Turismo in Basilicata: i dati dei primi otto mesi del 2026 e i punti di crisi. Necessaria una svolta nel comparto
Matera vive di rendita per essere stata lanciata da eventi e film e vive di turismo “di passaggio” dalla Puglia. Maratea sprofonda sotto il peso di piccoli festival, eventi e crisi dei consumi, mentre nei borghi l’extra-alberghiero cresce solo nei numeri del censimento
I dati ufficiali dell’APT Basilicata relativi ai primi otto mesi del 2026 fotografano un sistema turistico regionale che, pur contando 724.000 arrivi e 2 milioni di presenze, rivela crepe profonde nelle proprie strategie di promozione. L’analisi di dettaglio effettuata sui territori evidenzia come il calo del turismo interno non sia equamente distribuito, sollevando interrogativi diretti sull’efficacia delle politiche di comunicazione, sull’orientamento della spesa pubblica e sulla creazione di attrattori privi di reale attrattività — arricchita recentemente da un progetto in corso di realizzazione per un sito di simulazione di giochi di guerra con l’uso di proiettili di gelatina, il tutto nei pressi del Santuario della Madonna Nera a Viggiano.
Geografia dei flussi: il peso reale delle aree lucane
Sulla massa totale dei flussi regionali (724.000 arrivi e 2.023.238 presenze nei primi otto mesi del 2026), la reale ripartizione territoriale e la durata dei soggiorni mostrano la forte sperequazione tra le diverse aree della regione
Matera: Intercetta il 44% degli arrivi complessivi regionali (320.741) e il 25% delle presenze (509.122), segnata da una permanenza media estremamente ridotta: 1,59 notti per arrivo.
Costa Jonica: Assorbe il 23% degli arrivi (167.060) ma garantisce oltre la metà dei pernottamenti totali della regione, con il 53% delle presenze (1.074.395) e una permanenza media elevata: 6,43 notti per arrivo.
Maratea: Pesa per il 6,2% degli arrivi (45.297) e il 9,4% delle presenze regionali (191.065), con una permanenza media di 4,22 notti per arrivo, soffrendo però un netto calo generale rispetto al 2025 (-11,97% arrivi e -11,57% presenze).
Entroterra Potentino (al netto di Maratea): Assorbe 137.724 arrivi (il 75,2% del totale provinciale) e 318.229 presenze (62,5% provinciale), registrando una permanenza media di 2,31 notti per arrivo.
Pollino: Registra 21.027 arrivi e 49.204 presenze (il 2,4% del totale regionale), con una permanenza media di 2,34 notti per arrivo.
Potenza Città: Registra 26.914 arrivi e 45.485 presenze (il 2,2% del totale regionale), con una permanenza media di 1,69 notti per arrivo.
L’esito della promozione domestica: da Imma Tataranni ai festival locali
Mentre la Costa Jonica contiene la flessione delle presenze su scala otto-mensile al -4,52% — una quota che rispecchia la contrazione fisiologica del potere d’acquisto delle famiglie italiane —, Maratea scivola verso un -11,57% complessivo e un -16,11% nell’extra-alberghiero, con picchi negativi che ad agosto toccano il -24,95% sul mercato italiano.
La forte discrepanza tra il calo contenuto della Jonica e il crollo a doppia cifra di Maratea suggerisce che, al netto della crisi economica generale, vi sia un chiaro fallimento nelle strategie di posizionamento. Il modello basato su kermesse cinematografiche locali, premi Pro Loco, contributi ai GAL e sovraesposizione nelle trasmissioni televisive nazionali mattutine che drenano ingenti risorse regionali senza generare un ritorno reale in termini di attrattività o tenuta dei flussi.
La stessa dinamica emerge a Matera: il calo del turismo italiano (-6,76% di presenze nei primi otto mesi) mette in discussione l’effettiva capacità di conversione di eventi e fiction domestiche. La tenuta della Città dei Sassi sul mercato estero (+12,02% negli arrivi e +14,90% nelle presenze straniere) appare anche come il frutto differito del posizionamento cinematografico globale, avviato dai grandi kolossal hollywoodiani sulla scia di Mel Gibson e consolidatosi con il brand internazionale di Matera 2019.
Il nodo del turismo “di riflesso” e la realtà dei Comuni
L’analisi della permanenza media a Matera — ferma ad appena 1,59 notti per arrivo — scopre il fianco a una debolezza strutturale: un turista internazionale non affronta un viaggio intercontinentale per trascorrere un solo pernottamento nella Città dei Sassi. L’elevata componente estera si configura in larga parte come un flusso “di riflesso”, ovvero una tappa di passaggio all’interno di itinerari di viaggio che hanno come perno principale la vicina Puglia ed altri territori.
Nelle aree interne della Provincia di Potenza, lo scorporo del dato di Maratea mostra che l’extra-alberghiero (B&B, agriturismi, affittacamere) costituisce il grosso della ricettività, assorbendo l’83% degli arrivi (56.467) e l’81% delle presenze (180.265) di tutto il comparto extra-alberghiero provinciale.
Tuttavia, i dati di crescita registrati nell’extra-alberghiero (+7,41% nelle presenze provinciali) sono anche il risultato dell’avvio della nuova anagrafe delle strutture e del censimento regionale dei posti letto. Questa operazione di trasparenza ha portato al superamento del sommerso e alla regolarizzazione delle attività. Distribuiti su oltre 70 comuni del potentino, i pernottamenti reali generano una media di appena 300-400 presenze mensili per singolo borgo: numeri marginali che dimostrano come la promozione del turismo nei borghi non stia producendo flussi capaci di arrestare lo spopolamento o di incidere sull’economia locale.
La necessità di un cambio di paradigma
I numeri dei primi otto mesi del 2026 confermano che la strategia di inseguimento dei volumi e di finanziamento a pioggia di micro-eventi e premi locali ha mostrato i suoi limiti. Per evitare che il turismo in Basilicata rimanga un fenomeno subìto o di semplice transito, la Regione si trova di fronte alla necessità di superare le logiche di campanile e concentrare le risorse su politiche di prodotto mirate, capaci di integrare Matera con la costa e l’interno e di trasformare l’attrattività internazionale in permanenze prolungate e strutturate.
Questo comporta la riconsiderazione della qualità degli strumenti e delle politiche di allocazione delle ingenti risorse ora utilizzate per i costi di gestione degli apparati di enti, società di promozione, agenzie di comunicazione e per le moltissime missioni in Italia e all’estero per il turismo promozionale a fiere, saloni, esposizioni, eventi di varia natura, banchetti, mostre e congressi, con dépliant, gadget e buffet per assaggi — esattamente come si faceva vent’anni fa, quando non c’era la rete internet.
Sprechi, spese inutili e slogan precotti: ora spunta persino la narrazione promozionale per il brutalismo da saccheggio e cementificazione di Potenza, definita dall’APT come una “cosa geniale”.
La priorità diventa ora il superamento della strumentazione e delle vecchie modalità operative, così come hanno fatto altre regioni, attraverso una concreta programmazione pluriennale predisposta da veri esperti del comparto e con la partecipazione del sistema d’impresa e delle parti sociali, anche per combattere il lavoro nero e la precarietà denunciata più volte dai sindacati, assicurando così un reddito reale alle piccole imprese. Pietro Simonetti- Cseres


