Monticchio tra ‘volo della Bramea’ e ‘generale inverno’
Finita l’estate dei festival e delle luci, già pronto l’autunno. Pnrr, abbandono, Ente Parco e assalto cinghiali
Se senti un anziano dell’area raccontarti Monticchio (Potenza) ti dice che era molto più bella tra gli anni ’60 e ’70, quando la funivia consentiva di partire dal monte Vulture (1327 metri) per raggiungere l’Abbazia di San Michele e la statua di San Giovanni. Ti racconterà che allora era un’altra cosa. Nei decenni, con l’intervento di più enti regionali (Regione, Provincia, Comunità montana, Comuni dell’area) si è assistito ad un groviglio di soldi pubblici e promesse culminate nei Piani particolareggiati (2006). Era prevista la pedonalizzazione dell’area, la fine dell’abusivismo, e un’altra serie di menate che in gran parte non hanno trovato riscontro nella realtà. L’abusivismo non finirà mai.
Ma poi eccola, Monticchio. Basta un albero che cade sulla strada per Rionero, e partono conflitti di responsabilità tra Enti. È accaduto a luglio scorso con i visitatori costretti ad allungare per Monticchio Sgarroni facendo 7 chilometri di curve in più per raggiungere i laghi. Per miracolo, alla vigilia del concerto di Carmen Consoli, lo scorso 7 agosto, l’albero (o gli alberi) sono stati rimossi, e la via riaperta. Già, perché il sogno d Monticchio, la favola agostana, non poteva interrompersi, quest’anno più che mai.
Ninfea, Vulcanica, e tanto altro…E così, tra festival vari fino alle proiezioni sul lago delle scorse settimane, Monticchio è stata tutta una proiezione, ad agosto. Un po’ disordinata, tra auto, carrozzine, tandem, fumo e barbecue. Ma pur sempre una favola proiettata. Come quella del Pnrr: 20 milioni stanziati per riportare l’area ai suoi antichi albori. Centro Visite e accoglienze, Museo del Vulture, ma soprattutto, il Volo della Bramea. La vecchia idea delle funivia riesumata per qualcosa di molto meno strutturato e più estemporaneo. Il progetto e i lavori sarebbero a buon punto. Forse sarà il prossimo anno quello buono per l’inaugurazione.
Già, perché è sempre d’estate che si vola alto, in Basilicata. Scongiuri a parte. L’altra faccia della favola, e del Volo della Bramea, però, è la realtà con le sue stagioni. Inviterei tutti gli entusiasti della bellezza di Monticchio, tanti anche non lucani, a farsi un giro fuori stagione. Per incontrare la bellezza più autentica. Senza appalusi e luci della ribalta. Quel silenzio, mischiato coi suoni della natura, tra disservizi e abbandono totale, visto che in quella fase anche le squadre della Forestazione, per contratto, non lavorano. Ecco: l’appuntamento ‘reale’ con Monticchio, oltre che per lo stato di avanzamento dei lavori del Pnrr, lo suggerirei a gennaio. Con quell’atmosfera tra Loch Ness e assalto permanente dei cinghiali. Tanto per prendere coscienza e andare oltre i voli pindarici estivi che fin qui non hanno cambiato un bel nulla. Anzi, hanno reso la cartolina solo più taroccata. Nonostante i tanti milioni buttati negli ultimi 25 anni, un bancomat senza fondo, fino alla istituzione del Parco del Vulture, un altro gigante coi piedi di argilla. La rappresentazione più ruscita dei cambiamenti in corso nell’area. Cambiare tutto per non cambiare nulla, suggeriva Tomasi di Lampedusa. E chi è cresciuto vicino Monticchio oltre ai cinghiali conosce bene anche il Gattopardo, con la sua innata resistenza al cambiamento e la sua insaziabile fame di soldi pubblici.
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