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Mascherine: le differenze tra ffp2, chirurgiche e personalizzate

Purtroppo il 2020 è stato, soprattutto, l’anno della pandemia da Covid-19. Un anno in cui abbiamo dovuto reinventare il nostro stile di vita, sperimentando privazioni che non avremmo mai potuto immaginare.

Come tutti sanno, il distanziamento sociale è la prima forma di prevenzione del contagio ed è per questo che tantissimi paesi hanno vissuto forme più o meno leggere di lockdown. A ciò si aggiunge un’attenzione per igiene personale molto più rigida e, ultimo ma non meno importante, l’adozione dei DPI, ovvero dei dispositivi di protezione individuale.

Ebbene, proprio il mix dei tre elementi di cui sopra è, ancora oggi, il modo migliore per contrastare la diffusione del Coronavirus, in attesa che i vaccini vengano finalmente distribuiti su larga scala internazionale.

Questo vuol dire che è ancora fondamentale mantenere le distanze di sicurezza, lavarsi le mani accuratamente e con frequenza e, soprattutto, indossare i DPI ogni qual volta si esca dalla propria casa. In tal senso, è inoltre importantissimo conoscere le differenze che esistono tra un dispositivo e l’altro.

Differenze tra diverse mascherine

Come già anticipato in precedenza, esistono tanti diversi tipi di mascherine e ciascuno di essi risulta più o meno adatto alle diverse circostanze.

Iniziamo dalle classiche mascherine chirurgiche usa e getta, che, in effetti, non sono considerabili nemmeno come dei DPI: si tratta infatti di presidi ad uso medico, che non garantiscono una protezione ottimale delle vie respiratorie di chi le indossa.

Queste mascherine vanno dunque indossate innanzitutto per rispetto verso gli altri e, di conseguenza, non sono adatte a chiunque si trovi ad operare in situazioni ad alto rischio contagio. Si pensi ad operatori medici e sanitari, a membri delle forze dell’ordine e via dicendo.

Tutti coloro che svolgono un lavoro che richiede una costante interazione con le persone, senza la possibilità di rispettare un adeguato distanziamento sociale, dovrebbero piuttosto optare per modelli ffp2, affidandosi per l’acquisto a rivenditori di comprovata affidabilità.

Il portale specializzato M-Mask, a tal proposito, mette a disposizione mascherine ffp2 italiane certificate, che garantiscono un elevato livello di protezione anche in contesti di rischio.

Cosa significa FFP2?

Tutte le mascherine caratterizzate dalla sigla FFP sono dispositivi di protezione individuale a tutti gli effetti: l’acronimo sta infatti per “Filtering Face Piece” e fa riferimento proprio alle capacità protettive di queste mascherine filtranti. Il numero che si trova a fianco della sigla FFP è un semplice indice delle capacità di filtraggio della mascherina in questione.

Si va dalle mascherine FFP1 alle mascherine FFP3: modelli con capacità di filtraggio talmente alte da riuscire a bloccare persino particelle infinitamente piccole, delle dimensioni di 0,6 μm.

Mascherine personalizzate

Infine è anche possibile optare per le mascherine di stoffa: una soluzione che può venire personalizzata in base al livello di rischio in cui si pensa ci si potrà imbattere.

Queste mascherine infatti spesso presentano una tasca interna, che può venire “riempita” con un filtro FFP a seconda delle singole necessità. Un grande vantaggio di questo tipo di mascherine è che possono venire lavate e riutilizzate, andando a sostituire soltanto il filtro (che invece è usa e getta).

Indossare la mascherina è obbligatorio

Naturalmente, è bene ricordare come i DPI non siano soltanto fortemente consigliati. Secondo la legge italiana (così come secondo quella di tanti altri paesi), attualmente le mascherine sono infatti assolutamente obbligatorie nella stragrande maggioranza delle circostanze che vedono il cittadino fuori dalla sua abitazione.

Le ordinanze a firma del Ministero della Salute sono molto chiare in tal senso: la mascherina è obbligatoria sia negli spazi chiusi che all’aperto; è dunque obbligatoria, ad esempio, sia sul posto di lavoro che per strada; sia a bordo di un autobus o di un taxi che all’interno di un supermercato o di un qualsiasi altro negozio.

A ciò si aggiunga che ricorrere ad un DPI non cancella la necessità ulteriore di rispettare il distanziamento sociale minimo di almeno un metro rispetto a chi ci circonda, sempre per tutelare la propria salute e quella degli altri.