Petrolio, Avs: “il governo Meloni commissaria la Basilicata”
«Il Governo vuole scavalcare la Regione, mentre la destra lucana sceglie il silenzio»
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Avs Europa Verde Basilicata
Alla fine è arrivata la parola, anzi il fatto, di Giorgia Meloni. Il fatto è serio. E, ancora una volta, per la Basilicata non è per niente una buona notizia. La vicenda, riportata da Basilicata24 , e da altri evidenzia un passaggio politico di estrema gravità: il Governo si prepara a intervenire con un commissario ad acta qualora la Regione non dovesse concludere i procedimenti relativi alla ricerca e alla coltivazione degli idrocarburi. Il punto, ormai, è chiaro: quando la Basilicata non si adegua alle decisioni di Roma, il Governo è pronto a sostituirsi alla Regione. Altro che autonomia. Altro che protagonismo dei territori. Altro che tutela degli interessi regionali. Sul petrolio, quando la Regione non obbedisce, il Governo si prepara a commissariarla.
Di fronte a una scelta del genere ci saremmo aspettati una presa di posizione netta da parte della maggioranza che governa la Basilicata. Invece assistiamo a un silenzio assordante.
Dov’è il presidente Bardi? La Giunta? Dove sono coloro che per anni a destra hanno dichiarato di voler difendere gli interessi dei lucani? E, soprattutto, dov’è stanno i paladini del territorio e della autonomia lucana? La domanda è inevitabile, anche alla luce della storia politica della destra lucana. Rosa e fratelli d’Italia è stato tra i protagonisti della stagione in cui il centrosinistra veniva attaccato duramente sul petrolio e sulle attività estrattive. “Pittella Trivella” era uno degli slogan più utilizzati dalla destra contro il governo regionale di allora. Oggi però, la situazione è completamente cambiata.
Il Governo guidato dalla destra prepara i poteri sostitutivi nei confronti della Basilicata e la destra lucana, tacendo acconsente, senza proferir parola. Quello che ieri veniva presentato come uno scandalo, oggi sembra essere diventato normale. Quella che un tempo era una battaglia politica, oggi è un tema da evitare.
Diciamolo con chiarezza: il “Pittella Trivella” di ieri è diventato il silenzio di Rosa di oggi e il pieno consenso del suo partito locale. È la ritirata dalle battaglie per l’autonomia, dalla difesa del territorio, dalle promesse fatte ai lucani e, soprattutto, dalla coerenza. È facile assumere posizioni dure quando si è all’opposizione. Più difficile è mantenerle quando a governare è il proprio partito e quando le decisioni arrivano direttamente dal Governo nazionale.
Se a Palazzo Chigi ci fosse stato un esecutivo di centrosinistra, cosa avrebbe detto Gianni Rosa e il suo partito locale davanti alla possibilità di commissariare la Basilicata? Probabilmente avrebbe parlato di attacco alla Regione, di centralismo e di violazione delle prerogative territoriali. Oggi, invece, prevale il silenzio.
Ma la Basilicata non può accettare questa doppia misura. Qui non si discute soltanto di petrolio, ma di chi debba decidere del futuro della nostra terra: le comunità lucane e le loro istituzioni oppure un Governo nazionale pronto a intervenire ogni volta che la Regione non si adegua. Avs Ev non accetta che la Basilicata venga trattata come una colonia energetica e come una zona di sacrifico.
La nostra regione ha già dato al Paese petrolio, gas, acqua e territorio. Per decenni ha sostenuto i costi ambientali e sociali delle attività estrattive. Non può essere chiamata ancora una volta a pagare il prezzo di una politica energetica nazionale incapace di guardare oltre il fossile. E soprattutto cosa è rimasto dopo trenta anni di petrolio? Quali infrastrutture quali benefici concreti per i lucani? A memoria non ricordiamo infrastrutture materiali e immateriali durevoli. Senza dire, che dopo 30 anni, non vi sono ancora studi definitivi e un monitoraggio dinamico sulla salute dei cittadini delle aree petrolifere. Il che è inaccettabile. Dopo trenta di petrolio ci dovete dire come non morire e non quanti morti di tumore ci sono stati. Siamo all’anno zero in piena emergenza climatica e ancora trivelle inaccettabile.
La cosa inaccettabile è che di fronte al dramma climatico e ad una costante emergenza, la soluzione non può essere ancora quella fossile? Serve un radicale cambio di paradigma, che metta al centro le energie rinnovabili partendo dall’autonomia delle abitazioni, uffici e capannoni. Solo le rinnovabili non creano dipendenza e danni ai cittadini e all’ambiente. La crisi climatica morde e fa danni seri. Si tratta ormai di dati acquisiti che solo la destra fossile ignora.
Il futuro della Basilicata non può essere deciso nei palazzi romani sulla base degli interessi delle compagnie petrolifere. E non può essere affidato a una classe dirigente regionale che cambia posizione a seconda di chi governa. Chiediamo al presidente Bardi di dire con chiarezza se intende opporsi al commissariamento. Chiediamo a Fratelli d’Italia di spiegare ai lucani perché ciò che ieri definiva “Pittella Trivella” oggi non meriti neppure una parola di protesta. E chiediamo al Governo Meloni di chiarire perché, quando si parla di petrolio, l’autonomia regionale sembri improvvisamente diventare un ostacolo. Per noi la risposta è semplice: la Basilicata non è una colonia petrolifera.
Non accetteremo che il territorio venga sacrificato ulteriormente sulla testa dei lucani con un commissario governativo in spregio alla democrazia.
Siamo in un passaggio delicatissimo per la nostra Regione che necessita della unione di tutte le forze democratiche per evitare che la Basilicata diventi una definitiva zona di sacrificio con qualche parco giochi. Le forze democratiche devono opporsi subito a tale commissariamento.
La stagione delle promesse è finita. Quella delle contraddizioni della destra è arrivata al capolinea. Ieri c’era “Pittella Trivella”. Oggi c’è un Governo che si prepara a commissariare la Basilicata. La differenza è tutta qui: ieri Rosa urlava, oggi tace. Noi, invece, continueremo a parlare e a batterci perché il futuro della Basilicata venga deciso dai lucani, non dalle trivelle e non dai commissari di Giorgia Meloni.






