazionale sono i trattati, la consuetudine e i principi generali del diritto. E la Carta delle Nazioni Unite nasce precisamente per sottoporre la forza alle regole, non per riconoscere alla forza il potere di crearle.
Se introduciamo la forza come fondamento del diritto, infatti, il risultato è inevitabile: il diritto internazionale diventa il diritto del più forte.
Chi possiede abbastanza potenza militare può invadere, bombardare, occupare un territorio e poi sostenere che il fatto compiuto costituisce il nuovo diritto. Ma a quel punto il diritto internazionale semplicemente non esiste più. La forza può creare un fatto. Non può, per questo solo fatto, creare un diritto.
Proprio perché il diritto internazionale dispone di strumenti coercitivi limitati, esso vive soprattutto di autorevolezza, reputazione, soft power, autorità morale e terzietà. Qui nasce il problema dell’Europa e delle pretese centriste.
In Ucraina la UE non si è limitata a condannare l’aggressione russa. Le ha imposto pesantissime sanzioni e ha fornito all’Ucraina un sostegno militare che Consiglio e Stati membri stimano ormai nell’ordine delle decine di miliardi di euro.
È una scelta giuridicamente ricondotta al diritto dell’Ucraina alla legittima difesa. Ma non è una posizione neutrale: l’Europa sostiene materialmente uno dei contendenti. Il problema sorge quando lo stesso rigore non viene applicato agli alleati.
Con Israele l’Europa ha mantenuto rapporti economici molto rilevanti: nel 2025 gli scambi di beni UE-Israele hanno raggiunto 43,3 miliardi di euro e l’Unione resta il principale partner commerciale israeliano. Sono inoltre proseguiti importanti rapporti militari. Nel periodo 2021-2025 la Germania ha fornito circa il 31% delle importazioni israeliane di grandi sistemi d’arma; anche l’Italia compare tra i fornitori. Le condanne europee restano sul piano delle dichiarazioni, mentre i rapporti economici e militari continuano. Ed è difficile non vedere l’enorme distanza rispetto al trattamento riservato alla Russia.
Il problema è diventato più evidente con l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran del 28 febbraio 2026. Il Segretario generale dell’ONU ha condannato esplicitamente l’uso della forza contro l’Iran e ha richiamato l’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite, che vieta l’uso della forza contro l’integrità territoriale e l’indipendenza politica degli Stati.
Ed è proprio questo il principio che dovrebbe valere: la stessa norma per tutti.
Se l’integrità territoriale è sacra in Ucraina ma diventa negoziabile altrove; se contro un avversario si applicano sanzioni e si inviano armi mentre nei confronti di un alleato prevalgono prudenti richiami diplomatici, l’Europa perde la propria autorità morale. E di certo la perdono i riformisti il PD che ha sposato queste posizioni.
E, perdendo autorevolezza, la UE perde anche la possibilità di proporsi come forza di mediazione: diventa essa stessa parte del sistema dei blocchi che si confrontano nel conflitto e quindi diventa parte del problema che dovrebbe contribuire a risolvere, e non della sua soluzione.
Avendo assunto una posizione politicamente e materialmente schierata, l’Europa riduce inevitabilmente la propria credibilità come soggetto terzo e come possibile mediatore. E non può rimanere indefinitamente in una zona sempre più ambigua tra belligeranza e non belligeranza, mentre cresce il rischio di un coinvolgimento diretto.
Chi invoca l’uso della forza e addirittura l’entrata in guerra al fianco dell’Ucraina rischia paradossalmente di avere ragione non perché il diritto internazionale debba fondarsi sulla forza, ma perché noi lo abbiamo affidato alla prepotenza degli eserciti.
Se Russia, Stati Uniti, Israele o qualunque altra potenza applicano un proprio diritto quando dispongono della forza necessaria per farlo, resta una sola legge veramente universale: la legge del più forte. Quindi illegalità, prepotenza e rapina come il petrolio e l’oro del Venezuela.
Non contenti di questa posizione i Riformisti voteranno, a quanto pare, il DDL sull’antisemitismo. Mai momento è più inopportuno. Di là dal merito non si può proporre una legge simile mentre Netanyahu, ricercato per crimini di guerra dalla CPI che noi italiani abbiamo contribuito a fondare proprio per difendere il diritto internazionale e i principi base di umanità, svolazza indisturbato sui cieli di Roma.
Perché? Andate su Google map, se non vi fidate di Albanese, delle Onlus e dell’ONU, e vedrete a quale ammasso di macerie è ridotta la striscia, per capire quanto bestiale e fuori misura sia stata la vendetta israeliana sui fatti del 7 ottobre.
Quindi Gori e i riformisti affermano implicitamente con il sostegno all’Ucraina e il contemporaneo DDL sull’antisemitismo, senza in contempo chiedere l’arresto di Netanyahu mentre vola su Roma, di fatto danno ragione a Tajani: il diritto internazionale vale fino a un certo punto. In pratica per tutto il resto del mondo ma non per noi occidentali: UE, USA e Israele.
Pensavamo che l’umanità fosse uscita dalle regole dell’età della pietra, invece no. Tutto ciò non c’entra nulla con i valori tradizionali della sinistra e trovo la posizione dei Riformisti francamente inaccettabile.
Credo che Elly se vuole sopravvivere e proporsi come leader in caso di voto a favore del DDL contro l’antisemitismo dovrebbe avere il coraggio di trarne le conseguenze. Temo che non lo faccia e quindi che si perda e che vincerà ancora Meloni.
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