Stellantis, ‘il modello francese’ si incaglia
Non solo Melfi e Mirafiori. Stop a ottobre in 4 fabbriche francesi. ‘Disallineamento’ tra domanda e offerta. Brutto sentore per gli operai
Non solo Melfi e Mirafiori in Italia. Anche 4 stabilimenti francesi si fermano per diversi giorni ad ottobre. Carenza di componenti in alcuni casi, ma anche, come dicono a chiare lettere gli stessi ‘portavoce’ di Stellantis, un difficile allineamento tra domanda e offerta, in fase di lancio, ma non solo, dei veicoli.
Inutile produrre in eccesso se il mercato di riferimento non è in grado di assorbire le auto. E in Francia, ad ottobre, stop alle linee di Sochaux, dove si realizza la Peugeot 3008, dal 23 al 30 ottobre. A Rennes, dove si produce la Citroen C5 Aircross, stabilimento chiuso tra il 22 e il 30 ottobre. A Poissy, inoltre, chiusure dal 19 al 23 ottobre, e infine Mulhouse, chiuso le ultime due settimane di questo mese. Chiusure temporanee a cui hanno reagito i sindacati di categoria (Cgt in particolare) chiedendo di non sottoporre gli operai alla dolorosa Cassa integrazione, di tutelare nell’organico anche i lavoratori precari e di ridurre e migliorare i ritmi di produzione. Il dibattito è in corso. Diversa, e molto, la situazione in Italia dove la Cassa e il Cds (Contratto di solidarietà) sono ormai consuetudine da anni.
CASA NOSTRA: DA MIRAFIORI A MELFI Ma veniamo agli stop decretati da Stellantis nel Belpaese. Dal 19 al 30 ottobre si fermano per 12 giorni le linee nello storico stabilimento di Mirafiori (Torino). Fermi oltre 1000 lavoratori delle Carrozzerie per debolezza del mercato e per scarsi ordini sulla 500 elettrica e la nuova 500 ibrida. E veniamo in casa nostra, cioè a Melfi, nello stabilimento dove attualmente sono impegnati 4.400 operai (diretti) e in cui lo stop temporaneo è dal 28 settembre al 2 ottobre. Si dovrebbe ripartire la prossima settimana. “Carenza di materiali”, si sono affrettati a far sapere la scorsa settimana alcune sigle sindacali (Ugl in testa), ma in realtà ci sarebbe un problema serio legato alla realizzazione dei nuovi 5 modelli, tutti di segmento premium, auto sia elettriche che ibride, da molti considerate troppo costose e difficili da piazzare. Un esempio su tutti l’ammiraglia Ds8, l’auto ‘presidenziale’ francese (presente solo in versione elettrica), il cui costo base si aggira intorno ai 60mila euro. Ma risultano piuttosto costose anche le altre (Ds7, Nuova Compass e Lancia Gamma). Dal prossimo anno prevista sulla linea anche una nuova Alfa Romeo. “La risalita produttiva”, però, sbandierata un anno fa dal Ceo Filosa, proprio a Melfi, pare, ad oggi, solo una chimera. A settembre riduzione da due a un turno al giorno e un’incertezza di fondo che si allunga su tutto l’autunno in corso.
IL ‘MODELLO’ FRANCESE SI INCAGLIA Se negli stabilimenti italiani, specie a Melfi, chiedi a un operaio cos’è il modello francese, nessuno esiterà a risponderti. È una modalità operativa ereditata dal matrimonio tra Fca e Psa Peugeot nel gennaio 2021. È nata così la multinazionale. Con una sproporzione francese, secondo molti, anche perchè in Francia Stellantis è partecipata dallo Stato, al 6%, tramite la Bpi (una Banca pubblica di investimenti). Da subito si è parlato di una asimmetria tra Italia e Francia capace di condizionare anche il lavoro sulla linea. Il modello francese, nelle fabbriche italiane del Gruppo, viene visto come un degradamento delle condizioni operative, più sporcizia e linee simili a officine, disordine, scarsa attenzione verso la base operaia. E una gestione della metrica del lavoro dall’alto, senza considerare quali operazioni fossero effettivamente eseguibili in quei minuti ‘presi’ al cronometro. Troppe postazioni da seguire, e ne è seguita una disaffezione dei lavoratori alla linea. Disamore per il lavoro, culminato in milgiaia di licenziamenti (incentivi all’esodo) concessi e accettati in 5 anni. A Melfi si è passati da 7200 a 4400 operai diretti. Una debalce. Ma evidentemente l’obiettivo era mandare a casa quante più persone possibile, a causa della transizione all’elettrico.
DA TAVARES A FILOSA, CAMBIA POCO… Ora, vedere che le linee si fermano ad ottobre, sia in Francia che in Italia, mostra in pieno i calcoli sbagliati dell’allora ad Tavares, e, obtorto collo accettati, dell’attuale ceo Filosa. Il ‘modello francese’, nel frattempo pare essersi incagliato. Con effetti sulle maestranze tutti ancora da vedere. Calcoli sbagliati, concorrenza cinese, presente incerto, rischiano di fare inceppare la macchina ‘italofrancese’ anche nel prossimo futuro. “Mancanza componenti” sarà la voce che accompagnerà ancora a lungo gli addetti alle linee. Tra una pausa, uno stop, e nuova Cassa integrazione.


