Logo
Presidente, cosa c’entra San Gerardo Maiella?
Da sinistra: Vito Bardi e il sindaco di Muro Lucano, Giovanni Setaro

Vito Bardi a Muro Lucano, tra selfie e “devozione”, mentre la Basilicata scivola sempre più giù

Nell’ultima settimana sono ripartiti migliaia di figli, fratelli, cugini e amici verso un altrove, che non sia la Lucania, per riprendere le attività lavorative. È l’altra Basilicata. Uno svuotamento di forze e un impoverimento tanto palpabile ai primi di settembre. Un intero territorio riflette su se stesso e sulla propria ‘disoccupazione’ cronica. E invece, ieri, trovi il presidente della Regione Vito Bardi a Muro Lucano, in occasione del 300esimo anniversario della nascita di San Gerado Maiella.

In posa, e sulla sua pagina ufficiale di facebook, il presidente scrive: “È un momento intenso di fede e partecipazione, ma anche di autentica devozione e profonfo legame con le nostre radici”. E ancora: “Un’occasione per ritrovarsi attorno alla fede, alle tradizioni e alla forte identità della nostra terra lucana”. Già, la “nostra” terra lucana, parliamone però con approccio terreno. Più che un presidente pare di sentire i toni ieratici di un vescovo ‘aggiunto’.

Quanto alla “terra lucana”, nelle ultime settimane, abbiamo assistito a tagli di faggi, un migliaio, per una pista di sci sulla Sellata (ora cantieri sotto sequestro per indagini della magistratura). Si assiste a scempi nell’Appennino lucano, sempre per realizzzare mini o macroattrattori. E ci sarebbe, molto più datato, l’alito pestifero delle compagnie petrolifere (in primis Eni e Total) che continuano a spirare minaccioso in Val d’Agri e Tempa Rossa. Una ‘violenza’ sulla natura e su chi ci vive, che prosegue ininterrotta da oltre 30 anni. E ci sarebbe anche una posizione sul nucleare, sempre in Basilicata, che appare opaca e ondivaga, da parte del presidente, quasi possibilista. Non parliamo della debacle in corso a San Nicola di Melfi, con Stellantis che fa il bello e il cattivo tempo sulla pelle di migliaia di operai. Ecco, questo dovebbe essere “l’amore” per la terra lucana. Schierarsi in modo netto su questioni che toccano tutti. Prendere decisioni coraggiose, agire su tematiche che toccano vita e sopravvivenza stessa della popolazione.

L’identità” lucana affidata ai santi non è invece un tema da agenda politica. È solo un modo per farsi vedere presente, per parlare alle folle, ai credenti. Fede e politica, religione e Regione, non sono binomi rilevanti, tutt’altro. La “ragione” spingerebbe a non confondere i piani, anche perchè sono le leggi dello Stato e la Costituzione, le stelle polari a cui dovrebbe ispirarsi un presidente di Regione. Che poi questi sia fervente cristiano, prenda o meno i sacramenti, non dovrebbe far testo. Ma evidentemente non è così. I Santi patroni si confondono con i fatti e con le azioni politiche. Perchè fa gioco. Rende popolari e alimenta consenso. Da San Rocco alla Madonna del Carmine, passando per la Madonna Nera di Viggiano, ogni occasione è buona. Per fare uno scatto. Per mostrarsi presente. Al prossimo Santo. Nel frattempo la Basilicata la ritrovi sempre più giù. Sprofondata nell’inerzia e nel mal costume, nonostante le tante processioni.