Svolta documentale nel caso “Mega Tartufaia Alsia”
Il ministero dell’Ambiente sollecita approfondimenti istruttori
Continua la nostra inchiesta sulla cosiddetta “Tartufaia più grande d’Europa”(143,38 ettari di pineto demaniale ricadenti nei Comuni di Pisticci e Scanzano Jonico).
Mentre l’Assessorato alle Politiche Agricole continua a promuovere pubblicamente il progetto come una realtà operativa e strategica per la filiera lucana, l’ALSIA (Agenzia Lucana di Sviluppo e Innovazione in Agricoltura), con nota ufficiale del 14 settembre 2026 (prot. G.0005472/2026) inviata al WWF Costa Ionica Lucana, ha messo nero su bianco una vera e propria confessione di inefficacia amministrativa e ambientale.
LE TRE RIVELAZIONI CHIAVE DELLA NOTA ALSIA DEL 14 SETTEMBRE 2026
Il Decreto Presidenziale n. 96/2026 è un “Involucro Vuoto”
- Cosa ammette l’ALSIA: L’Ente dichiara formalmente che il D.P.G.R. n. 96/2026 ha natura “meramente programmatico-ricognitiva della vocazionalità del sito” e “conferma espressamente che alcuna operazione colturale, idraulica, forestale o di piantumazione è stata avviata o sarà avviata sulla sola base del D.P.G.R. n. 96/2026”.
- Il corto circuito: L’ALSIA ammette che il provvedimento firmato dal Presidente Bardi il 21 aprile 2026 non autorizza alcun lavoro sul campo. Qualsiasi intervento futuro sarà rigorosamente subordinato a progetti esecutivi di dettaglio e a una Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A.) di II° Livello (Valutazione Appropriata) per ciascuna delle tre Zone Speciali di Conservazione (ZSC) coinvolte.
- La contraddizione processuale: Nelle memorie depositate al TAR Basilicata il 24 luglio 2026 nel ricorso promosso da AMSCIL (R.G. 256/2026), l’ALSIA difendeva l’immediata operatività e legittimità del Decreto. Oggi, dinanzi alle contestazioni ambientaliste, è costretta a declassare il Decreto a mero “foglio di carta” privo di efficacia abilitativa reale.
L’Apertura di un’Inchiesta da parte del Ministero dell’Ambiente (MASE)
- Il dato inedito: Nel paragrafo di chiusura del riscontro, l’ALSIA rivela che la propria nota costituisce riscontro anche alla richiesta di chiarimenti della Regione Basilicata (prot. G.0005498 del 21/08/2026), scaturita dagli approfondimenti istruttori avviati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) con nota prot. n. 169196 del 06/08/2026.
- Rilevanza: Le denunce documentate inoltrate da AMSCIL e dal WWF hanno travalicato i confini regionali, spingendo il Ministero ad aprire un fascicolo d’indagine sulla violazione delle Direttive Comunitarie Habitat (Rete Natura 2000) e sull’assenza di V.Inc.A. preventiva.
L’Illegittimo Diniego d’Accesso Ambientale al WWF
- Il fatto: L’ALSIA nega al WWF l’ostensione delle planimetrie e dei piani colturali, sostenendo che la pendenza del ricorso TAR promosso da AMSCIL riservi la questione in via esclusiva al Giudice Amministrativo.
- Violazione di Legge: Tale diniego viola frontalmente il D.Lgs. 195/2005(e la Direttiva 2003/4/CE), il quale impone la massima trasparenza sulle informazioni ambientali a chiunque ne faccia richiesta, senza che la pendenza di giudizi promossi da terzi possa costituire motivo di segretazione.
IL PARADOSSO GIURIDICO: PRIVATIZZAZIONE ABUSIVA DEL DEMANIO PUBBLICO
Il riscontro dell’ALSIA apre una voragine di illegittimità sul piano della L.R. Basilicata n. 35/1995:
- Ai sensi degli artt. 8 e 10 della legge regionale, il riconoscimento di una “tartufaia controllata” e la conseguente riserva di raccolta (con divieto della “libera cerca” per i cittadini) presuppongono la presentazione e l’approvazione di un Piano Colturale esecutivo ed efficace.
- Se, come ammette oggi l’ALSIA, il D.P.G.R. 96/2026 è un atto “privo di efficacia autorizzativa immediata” e i lavori colturali sono “di là da venire” (subordinati a futuri progetti e V.Inc.A.), allora la tabellazione dell’area e la sottrazione di 143 ettari di bosco demaniale alla collettività sono del tutto prive di titolo abilitativo giuspubblicistico.
- Si configura così la paradossale privatizzazione di fatto di un bene comune demaniale in forza di un mero atto “programmatico”, mentre l’ALSIA al TAR definisce spregiativamente la “libera cerca” dei cittadini come attività di “grave depauperamento biologico”.
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